Slow Food e GIAHS: percorsi per un turismo davvero sostenibile

Programma GIAHS (Globally Important Agricultural Heritage Systems) della Fao e Fondazione Slow Food per la Biodiversità

Il Nord Africa è ricco di sistemi agricoli tradizionali, notevoli sia per gli alti livelli di biodiversità coltivata, sia per il serbatoio di conoscenze agricole e culinarie tradizionali che sono state tramandate attraverso i secoli. Sotto le pressioni devastanti della rapida globalizzazione, della migrazione rurale-urbana e degli effetti del cambiamento climatico, questi sistemi e le comunità che ne fanno parte stanno affrontando sfide reali, in cui ogni scelta è decisiva per garantire la loro sopravvivenza.

Erosione culturale, erosione genetica, erosione del paesaggio, la posta in gioco è alta ma le soluzioni esistono perché tutte le ricchezze che abitano questi luoghi possono e devono essere valorizzate per ridare loro attrattività e aprire un nuovo percorso di possibilità per le generazioni future.

Se la valorizzazione della biodiversità e dei terroir tradizionali non è stata la strada principale scelta nelle strategie di sviluppo rurale, essa rappresenta oggi una vera alternativa strategica per ripensare un futuro equo e inclusivo, sostenibile e resiliente per le comunità rurali del mondo. È in questo contesto che la Fondazione Slow Food e il programma GIAHS desiderano lavorare insieme alle comunità e ai governi del Nord Africa per sostenere la conservazione e la promozione dei patrimoni agricoli e alimentari.

Valorizzazione e promozione del patrimonio culinario e agricolo: GIAHS e Presìdi Slow Food

Esistono diversi strumenti di riconoscimento e promozione che si completano a vicenda nel tentativo di rispondere alle sfide poste dalle crisi che stiamo vivendo.

Tra questi c’è il riconoscimento GIAHS, che mira a identificare e riconoscere i sistemi agricoli complessi in base alla loro importanza in termini di sicurezza alimentare, biodiversità, know-how e pratiche agricole, cultura e manutenzione del paesaggio. Se i GIAHS non sono necessariamente in pericolo, sono certamente minacciati e richiedono un’attenzione speciale da parte dei governi per assicurare la loro sostenibilità. Il riconoscimento non è fine a sé stesso, ma segna piuttosto l’inizio della realizzazione di una serie di attività volte ad affrontare le sfide e le aspirazioni delle comunità rurali.

Le attività di valorizzazione possono essere varie e sempre complementari, che si tratti della cucina, di un prodotto o dei sistemi agricoli da cui derivano. In quest’ottica, la Fondazione Slow Food ha sviluppato una serie di attività per aiutare a realizzare queste attività di conservazione e promozione.

Slow Food Ghias NordAfrica

I Presìdi Slow Food sono prodotti emblematici di un territorio che rischiano di scomparire. Profondamente radicati nei paesaggi rurali storici, si evolvono in perfetta armonia con gli ambienti naturali e artificiali in cui si sono sviluppati. Possono essere varietà vegetali, razze animali o prodotti trasformati per la conservazione, legati alla cucina tradizionale locale.  In questo modo, un Presidio può costituire una chiave di lettura per comprendere l’ecosistema e la cultura che lo ha generato, i rischi che minacciano la sua esistenza e le possibili soluzioni. Rischi e soluzioni che emergono dalle discussioni con i produttori, in un processo di riconoscimento dell’importanza di questi prodotti e dei modi più efficaci per proteggerli e promuoverli.

Ad oggi, in Nord Africa sono stati riconosciuti sette SIPAM, tre dei quali ospitano Presìdi Slow Food:

È interessante notare che la maggior parte dei SIPAM e dei Presìdi Slow Food del Nord Africa hanno caratteristiche comuni:

  • Si trovano in oasi, in montagna e in pianura, e rappresentano il modello più riuscito di agro-foresteria in contesto arido: al di fuori della copertura vegetale c’è il deserto, mentre all’ombra delle sue palme viene praticato un metodo di coltivazione “a strati”, supportato da sistemi di irrigazione tradizionali, che favorisce lo sviluppo di un microclima e di una zona favorevole all’agricoltura.

