Salvare le api vuol dire salvare il cibo

Bisognerebbe davvero imparare a guardare il mondo con gli occhi di un’ape. Questo è il monito di un apicoltore attento e responsabile. Attento perché dall’ape ha imparato ogni giorno la sapienza delle relazioni con i propri simili, rispettando i ruoli e i tempi. Responsabile perché sente forte, come ogni uomo dovrebbe fare, la responsabilità nei confronti di un insetto che racchiude in sé innumerevoli ruoli nell’equilibrio ecologico della natura.

Se sapessimo guardare il mondo con gli occhi di un’ape avremmo certamente la sua sensibilità, sapremmo individuare e scegliere ciò che di bello, di buono e di pulito la natura circostante è in grado di offrirci per la nostra nutrizione.

Ma nello stesso tempo dovremmo accettare di sentire il senso di una continua minaccia, riconoscere di essere indifesi, di vivere in un ambiente ostile fatto di umani colpevoli di azioni scellerate. Quegli stessi umani che credono che le api sono importanti solo per la produzione del miele e che allo stesso tempo sono temibili perché pungono. E basta. Il mondo dell’ape è molto altro. 

Lo avevano imparato gli antichi agricoltori che sapevano rispettare la presenza di siepi e di fiori che attraevano e davano nutrimento a quegli insetti che sarebbero diventati utilissimi nell’impollinazione. Oggi non ci sarebbero tantissimi frutti e tantissimi ortaggi che mangiamo ogni giorno se non ci fossero le api ad alimentare quel processo straordinario che è l’impollinazione dei fiori. Non difendere le api e l’ambiente in cui queste vivono è quasi come non voler riconoscere che esse rappresentano l’apice di un processo naturale che garantisce sussistenza agli esseri viventi in un contesto di forte cambiamento climatico. Fingiamo di ignorare tutto ciò e ci limitiamo a parlarne solo quando le argomentazioni toccano interessi economici che nel mondo della produzione agricola sono ben distanti dalla cura della terra e dell’ambiente.

Fuori i nenicotinoidi dall’Europa

Si pensi ai neonicotinoidi, sostanze chimiche che fanno parte della composizione di una ampia tipologia di pesticidi. Tra pochi mesi scade il tempo della ‘valutazione’ del bando dei neonicotinoidi utilizzati per la concia del seme del mais proprio in virtù della loro pericolosità per le api che bevono l’acqua della guttazione fogliare intrisa di questo veleno. Ma qualcuno ha mai pensato alla pericolosità dei neonicotinoidi presenti nei prodotti utilizzati sugli agrumi? E qualcuno ha mai pensato alla valutazione di questi veleni quando l’ape si nutre della melata sulle foglie di questi alberi?

Se è vero che i neonicotinoidi sono presenti in oltre il 70 % dei mieli presenti sul mercato globale (Science, 06 Oct 2017) ma al di sotto della soglia di pericolo per i consumatori (ma le soglie sono stabilite dall’uomo!), è anche vero che i neonicotinoidi sono mortali per le api e dovremmo cominciare a pensare che le ‘soglie’ sono pericolosi strumenti di tolleranza il cui fallimento rischia di diventare evidente quando sarà difficile tornare indietro. Dovremmo forse pensare a fermarci un attimo e a costruire un ordine di priorità che tenga conto di tutti quegli elementi che contribuiscono all’equilibrio ecologico che oggi ci permette di vivere. Se solo lo facessimo, scopriremmo che l’ape sta al centro di un percorso che volge sempre a favore della vita dell’uomo e continuare in questo percorso di demolizione dell’ambiente in cui le api vivono e operano significa semplicemente avviarsi verso un futuro buio e sempre più in contrasto con la sostenibilità delle produzioni. Il clima cambia, l’uomo fa di tutto per dare un inspiegabile contributo al suo peggioramento. E l’indifferenza verso il mondo delle api ne è una dimostrazione tangibile.

Francesco Sottile
Da il manifesto del 25 gennaio 2018

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