Slow Food piange la scomparsa di Diego Soracco

Diego Soracco, curatore della guida agli Extravergini e responsabile di Slow Wine per la Liguria, ci ha lasciati venerdì 22 giugno. Tutta la grande famiglia di Slow Food piange l’improvvisa e terribile perdita stringendosi intorno ai suoi cari.

“Morire sì, non essere aggrediti dalla morte” ha scritto Velso Mucci, l’unico vero poeta che Bra possa vantare. E purtroppo Diego Soracco, nella notte del 22 giugno è stato letteralmente aggredito dalla morte. Un infarto fulmineo, inesorabile lo ha strappato alla vita. E non basta il consolidato luogo comune della morte senza sofferenza a consolarci: Diego probabilmente non ha sofferto, se ne sarà a mala pena accorto. Ma noi che siamo qui a piangerlo e a ricordarlo facciamo fatica a superare lo choc. Noi che gli eravamo amici: non era facile alle amicizie. Il suo era un carattere spigoloso, intransigente, ma la sua vivacità intellettuale, accompagnata da una verve e un’ironia straordinarie, facevano facilmente superare quegli spigoli. E io ero, sono tra quegli amici veri, un’amicizia nata nei tempi eroici di Slow Food, trent’anni fa, quando si andava per la sua amatissima Liguria a cercare cantine, ad assaggiare oli e formaggi, a scoprire nuove osterie e nuovi Presidi. E conquistare la valutazione positiva di Diego era impresa non facile, ma raramente sbagliava. Tempi indimenticabili, quando tutto era ancora da scrivere e da scoprire e quando ancora il collasso climatico ambientale non era così facilmente percepibile, Forse non eravamo ancora pronti a leggere il mondo sotto quella prospettiva: sia Diego che il sottoscritto, come molti dei vecchi Slow Food, venivamo dal 68, dalle frenesie e dalle delusioni di quegli anni, e quella nuova avventura di Slow Food era consolatoria, gratificante. Oggi tutto sta cambiando, rapidamente, troppo rapidamente e sicuramente anche le visioni di Slow Food, devono cambiare. Ma senza rinnegare nulla, anzi.

Mi mancherai, ci mancherai Diego. Non sto a dirti nulla di un aldilà in cui non credevi, non crediamo: sappiamo, da materialisti atei, che alla fine del tunnel tra la morte e la vita ci aspetta il nulla. Ma quello che resta di te, dei tuoi scritti, delle tue iniziative dei tuoi affetti – per prima Francesca, ovviamente, che abbraccio – è la vera unica continuazione della tua vita.

 

Piero Sardo

presidente della Fondazione Slow Food per la biodiversità

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