La Politica Agricola Comune (Pac) attualmente in vigore a livello europeo risale addirittura alle origini dell’Unione Europea e ha bisogno di una riforma radicale.

Il modello di agricoltura che perpetua tende infatti a favorire la depauperazione delle risorse non rinnovabili e danneggia l’ambiente. Favorisce la crisi climatica, la perdita della biodiversità, lo sfruttamento predatorio delle riserve di pesce, la deforestazione, l’erosione dei suoli, la scarsità idrica, l’inquinamento dell’acqua e dell’aria.

L’attuale politica europea sostiene forme di allevamento animale che dipendono in buona parte dall’importazione di mangimi e costituiscono una delle principali fonti di resistenza agli antibiotici.

L’allevamento di massa e l’agricoltura industriale sono state promosse contro gli interessi dei lavoratori agricoli europei, che nelle aree rurali hanno perso reddito e impeghi, mentre nei paesi in via di sviluppo si sono tradotte nello svilimento dei diritti umani, delle condizioni di lavoro e della situazione reddituale dei coltivatori.

Slow Food prende le difese dell’ambiente, della biodiversità, del benessere animale e dei piccoli coltivatori. Promuove un modello di agricoltura che insiste sulla dimensione del territorio, su catene di distribuzione corte e privilegia sistemi locali di produzione e consumo a ciclo chiuso. Un modello che mette al primo posto la fertilità dei suoli, la presenza di comunità umane nelle aree rurali e la tutela della biodiversità. In questa chiave Slow Food preconizza un sistema alimentare europeo fondato su una produzione agroecologica di piccola scala e su una pluralità di economie locali diversificate.

Il carattere non sostenibile dell’attuale sistema del cibo risulta particolarmente evidente nel settore dell’allevamento. Ogni anno il benessere di milioni di animali allevati per la carne, il latte e le uova destinati al consumo umano risulta compromesso in modo grave. I sistemi agricolo-industriali vigenti impongono agli animali uno scotto proibitivo in quanto li riducono a mere macchine, a merci, costringendoli a vivere in gabbie anguste o confinati in spazi ristretti, dove conducono una vita breve ma carica di sofferenze.

Condizioni del genere rendono gli animali più vulnerabili alle malattie. In molti allevamenti di tipo intensivo, di conseguenza, essi subiscono a intervalli regolari la somministrazione di vaccini e antibiotici potenzialmente deleteri per la salute di chi ne consuma la carne. Sono usati più antibiotici nel settore zootecnico europeo che nell’intero comparto medico umano e ciò contribuisce alla diffusione della resistenza agli antibiotici, che nella sola Unione Europea provoca ogni anno all’incirca 33.000 morti.

Gli allevamenti intensivi richiedono inoltre enormi appezzamenti di terreno per il pascolo e la produzione di grandi quantità di foraggio, attività, quest’ultima, che ha un impatto devastante sull’ambiente. Si calcola che l’80% della deforestazione nell’area amazzonica sia imputabile al solo allevamento bovino. Nella sola Unione Europea le emissioni di metano e ossido di diazoto (due gas serra più dannosi della stessa CO2) sono riconducibili per oltre metà alla produzione animale, e si calcola che entro il 2030 la percentuale salirà al 72%.

Il sistema in vigore comporta anche una grave minaccia per la sopravvivenza delle piccole aziende agricole, incapaci di fare fronte alla concorrenza dei grandi produttori e di competere con i prezzi stracciati della carne prodotta industrialmente.

Fin dai primi anni Novanta l’Unione Europea ha adottato leggi avanzate sulle tematiche del benessere animale. Negli anni i progressi sono stati molti, dalla messa al bando delle gabbie in batteria per le galline ovaiole all’abbandono delle casse di gestazione per le scrofe dopo le prime settimane di gravidanza, passando per il divieto di tenere legate le scrofe e quello di confinare i vitelli in cubicoli individuali. Eppure rimane ancora molta strada da percorrere e l’aspetto cruciale del problema è sempre lo stesso: l’implementazione e il rispetto delle norme.

Slow Food sostiene la necessità di introdurre una politica alimentare più coerente a livello di Unione Europea. A questo riguardo auspica che le misure sul benessere animale previste dalla Politica Agricola Comune (Pac) possano fornire un aiuto concreto alle aziende. In particolare sarà necessario introdurre misure capaci di tenere conto dei costi da sostenere per garantire il benessere animale e quindi prevedere aiuti economici per chi si impegnerà su base volontaria a migliorare i propri standard di allevamento anche al di là delle misure obbligatorie per legge.

Slow Food lavorerà inoltre per ottenere il pieno riconoscimento del benessere animale come un parametro delle future strategie UE sulla sostenibilità del sistema alimentare. Per questo Slow Food ha aderito all’iniziativa dei cittadini europei (Ice) End the Cage Age, che ha già raccolto un milione di firme per ottenere la messa al bando delle gabbie nell’allevamento.

A questo indirizzo potete visionare il video della Commissione Europea sul benessere animale nel quale Piero Sardo, presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità, espone la posizione di Slow Food in materia.

