Slow Food Heroes: il pastore 2.0 che aiuta le unità di cura Covid-19

Leonardo Angelucci è un giovane agricoltore italiano che tre anni fa si è trasferito da Roma in Abruzzo, la terra dei suoi antenati. Gestisce Casetta Bianca, un allevamento di capre nel piccolo paese di Lettopalena (Abruzzo), dove produce ottimi formaggi artigianali, tutti a latte crudo e con soli metodi tradizionali.

Durante la pandemia di Covid-19 ha deciso di donare l’intero ricavato della vendita dei prodotti pasquali della sua azienda agricola ai reparti di terapia intensiva Covid.

Slow Food Heroes
© Tommaso d’Errico

«Ho 36 anni. Dopo una laurea in zootecnia, ho deciso di lasciare Roma e vivere nella terra dei miei nonni. Ripensando agli ultimi 5 anni, ho studiato, approfondito le tecniche di lavorazione del latte, incontrato allevatori locali, ascoltato le loro storie, messo insieme tutti questi pezzi e preso la mia decisione.

Quando sono arrivato qui, sapevo di voler allevare capre, ma non quali capre. Venendo da esperienze di studio e di lavoro incentrate sull’allevamento nel nord Italia, ero quasi convinto di voler introdurre capre di razza, che producessero grandi quantità di latte: un sogno per chi, come me, non vedeva l’ora di avviare un proprio laboratorio e cominciare a mettere in pratica gli studi e le esperienze accumulate nei caseifici di altre aziende.

Così, ho iniziato a vagare per i pascoli che circondano la Casetta, in cerca di risposte. Ho conosciuto le piante, gli alberi e i boschi, ma soprattutto ho conosciuto i pastori locali, e i pastori figli di pastori.

Ho conosciuto le loro greggi, la loro filosofia su queste montagne e mi sono convinto: rompere il legame con il territorio introducendo capre provenienti da altri luoghi sarebbe stata una perdita clamorosa, con gravi conseguenze a breve e lungo termine sia per il gregge stesso che per la montagna che lo ospita.

 

Oggi ho il mio gregge di 140 capre, i pascoli, il caseificio dove lavoro solo il latte delle mie capre, rigorosamente crudo, senza aggiunta di coadiuvanti o enzimi. Le capre non sono di razza, sono capre meticce provenienti dalle greggi dei pastori più antichi che vivono in questi pascoli da secoli e che hanno stabilito con il territorio in cui vivono un rapporto biologico complesso, perfezionato nel tempo e indispensabile per la conservazione dell’ecosistema.

Slow Food Heroes
© Tommaso d’Errico

La decisione di riprendere le mandrie autoctone ha comportato e comporta tuttora sacrifici e rinunce, sia in termini di quantità che di periodo di lattazione. Queste capre sono la base genetica su cui iniziare un lungo lavoro di miglioramento, che prenderà in considerazione solo parzialmente i tratti produttivi. Perché la loro genetica si è formata sul territorio, e sono loro, più di ogni altra cosa, a portare in sé la storia, le tradizioni e l’anima di queste montagne.

Mi piace l’idea di far rivivere la tradizione casearia abruzzese in luoghi dove il ruolo del pastore sta scomparendo e dove è stato storicamente una figura che ha contribuito all’economia e alla storia di questo territorio.

Come detto, lavoro tutto il latte prodotto in azienda, realizzando una grande varietà di formaggi, prevalentemente a coagulazione lattica, rigorosamente a latte crudo, di media stagionatura, conditi o affinati con erbe e frutti selvatici che il pascolo delle capre ci offre (aglio orsino, ginepro, nocciola, ecc.). La produzione è limitata, a causa del tipo genetico delle capre allevate e della loro alimentazione, che nel periodo di produzione consiste solo nell’alpeggio più una minima integrazione di materie prime (mais e fagioli). Per quanto riguarda la vendita, abbiamo il nostro negozio aziendale che, soprattutto nei fine settimana, porta molte persone a farci visita, per acquistare prodotti o semplicemente per conoscere le capre (che ormai i nostri followers riconoscono e chiamano per nome…il potere dei social media!). Collaboriamo anche con alcuni ristoranti selezionati della zona.

Slow Food Heroes
© Tommaso d’Errico

Così, la mia storia personale si intreccia con quella del territorio e con la complicità della mia amata Irene, tornata nella terra dei miei nonni, che mi ripaga offrendomi una casa, anzi una “casetta”, per il mio futuro progetto. Un progetto che rafforza un patto tra generazioni e territorio ed entra con sottigliezza nel calvario dei giorni più drammatici della pandemia.

Dalla Majella e dal mio piccolo podere, Casetta Bianca, che in tempi non troppo lontani è stato protagonista di storie di resistenza e salvezza della Seconda guerra mondiale, arriva una mano tesa, uno slancio di generosità da spendere nell’economia di guerra contro il COVID 19.

Sono intervenuto nel momento più drammatico dell’emergenza Coronavirus, con l’intento di aggiungere un nuovo anello alla catena di solidarietà che stava sostenendo il sistema sanitario pubblico italiano in quei giorni difficili.

Il 23 marzo 2020 ho scritto sui social media per condividere la mia preoccupazione per la situazione. Ho seguito con apprensione le notizie che viaggiavano quassù, sulle montagne, nei pascoli che mi hanno accolto.

Mi sono chiesto: come posso fare la mia parte per aiutare la comunità ad affrontare questo terribile momento? Io, che come mandriano, ho avuto l’enorme privilegio di poter continuare a lavorare.

Così, ho deciso di devolvere l’intero ricavato della vendita dei prodotti agricoli pasquali ai reparti di terapia intensiva della ASL Lanciano Vasto Chieti, per sostenere l’assistenza intensiva di cui i malati hanno disperatamente bisogno.

All’iniziativa hanno aderito privati, enti locali e istituzioni, acquistando i tradizionali prodotti pasquali (capretto e formaggio), con la consapevolezza di contribuire, con il loro acquisto, alla donazione.

L’iniziativa è stata patrocinata dal Parco Nazionale della Majella e dal Comune di Lettopalena, che hanno contribuito, in questo modo, ad aumentare l’attenzione dei media.

A Pasqua 2020, ho chiuso i saldi pasquali e donato la somma di 4.300 euro, sul conto dedicato all’Emergenza Covid-19 della ASL Lanciano Vasto Chieti.

Il mio sostegno ha voluto evocare un sentimento lontano ma presente di un pastore contemporaneo, che ha unito i suoi studi, le moderne tecnologie e il prezioso know-how tramandato dagli anziani del mestiere per creare “Casetta Bianca”, una piccola azienda nata da una stalla abbandonata».

Leonardo Angelucci

 

Le storie degli Slow Food Heroes dimostrano che lavorare insieme, come comunità, in armonia con la natura, è l’unica strada percorribile. Insieme abbiamo la capacità di adattarci rapidamente alle sfide e di rispondere in modo rispettoso del contesto e delle culture locali. Insieme possiamo progettare il nostro sistema alimentare sostenibile.

Hai una storia da condividere, o quella di altri Slow Food Heroes che conosci?

Ci piacerebbe leggerla e condividerla!

Raccontaci la tua esperienza su slowfood.com/slowfoodheroes

 

Slow Food Heroes è un progetto finanziato dall’European Cultural Foundation, con il contributo della Fondazione CRC.

 

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