Slow Food Ghias NordAfrica

Al livello più alto ci sono le palme, sotto le quali ci sono alberi più bassi come olivi o melograni o mandorli, sotto i quali ci sono orti e coltivazioni di foraggio. Anche se le oasi sembrano essere modelli naturali adattati a queste zone, si tratta di sistemi artificiali molto antichi, gestiti dalle comunità locali, che ora sono in pericolo. La produzione varia e su piccola scala tipica delle oasi, condizione sine qua non per la conservazione di questi fragili ecosistemi, non è competitiva sul mercato delle monocolture. Ecco perché, in assenza di politiche ambiziose volte a difendere e valorizzare questi sistemi, l’esodo rurale e l’abbandono del modello agricolo familiare sono difficili da arginare. A questa perdita inestimabile si aggiunge la concorrenza e la pressione sulle risorse idriche naturali da parte dell’agricoltura industriale e dei grandi stabilimenti turistici.

  • Includono manufatti di costruzione in pietra a secco (l'”arte di costruire in pietra a secco” è elencata come patrimonio immateriale dall’UNESCO):
  • con paesaggi terrazzati, rendendo possibile l’agricoltura in zone di montagna soggette a forte erosione e permettendo di immagazzinare al meglio l’acqua nel suolo;
  • con i sistemi di irrigazione tradizionali delle oasi, come il qanat o ketthara, che consiste in una serie di pozzi verticali (accesso, aerazione) collegati a una galleria leggermente in pendenza che porta l’acqua alle cisterne;
  • con i muri di contenimento dei letti dei Wadi (termine generico per indicare un fiume del Nord Africa o del Medio Oriente nelle regioni semi-desertiche, che prendono vita durante le rare e forti piogge), che sono dispositivi essenziali per contenere le acque alluvionali sempre più violente dovute al cambiamento climatico.
  • Si basano su una gestione sociale comune delle risorse naturali, permettendo una distribuzione equa dell’acqua e della terra ma anche l’adattamento alla loro disponibilità. Questi sistemi nascono dall’interazione e dall’adattamento degli esseri umani al loro ambiente attraverso la cultura, le organizzazioni sociali, le pratiche agricole, ecc. Video del sistema di irrigazione a rotazione

Tutti questi elementi caratterizzano i paesaggi della regione e li rendono funzionali ed essenziali per il mantenimento della vita e dei paesaggi stessi nelle zone aride e/o montuose della regione. Per questo motivo, sono elementi distintivi sia nella definizione dei siti GIAHS che nel contesto di un Presidio Slow Food.

Diversificare le attività per limitare l’esodo rurale: l’approccio di Slow Food Travel

Né i Presìdi né il riconoscimento del SIPAM, da soli, sono in grado di arginare l’esodo rurale, la perdita di conoscenze, di biodiversità e l’abbandono delle zone più difficili. Così, l’idea di promuovere il turismo nei GIAHS viene esplorata e menzionata nei piani di conservazione dinamica. Tuttavia, il turismo può rappresentare una soluzione se pensato in modo tale da beneficiare direttamente gli agricoltori e soddisfare tutti i requisiti di sostenibilità del sistema. È qui che Slow Food può intervenire per accompagnare lo sviluppo di tali attività, grazie alle lezioni apprese dal lancio del progetto Slow Food Travel.

Si tratta del progetto più recente di Slow Food, pensato per coinvolgere e creare sinergie tra i vari attori di un territorio, tra cui produttori, cuochi, strutture ricettive (B&B, pensioni, ecc.) e associazioni locali, in un processo di riconoscimento del territorio e di sostegno reciproco, oltre che di rispetto dei criteri specifici per ogni settore.

Slow Food Travel offre ai territori l’opportunità di sviluppare il proprio potenziale come destinazione gastronomica di qualità, nel rigoroso rispetto delle linee guida e della filosofia di Slow Food, costruendo alleanze ed esperienze che valorizzino il patrimonio agricolo e gastronomico locale.