Link al video https://youtu.be/Vz_3mDG2i_k?list=UUf6EDUAjaUUnx2Dm18qhXiQ

La Politica Agricola Comune (Pac) è tra le prime disposizioni politiche portate avanti dall’UE. Essa infatti è stata introdotta nel 1962 per far fronte alla crisi degli approvvigionamenti e ai problemi provocati dalla fame che, in seguito alla fine della Seconda guerra mondiale, per oltre un decennio segnarono il continente europeo. L’obiettivo era potenziare la produzione agricola e garantire cibo a prezzi accessibili alle persone e compensi dignitosi per chi quel cibo lo avrebbe prodotto.

Sebbene oggi la Pac rappresenti, in termini di costi, all’incirca il 40% del bilancio dell’Unione Europea, le politiche portate avanti non si stanno mostrando all’altezza di molti dei suoi obiettivi di riferimento, in particolar modo per quanto concerne l’ambiente e la sostenibilità. Nel complesso la Pac non fa molto per promuovere un’agricoltura sostenibile, perché la sua struttura è ancora radicata in modo preponderante in un vecchio sistema che remunera l’agricoltore in proporzione agli ettari coltivati, senza agevolare chi affronta una transizione completa verso pratiche ecologiche e senza vincolare l’erogazione di finanziamenti a presupposti ambientali forti.

Slow Food, unendo le forze con altre organizzazioni della società civile, ha severamente criticato la nuova riforma della Pac, in programma per il periodo 2021-2027. La rete Slow Food ha preso parte alla campagna annuale Good Food Good Farming, che esige un ripensamento della Pac per adeguarla alle sfide ecologiche, sociali ed economiche che ci attendono. Nello specifico Slow Food chiede:

 

  • di contrastare le cause che mettono a rischio l’agricoltura condotta su piccola scala e di garantire condizioni di lavoro dignitose per agricoltori e braccianti agricoli;
  • di abbandonare una volta per tutte i sussidi agricoli erogati alla cieca sulla base degli ettari coltivati per sostituirli con finanziamenti mirati e agevolazioni capaci di promuovere una transizione in senso agroecologico;
  • di fare fronte all’emergenza climatica, reintegrare la fertilità dei suoli e la biodiversità, proteggere l’acqua, ridurre la dipendenza energetica e chimica e promuovere il benessere animale per mezzo di finanziamenti mirati;
  • di privilegiare una produzione stagionale, locale e giusta di frutta, verdura, cereali, latticini e carne, in modo tale da garantire a tutti la possibilità di una dieta sana, nutriente e accessibile. Anche in una prospettiva di coerenza con il Green Deal europeo e di integrazione nella Pac del modello Farm to Fork e delle Strategie per la Biodiversità

 

Slow Food continuerà a portare avanti la lotta per un’agricoltura verde e più sostenibile in Europa e per integrare sempre più le politiche propriamente agricole con quelle volte ad affrontare i problemi legati al cibo, alla salute, al benessere animale, ai giovani, all’ambiente e alla cultura.

Per ulteriori informazioni sulla Pac e sulle condizioni dell’agricoltura in UE potete consultare l’Atlante dell’Agricoltura!

 

Slow Food promuove un modello di agricoltura che insiste sulla dimensione del territorio e sulle catene di distribuzione corte, privilegiando i sistemi locali di produzione e consumo a ciclo chiuso. Un modello che mette al primo posto la fertilità dei suoli, la presenza di comunità umane nelle aree rurali e la tutela della biodiversità.

Slow Food chiede che i principi dell’agroecologia vengano incorporati quanto prima nei sistemi di produzione agricola.

L’agroecologia si basa sulla conservazione e la gestione delle risorse agricole attraverso la partecipazione, le conoscenze tradizionali e l’adattamento alle condizioni locali.

Uno dei temi di maggior rilievo in ambito agroecologico è l’agrobiodiversità, intesa come una componente primaria degli agroecosistemi e come una fonte di servizi ecosistemici.

L’impiego del termine “agroecologia” nel linguaggio scientifico risale agli anni Settanta del secolo scorso, ma molte delle soluzioni avanzate in questa prospettiva sono state applicate fin dai tempi antichi dalle diverse comunità rurali di tutto il mondo. Un insieme di conoscenze secolari sistematicamente accantonato o dimenticato con l’arrivo della cosiddetta “Rivoluzione Verde”, che ha portato in auge un modello di agricoltura basata su alti input energetici esterni, come il massiccio uso di prodotti chimici di sintesi e di potenti macchinari agricoli alimentati da combustibili fossili.

Con il passare degli anni si è fatto sempre più evidente che un’agricoltura di questo tipo non era sostenibile sul lungo periodo, sia in termini ambientali sia dal punto di vista della produttività dei sistemi agricoli. Oggi i saperi agronomici e la pratica agricola si stanno riavvicinando a pratiche più sostenibili, rivalutando i modelli agricoli tradizionali che spesso adottano sistemi atti a garantire la fertilità dei suoli e un più ampio ventaglio di varietà, ricorrendo a pratiche di rotazione e consociazione delle colture che potrebbero costituire il modo più efficiente ed efficace per mantenere nel tempo la capacità produttiva dei sistemi agricoli.

Slow Food Europe auspica nuove politiche finalizzate a sostenere lo sviluppo delle pratiche agroecologiche e maggiori investimenti nello sviluppo dell’agroecologia; allo stesso tempo chiede finanziamenti per una ricerca scientifica che aiuti a migliorare la nostra conoscenza delle pratiche agroecologiche.