«Se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita»

api«Se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita». La frase attribuita a Einstein contiene un avvertimento da non sottovalutare. Senza il lavoro delle api le coltivazioni agrarie non avrebbero modo di perpetuarsi e la nostra stessa sopravvivenza sarebbe in pericolo, visto che buona parte del cibo che consumiamo dipende, direttamente o indirettamente, dall’opera di impollinazione.

A settembre in Calabria e più di recente in Sicilia, sono stati rilevati in alcuni alveari esemplari di Aethina tumida. Si tratta di un coleottero originario dell’Africa che si è diffuso in varie zone del mondo. L’Aethina si insedia nell’alveare e vi deposita le uova. Alla schiusa le larve si nutrono di tutto quel che trovano: miele, polline e larve di api. Alla maturità il parassita si lascia cadere nel terreno e qui rimane fino a quando non riemerge allo stadio adulto e ricomincia il ciclo. Il danno causato da questo scarabeo è sostanzialmente di tipo economico, poiché riduce le produzioni degli alveari attaccati, alterandone la qualità.

In Calabria è la campagna di eradicazione prevede come unica misura la bruciatura degli apiari in cui venga rinvenuto il parassita. Così non solo il danno economico causato dai roghi di alveari ha ampiamente superato quello che il coleottero avrebbe mai potuto causare, ma la politica di contrasto prescelta rischia di distruggere ciò che si vuole proteggere (le api) prima di debellare ciò che si vuole combattere (il parassita).

Come è stato sottolineato da molte associazioni del settore, è urgente ripensare la strategia adottata, puntando sui metodi meno distruttivi e più efficaci già individuati nelle zone in cui l’insetto è presente. La situazione rischia di danneggiare un settore, quello apistico, già messo in crisi da altre gravi avversità e di alterare gli ecosistemi naturali che basano i loro delicati equilibri anche sulla presenza delle api e del loro incessante lavorio.

Nicola Fiorita
nicola.fiorita@unical.it