Slow Food e l’ottavo giorno

Vi ricordate di quella volta che Carlo Petrini incontrò Pepe Carvalho, il detective gourmet nato dalla penna del compianto Manuel Vázquez Montalbán? Questa domenica l’appuntamento letterario con le pagine di Slow vuole essere anche un’occasione per omaggiare un sincero amico di Slow Food, che fu socio di lungo corso della nostra “setta di gastrosofi”. Buona lettura!

 

montalban

Nel romanzo che sto scrivendo e che spero di terminare verso la fine del primo trimestre del 2003 [ndr: Millennio, l’ultima opera del giallista catalano scomparso il 18 ottobre 2003], i miei personaggi Carvalho e Biscuter fanno il giro del mondo e una delle loro prime tappe è a Roma, e a Roma scelgono il ghetto, tanto amato da Pepe, dove il detective apprezza anche il ristorante Checchino dal 1887, posto di fronte al vecchio mattatoio. Per Carvalho, questa vicinanza che un tempo poteva fungere da cordone ombelicale, oggi è simbolica e stabilisce l’indispensabile necessità di imbellettare il rapporto tra morte e cucina. Nel ristorante romano, i miei personaggi assistono al curioso incontro delle genti dello Slow Food, presiedute dallo stesso Petrini, intente a rivendicare la biodiversità, la definitiva meta teorica cui sono giunti i progressisti gastronomi italiani, inizialmente riuniti contro il fast food e oggi autentica lobby buona, così come ci sono dei lupi buoni maltrattati dagli agnelli, dei pirati onesti e dei principi cattivi, come dimostrato a suo tempo dal poeta José Agustín Goytisolo in una delle sue più belle canzoni.

 

Assaporavano lo straordinario fritto misto alla romana, autentica cerimonia della confusione in cui cervella, fegatini, zucchine, carciofi, ricotta, mele, pere impanati acquisivano una finta uniformità compensata dalla ricchezza delle consistenze e dei sapori interni. I commensali letterari erano ormai felici, ma a un tratto, in fondo, in uno spazio delimitato, notarono qualcosa di simile a una celebrazione con applausi e oratori, presieduta da cinque insegne: Arci Gola, Slow Food, Lardo di Colonnata, Vacca Chianina e Biodiversità che parvero loro enigmatici ma suggestivi. La coppia ideale, Biscuter e Madame Lisieux, si era già seduta a tavola e si trattò soltanto di scegliere il menù e di tentare di ignorare il discreto giubilo che proveniva dai celebranti. Eppure Biscuter sembrava interessatissimo a quanto accadeva e cercò di capire di cosa si trattasse.

– Si tratta di una setta di gastrosofi, così mi ha detto un cameriere, che ebbe origine presso la sinistra italiana, soprattutto nel Pci, e che è diventata un importante movimento riformatore del gusto e protettore delle diversità autoctone di fronte alle incomprensive normative agropecuniarie del Mercato Comune. Si trovano nella fase di difesa di un qualcosa che loro chiamano Biodiversità.

– Bibamus atque amemus, mea Lesbia… – si lanciò Carvalho in latino pieno di entusiasmo per via della gioia dei sapori e della situazione, e dopo aver chiarito che si trattava della citazione di certi versi di Catullo, brindò ai commensali. E, quasi si trattasse di un segnale, i cucchiaini tintinnarono sui calici dei crociati del mangiare lento e si alzò un san Giovanni Battista calvo dalle guance rosee fin dove consentito dalla barba, il quale annunciò il Messia:

– Il nostro Carlo Petrini ha qualcosa da dirci.

Un coro di consenso cercò di smuovere il presidente della tavolata, un uomo dotato di una magrezza eccessiva evidentemente recente e possessore di un paio d’occhi ironici da viaggiatore partito dall’estrema sinistra in difesa del lardo proveniente dalla zona di Carrara, il lardo di Colonnata, o della vacca chianina o della biodiversità.

Alcuni amici di Slow Food: Guccini, Vázquez Montalbán e Staino
Alcuni amici di Slow Food: Guccini, Vázquez Montalbán e Staino

 

Fin qui il brano di un testo letterario tanto inedito che quasi non l’ho letto nemmeno io, del quale mi servo per parlare di quest’indiscutibile complicità che mi lega allo Slow Food, un fronte filosofico bionaturista e materialista, nel senso più eccelso del materialismo, un materialismo subliminale più connesso alla teoria della necessità che a quello della resurrezione della carne. Sottolineo una fortunata realtà: il fatto che un movimento nato per difendere il piacere di cucinare e mangiare legato alla razionalità e all’identità, vale a dire, alla memoria del palato, abbia assunto modi dipendenti dalla ragione ecologica da una parte e dal recupero di specie animali e vegetali condannate a morte dall’implacabile voracità livellatrice del mercato.

Sono quindi molto soddisfatto perché lo Slow Food ha finalmente un’edizione spagnola che corrisponde all’interesse esistente in Spagna nei confronti di questa nuova internazionale, cui non oso attribuire un numero. Io ero rimasto alla Sesta Internazionale di ispirazione trotzkista, ma ignoro se lo Slow Food possa essere la Settima o l’Ottava Internazionale. Meglio l’Ottava, in quanto le sue molte migliaia di militanti e soci sono fautori e sognatori insieme di quel sempre più necessario ottavo giorno della settimana, sognato dallo scrittore polacco Hasklo più di cinquan’anni fa.

 

Manuel Vázquez Montalbán

traduzione di Hado Lyria

 

tratto da Slow, num 36 (feb 2003)

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