Se le comunità locali mettono in atto la transizione energetica

Il tema dell’energia è centrale per l’essere umano.

Per deformazione professionale mi sono sempre concentrato sul cibo, che è fonte energetica per eccellenza. Ma oggi ci troviamo innanzi a un dramma climatico-ambientale che non trova eguali nella storia del genere umano. Per cui è necessario allargare gli orizzonti e muovere delle serie riflessioni a tutto tondo.

Il nostro stile di vita, figlio di una società altamente industrializzata che si regge sul consumismo, è profondamente energivoro. Dal consumo di energia dipende il nostro lavoro, i nostri spostamenti, la temperatura all’interno delle nostre abitazioni e, ormai, anche grande parte dei nostri rapporti sociali. Dunque, la quantità di energia di cui necessitiamo non può più dipendere da fonti inquinanti come carbone e petrolio. Prodotti che ci mette a disposizione Madre Natura, ma che si generano attraverso cicli che non li rendono rinnovabili nel breve periodo. E soprattutto il loro utilizzo crea enormi disagi sul fronte delle emissioni di CO2.

Per trovare valide alternative però è necessario instaurare un modello di produzione e distribuzione dell’energia che sia decentralizzato e che dia la possibilità di garantire maggiore sicurezza e autonomia locale in termini di approvvigionamenti.

rigenerazione energetica

Tra le possibili soluzioni vi è un esempio virtuoso che ha tutte le carte in regola per essere protagonista nella cosiddetta transizione energetica.

Un modello che – essendo basato su vere fonti rinnovabili – promuove un’energia pulita, garantisce uno stile di consumo più consapevole e sviluppa un efficiente senso di comunità. Sto parlando delle Cer: Comunità di energia rinnovabile.

Perché le Cer potrebbero essere la soluzione

Quando si parla di Cer si fa riferimento a un soggetto di diritto privato i cui soci (che possono essere rappresentati da persone fisiche, aziende, comuni, enti e associazioni) trovano motivo di aggregazione nella produzione e nella condivisione a livello locale di energia rinnovabile (solare, eolica, idroelettrica e geotermica). Ecco perché la realizzazione sui territori di questo soggetto determina un diverso approccio verso la questione energetica.

Come spiega la stessa Unione europea, grazie all’utilizzo di fonti di energia locali, a sistemi di misurazione intelligenti, alle minori distanze di trasporto e alla ridotta dispersione energetica, agli obiettivi “verdi” di questa particolare forma di comunità, si aggiungono un consumo di energia molto più consapevole e responsabile, la generazione di nuove fonti di reddito per tutti i suoi membri e la creazione di nuovi posti di lavoro a livello locale.

Tutto questo potrà anche sembrare un’utopia, soprattutto per quelli che identificano la transizione ecologica come un processo di decrescita economica e mortificazione. A tutti costoro però voglio dire che questo esempio non solo rappresenta il futuro energetico, ma identifica anche una straordinaria risposta di politica attiva.

In un periodo come questo, dove la politica nazionale è concentrata su obiettivi iscrivibili nel brevissimo periodo, sono ancor più convinto che l’attivismo politico si basi prioritariamente su scelte e azioni concrete.

A oggi la realizzazione di queste comunità si presenta complessa e impegnativa. La strada che disegnano le Cer è però l’unica percorribile se si vogliono evitare sconcertanti impasse come quanto successo nel 2011 con il referendum sull’acqua come bene comune. Infatti, rimanere in attesa che siano i “grandi decisori” a fornire i giusti strumenti e a smuovere la macchina burocratica è del tutto controproducente. In quel caso neanche il netto risultato del giudizio popolare incoraggiò la messa in atto di modelli operativi e concreti. Tant’è che a distanza di 11 anni tutto è rimasto invariato.

Attraverso il modello delle Cer, oggi l’Europa (con la direttiva RED II – UE 2018/2001) e il nostro Paese (uno tra i pochi ad averla recepita) aprono alla possibilità di prendere decisioni e muovere azioni a livello locale. Questa rappresenta un’opportunità da non lasciarsi scappare.

rigenerazione energeticaOccorre dunque che, partendo da decisioni spontanee sui territori, si vengano a creare sinergie impegnate e responsabili tra privati cittadini, aziende, associazioni e amministrazioni locali. Tutto ciò risulta indispensabile per rendere sempre più agevole e meno complesso le trasformazioni (cos’è la politica se non apportare cambiamenti tangibili dal chiaro risvolto sociale?).

Non solo un antidoto alla crisi energetica

A rafforzare la tesi che vede le Cer come un’importante alternativa al modello dominante, voglio riportare il fatto che fra i casi che si stanno pian piano generando si registra, tra le altre cose, anche un ritorno di interesse verso i piccoli borghi. Un meccanismo che, se intensificato, può abbattere la sciagura dello spopolamento.

Quello che oggi è stato reso possibile per lo più in piccole realtà, deve però poter sviluppare un’importante germinazione di Cer su tutto il territorio nazionale. Solo così potremo identificare questo virtuoso esempio come una rilevante operazione politica che parte dal basso.

Dobbiamo prendere atto che, anche in campo energetico, la consapevolezza e l’autonomia decisionale di un folto numero di persone ha il potere di sovvertire i paradigmi su cui si basano i modelli produttivi, il mercato e quindi le grandi decisioni politiche.

Il modello socio-economico imperante da troppo tempo ci ha affibbiato il ruolo di consumatori. Oggi diventare consapevoli dei nostri consumi e iniziare a percorrere strade comuni che aprono a un ruolo attivo di noi come cittadini vuol dire esercitare nel miglior modo possibile il potere politico che sta in capo a ognuno di noi.

 

Carlo Petrini, da La Stampa del 11 agosto 2022