«Ripartiamo da filiere solide, trasparenti eque e pulite», l’intervista con l’Onorevole Susanna Cenni

Regolarizzazione di braccianti e immigrati, i fondi all’agricoltura e la necessità di un vero Green New Deal. Susanna Cenni spiega il Decreto Rilancio

«La terra può essere una strada importante per guardare al futuro. E questo grazie all’agricoltura sostenibile, produttrice di cibo buono e custode dei paesaggi, presidio ambientale e di contrasto al dissesto e al consumo di suolo. Ed è su questo che dovremmo puntare: filiere eque e pulite per un cibo buono e salutare, un risultato che possiamo raggiungere se ci affidiamo a connessioni forti, rafforzamento della biodiversità, e tanta ricerca pubblica al servizio di una buona modernizzazione»

L’Onorevole Susanna Cenni, vicepresidente della commissione Agricoltura, ha idee ben chiare su come si debba ripartire dopo la grave emergenza sanitaria, economica e anche sociale a cui ci ha costretto il Covid 19. Una piacevole sinfonia per noi di Slow Food che da trent’anni scommettiamo sulla terra. E con l’Onorevole Cenni abbiamo appunto parlato di ripartenza.

Tutte e tutti ci aspettiamo un’azione decisa, reale e non solo sulla carta, della politica e del nostro Governo per garantire una produzione alimentare sana e rispettosa del pianeta, che favorisca le economie locali e virtuose e che rispetti il lavoro di chi si prende cura di ambiente e paesaggio anche quando produce cibo.

Ed è questo il senso di Ripartiamo dalla Terra, l’appello che Slow Food ha rivolto al Governo, una richiesta che nasce dalle difficoltà evidenziate dai nostri Cuochi dell’Alleanza:

«Ho condiviso e sottoscritto l’appello (potete sottoscrivere l’appello firmando qui [ndr]). Ne condivido la riflessione, la filosofia, e quindi anche gli obiettivi, molto in sintonia con alcune proposte che ho avanzato anche all’attenzione della ministra Bellanova sin dall’inizio di questa crisi, che fanno parte di un position paper del dipartimento Agricoltura del Partito Democratico e di un pacchetto di proposte trasmesse al Governo settimane fa.

Questa crisi pandemica ha cambiato moltissime cose nelle nostre vite e nei fondamentali economici. Ha rimesso in fila alcune priorità con grande nettezza: la salute, l’alimentazione, la cura.

Adesso spetta a noi far sì che la ripartenza affondi le radici in fondamenta nuove e più giuste, non dimenticando queste priorità. Le relazioni attorno al cibo, alla terra, alle persone, possono essere uno dei canali della nostra ricostruzione. Dobbiamo lavorare affinché questo cambiamento si realizzi.

A mio parere è possibile investendo sul rafforzamento delle filiere locali, nazionali e di qualità. Possiamo farlo investendo sui distretti rurali, sui biodistretti già previsti dalle norme in vigore.

Molte piccole aziende si sono attivate per la vendita dei loro prodotti on line e per le consegne a domicilio. Dovremmo pensare a mettere in piedi piattaforme logistiche on line che tengano insieme produttori, ristoratori, albergatori, cittadini. Può funzionare come nel caso della proposta di Slow Food, di ristoratori, gestori di pubblici esercizi, cosi come con la vendita diretta.

Le filiere possono essere sostenute con strumenti che vanno dal credito di imposta a una revisione delle aliquote Iva sull’acquisto di produzioni agricole locali e nazionali, in modo particolare per le produzioni bio e di qualità.

Pomodoro Rosso di Lucca Presidio Slow Food

Sarebbe un vantaggio per ristoratori, cittadini, agricoltori, e per il nostro territorio. Lo si può fare recuperando la coltivazione di produzioni che abbiamo tralasciato in questi anni a vantaggio delle importazioni da altri Paesi. Sono tutti percorsi fattibili, anche provando a migliorare il decreto varato, che sosterrebbero ristorazione, commercio di vicinato, agricoltori e le nostre aree interne. Io ci credo molto».

Bisogna quindi favorire il gioco di squadra lungo tutta la filiera consumatori compresi:

«Certo, senza rete, senza relazioni, senza la capacità di strutturare filiere solide e trasparenti, non si raggiungono risultati. Io sono sempre stata orientata al riconoscimento delle filiere rispetto alle singole performance di impresa».

