Slow Food Heroes: Altin Prenga, l’agriturismo che si prende cura della terra e delle persone

Dalla chiusura del ristorante di Altin Prenga fra le colline albanesi nasce un sistema collettivo e solidale per portare il buon cibo alle persone in lockdown.

Quando lo spettro della pandemia Covid 19 è arrivato in Albania, tra le colline di Fishtë, a pochi chilometri da Scutari, anche il ristorante Mrizi i Zanave, basato su filiera corta, naturalità del prodotto, rispetto per la stagionalità e per la tradizione, ha dovuto chiudere. Altin Prenga, che ha fondato quel ristorante insieme al fratello Anton, si è trovato di fronte a un dilemma comune a non pochi ristoratori durante il periodo di lockdown: cosa fare con il proprio personale? Oltre 70 dipendenti impegnati per lo più in cucina e in sala, abituati a ritmi lavorativi serrati, si sono improvvisamente trovati senza uno scopo. Fedele al suo credo di dare dignità attraverso il lavoro, Altin ha deciso di continuare a pagare gli stipendi a patto che si rendessero utili alla comunità. 

L’innovazione all’insegna del lockdown però non finisce qui per Altin. In parallelo, ha sviluppato un sistema di rifornimento per le città vicine, compresa la capitale Tirana, garantendo l’arrivo di ottimo cibo sulle tavole dei cittadini costretti nelle proprie case.

Ho 39 anni e sono nato in questa zona rurale a vocazione puramente agricola vicino al confine settentrionale dell’Albania. Dopo un periodo di emigrazione in Italia, dove ho lavorato come cuoco in diversi ristoranti, ho deciso di tornare a casa e di creare un posto dove l’autentica cucina albanese, basata sui prodotti freschi e artigianali, potesse ritrovare dignità. Abito e lavoro tuttora qui con mia moglie e i miei figli, con mio fratello e la sua famiglia, con i miei genitori e insomma… siamo una comunità di origine contadina che non ha abbandonato le sue radici.

Mrizi i Zanave, il ristorante epicentro di comunità

Il ristorante Mrizi i Zanave è, infatti, un agriturismo vero, nel senso che produciamo gran parte degli ingredienti del nostro menu: formaggi, marmellate, conserve, vino. Abbiamo una ventina di ettari in coltivazione e facciamo network con più di 400 famiglie della zona che riforniscono il ristorante tutto l’anno. Abbiamo inoltre creato un punto vendita aperto al pubblico all’interno dell’agriturismo. 

Slow Food Heroes Altin Prenga

Il confinamento forzato, una difficile sfida per tutti

Quando è scattato il lockdown e si è capito che non sarebbe stata una cosa di pochi giorni, eravamo tutti molto preoccupati.

Abbiamo fatto una riunione sulla nostra chat di gruppo ed è emerso che molte persone della zona, soprattutto anziane, non avrebbero potuto – come ogni primavera – seminare i loro orti. Allora, ho deciso di continuare a pagare lo stipendio dei miei dipendenti – oltre 70 dedicati al ristorante e alla produzione alimentare – proponendo loro di mettersi al servizio della comunità.

Adotta un orto

Abbiamo comprato circa 30.000 piantine e individuato le persone che avevano maggiori difficoltà, i cui figli non potevano andare ad aiutarle perché chiusi nelle loro case in città o all’estero e, in squadre di due o tre persone al massimo, ci siamo organizzati per seminare e curare i loro orti. Un piccolo esercito di camerieri e cuochi dispiegato sul territorio per lavorare gomito a gomito con i contadini, per lo più anziani, a seminare, zappare, preparare la terra per avere un buon raccolto. Alla fine, circa 40 orti sono stati coltivati e curati, regalando felicità e speranza a tutti.

Slow Food Heroes Altin Prenga
Altin con la sua famiglia

 

Il supporto ai fornitori

Durante il lockdown si è presentata un’altra questione altrettanto pressante: i fornitori del ristorante, contadini e allevatori che normalmente ci vendevano la loro produzione – ad esempio uova, latte e carne – erano in difficoltà.  Per garantire loro un reddito, nonostante la chiusura, ci siamo detti che, se i clienti non potevano venire da noi, avremmo dovuto andare noi da loro. Da questa necessità è nata l’intuizione di realizzare un vero e proprio servizio delivery nelle principali città del Centro-Nord dell’Albania. Abbiamo messo a disposizione il camion frigorifero e ci siamo messi a disposizione dei contadini con i nostri canali social. Oltre ai prodotti a nostro marchio, l’offerta includeva anche le materie prime fornite direttamente dai contadini. In breve, presentavamo il contadino al consumatore, poi raccoglievamo gli ordini e organizzavamo le consegne. Ad esempio, annunciavamo sui nostri social che il giovedì saremmo andati a Tirana portando anche la carne di capretto del tale contadino. Gestivamo le consegne gratuitamente e il cliente pagava direttamente il prezzo richiesto dal produttore.

Come Mrizi i Zanave facevamo leva sul nostro brand, garantendo la qualità e sostenendo i contadini in modo alternativo.

Slow Food Heroes Altin Prenga

Da questa esperienza abbiamo imparato che non basta fare ristorazione, ma è fondamentale la produzione: abbiamo scoperto l’enorme forza che ci dà il fatto di produrre in proprio formaggi, verdure, vino, frutta fresca e conserve. Sarebbe stato complicato superare tutte le difficoltà causate dalla pandemia senza la vendita dei prodotti del nostro caseificio, della cantina e dell’agriturismo.

Il valore della rete

Poi, abbiamo compreso pienamente il valore e il potenziale del fare rete per trovare sistemi di distribuzione alternativi, insieme ai nostri fornitori. Questo porta ad avere una cospicua clientela fedele, abbattendo i costi del trasporto anche a una certa distanza. Quando pubblicavamo i post con i prodotti in vendita, ricevevamo talmente tanti ordini in pochi minuti da dover eliminare gli annunci per esaurimento della merce. 

Infine, costruire canali di distribuzione alternativi permette non solo di assicurarsi un introito, ma anche di mantenere una relazione solida con i propri clienti. Insomma, diversificare l’offerta e unire le forze è una strategia vincente per garantire la sostenibilità economica di un sistema alimentare locale. 

 

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Slow Food Heroes è un progetto finanziato dall’European Cultural Foundation, con il contributo della Fondazione CRC.