Sardegna: poca chimica, buone rese. La bella annata dell’olio

La coltivazione dell’olivo è presente in quasi tutto il territorio regionale, interessando una superficie di circa 40.000 ettari e oltre 30.000 aziende. Le zone a maggiore concentrazione olivicola sono dislocate nel Nord Sardegna: Sassarese, Nurra, Coros; al Centro: Montiferru, Marghine, Nuorese, Baronia, Ogliastra, Oristanese; a Sud: Parteolla, Monte Linas). Le caratteristiche organolettiche degli oli sono caratterizzate dall’interessante patrimonio varietale, tra cui ricordiamo le più importanti: Bosana, Nera di Oliena/Villacidro/Ogliastrina, Semidana, Tonda di Cagliari/Nera di Gonnos e Pitz’e Carroga.

Nella campagna 2017/2018 la produzione olearia si è attestata oltre le 5.000 tonnellate, con un incremento notevole rispetto all’annata precedente e distribuita non uniformemente nel territorio regionale, con andamento più favorevole nel Sassarese/Alghero, Nuorese/Oliena, Cuglieri, Villacidro.

Sotto l’aspetto sanitario è stata un’annata favorevole: le olive non hanno subito danni dalla Bactrocera oleae per l’andamento climatico molto caldo durante l’estate che ne ha bloccato lo sviluppo. Per questo motivo è stata sicuramente una stagione positiva per la sostenibilità ambientale in quanto non è stato necessario eseguire trattamenti fitosanitari.

L’andamento climatico degli ultimi anni, caratterizzato da temperature elevate nel periodo autunnale, comporta notevoli rischi per gli aspetti qualitativi. La gestione della fase agronomica e tecnologica di estrazione richiede una maggiore attenzione per evitare processi alteranti che incidono sulla qualità del prodotto finale in particolare sulla carica aromatica e su possibili difetti da fermentazioni delle olive. I produttori più attenti hanno gestito razionalmente tutto il processo e hanno prodotto oli di assoluta qualità.

Pier Paolo Arca

 

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