Slow Food Ghias NordAfrica
Terrazzamenti nelle montagne di Taliouine, Marocco. Ph. credits : Driss Farini

Il punto di partenza del progetto è un percorso di appropriazione del patrimonio locale, che rafforza i legami comunitari, accompagnato dall’attuazione di un sistema di garanzia partecipativa per assicurare l’effettivo rispetto delle linee guida.

Ogni realtà che aderisce a Slow Food Travel diventa quindi un ambasciatore del territorio, non solo accogliendo gli ospiti, ma anche fornendo tutte le informazioni necessarie a far conoscere i produttori, le strutture ricettive e i siti culturali e paesaggistici circostanti. L’obiettivo è quello di creare un’identità di gruppo basata su valori condivisi e di dare ai viaggiatori l’accesso alla cultura e alla gastronomia locale.

Riuscire in questa sfida sarà possibile solo attraverso la conoscenza delle specificità territoriali e la consapevolezza delle debolezze e delle minacce alla sostenibilità del sistema. Queste attività possono assumere la forma di visite e incontri con i produttori dei Presìdi Slow Food, laboratori per scoprire i prodotti inclusi nell’Arca del Gusto o incontri con le comunità di Terra Madre.

L’iniziativa inizia con un progetto (Slow Food Travel), volto a stabilire gradualmente le condizioni necessarie per la sua adozione da parte delle comunità locali. Si tratta quindi di un progetto che ha il potenziale per svilupparsi e rinnovarsi nel tempo, diventando non solo una rete locale, ma anche un nodo di una rete più grande, quella di Slow Food.

Potenzialmente, in tutti i siti GIAHS si possono attivare progetti Slow Food, poiché un paesaggio rurale storico che ha mantenuto la sua vocazione agricola ha ancora un ruolo nel mantenimento della biodiversità alimentare, che può essere valorizzato dal riconoscimento dei Presìdi. Queste iniziative possono aiutare a difendere prodotti in pericolo e i paesaggi in cui sono inseriti (e da cui dipendono), per poi essere integrate in progetti più ampi di valorizzazione territoriale, come Slow Food Travel.

Gli approcci di SIPAM e Slow Food fanno eco alla Convenzione Europea del Paesaggio, ratificata nel 2005 con la Convenzione di Faro, che ha indicato il percorso da seguire per qualsiasi attore che voglia contribuire a rendere i paesaggi la vera casa delle comunità che li abitano:

«La partecipazione dei cittadini è un elemento essenziale per aumentare la consapevolezza del valore del patrimonio culturale e del suo contributo al benessere e alla qualità della vita. In questo contesto, gli Stati sono chiamati a promuovere un processo di valorizzazione partecipativa, basato sulla sinergia tra istituzioni pubbliche, individui e associazioni»

Questo è un percorso che Slow Food Travel sta cercando di sviluppare, attingendo all’esperienza delle “Parish Maps” degli Ecomusei che lavorano in prima linea nella Convenzione Europea del Paesaggio. Questo viaggio segna anche l’incontro con il programma GIAHS della FAO, segnato dal crescente interesse dei paesi candidati a promuovere la diversificazione e la resilienza socioeconomica degli agricoltori attraverso la costruzione e la cura del loro patrimonio locale.

I percorsi di GIAHS e Slow Food convergono nella volontà di esplorare le possibilità offerte dal turismo sostenibile nel senso originale del termine, gestito dalle comunità locali che, attraverso la tutela e la valorizzazione del proprio patrimonio culturale e territoriale, danno nuova linfa alla propria identità e al proprio attaccamento alle tradizioni agricole.

I sistemi agricoli tradizionali hanno già tutte le risorse naturali, le conoscenze e la creatività per offrire un servizio autentico e sostenibile. La nostra responsabilità oggi è quella di dare alle comunità le mappe necessarie per poter fare di questi patrimoni uno strumento efficace di valorizzazione e riconoscimento sostenibile e inclusivo.

Nazarena Lanza, Aurélie Fernandez
n.lanza@slowfood.it

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