Oggi il 40% circa della popolazione mondiale vive nei pressi di aree costiere, e gli oceani risentono in modo assai penalizzante delle attività umane nel loro complesso, siano esse di terra o acquatiche.

A livello di Unione europea la Politica comune della pesca (Pcp), come l’omologa Politica agricola comune, insiste in modo pressoché unilaterale sullo sviluppo economico delle attività di pesca e privilegia un accesso a un massimo di risorse ittiche a costi il più possibile contenuti, di fatto agevolando e consolidando il predominio delle grandi flotte di pescherecci industriali. Tale modello di sfruttamento ha però notevolmente sottovalutato l’impatto di una pesca predatoria sulle riserve di pesce e le conseguenze della distruzione degli habitat e di un degrado dell’equilibrio ecosistemico, senza tenere conto del cambiamento climatico, dell’inquinamento e delle ripercussioni negative sulla coesione del tessuto sociale e sul benessere delle comunità che vivono di pesca.

Slow Food concepisce gli oceani, i corsi d’acqua, i laghi e le relative risorse come beni comuni che appartengono a tutti noi, e quindi lavora per promuovere un senso di responsabilità collettiva per la conservazione di questi habitat. Si tratta inoltre di garantire introiti dignitosi alle comunità di piccoli pescatori che si mantengono in modo sostenibile, e che hanno il merito di creare lavoro, produrre cibo e contribuire a tutelare i nostri fragili ecosistemi acquatici.

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Fonti:

Il 40% circa della popolazione mondiale vive nei pressi di aree costiere – Ocean fact _

 

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