Quanto di tutto ciò compare nel nuovo Decreto?

«Il Decreto Rilancio è un provvedimento che non ha precedenti per mole di risorse che vengono messe a disposizione, per la volontà di estendere protezione e reddito a tutti cittadini, per il sostegno alle imprese, per la novità di alcune misure come il super bonus per le ristrutturazioni a fini di efficienza energetica, per la scelta di far emergere lavoratrici e lavoratori per troppo tempo invisibili, per le misure che non lasciano sole le famiglie e le donne che ancora una volta hanno caricato sulle loro spalle gran parte del peso del lavoro di cura.

Sono convinta sia un provvedimento di grande rilievo economico e sociale che attutisce i colpi di questi terribili mesi, e prova a rilanciare crescita e occupazione.

Anche per l’agricoltura si stanziano risorse importanti, oltre un miliardo nelle misure dedicate e comunque il settore potrà accedere a cassa integrazione, gli agriturismi potranno usufruire dei bonus pensati per le famiglie, e delle agevolazioni per le imprese turistiche. A ciò si aggiungono i contributi a fondo perduto per le imprese che hanno avuto gravi perdite di fatturato.

Nel complesso credo si sia fatto il massimo per un aiuto poderoso al Paese senza lasciare nessuno indietro. Certo, occorre senza più tentennamenti semplificare e velocizzare gli aiuti. Ma ancora più fondamentale dobbiamo cogliere l’occasione per una ripartenza all’insegna di un moderno Green New Deal».

La speranza è che questi aiuti non vadano alle solite grandi aziende strutturate, ma coinvolgano tutti a partire proprio da quelle piccole realtà locali che portano avanti, da anni, una produzione da manuale. ll Decreto prevede anche un altro passaggio importante per l’agricoltura, ma prima di tutto per la dignità umana: la (da noi tanto attesa) regolarizzazione degli immigrati

Il centro per i lavoratori stagionali a Saluzzo

 «Avrei certo preferito che in questi mesi il Governo che sostengo fosse intervenuto sui decreti Salvini o su un nuovo testo sull’immigrazione, riconoscendo diritti, dignità, cittadinanza a uomini e donne giunti nel nostro Paese, che magari da anni curano le nostre case, accudisco anziani, o lavorano nei campi in condizioni disumane.

Sono però consapevole delle condizioni date e di una maggioranza in cui convivono punti di vista diversi. Il compromesso raggiunto, grazie alle ministre dell’Agricoltura e dell’Interno e al gran lavoro di mediazione del ministro Provenzano, è un importante punto di partenza per il riconoscimento degli uomini e delle donne che per troppo tempo in questo Paese sono stati visibili solo in occasione di eventi tragici come la morte di lavoratori negli incidenti stradali, nei campi, o per mano di caporali e mafie, o per i blitz delle forze dell’ordine. Ma quanto stabilito è buon inizio, anzi credo sia un passo non indifferente dal punto di vista culturale e sociale.

Il Decreto prevede infatti la possibilità di regolarizzare lavoratori da parte dell’impresa o su iniziativa del lavoratore stesso, la possibilità di richiedere permessi temporanei, per chi ha lavorato anche pochi giorni e ha il permesso scaduto, in modo da avere una finestra  per la ricerca di lavoro, l’allargamento della platea a chi lavora in agricoltura, nella pesca e in tutti i settori connessi, l’obbligo per le Regioni di intervenire sugli alloggi utilizzando le risorse che già sono a disposizione del tavolo contro il caporalato e utilizzando anche Protezione Civile e Croce Rossa.

Una bella differenza anche solo rispetto a un anno fa. Ovviamente non basta. L’obiettivo resta per me quello che ho accennato in premessa. Bisogna, ad esempio, intervenire sui prezzi dei prodotti agricoli, dietro ai quali si nascondono sfruttamento di imprese e lavoratori.

Aggiungo che stiamo attendendo dal Senato l’approvazione della Legge contro le aste al doppio ribasso, per il contenimento dell’uso del sottocosto e per la valorizzazione delle filiere “etiche”, testo a mia prima firma, già approvato dalla Camera, che darebbe sul tema un contributo importante».

Si può ascoltare l’On. Susanna Cenni su Slow Food On Air link nella puntata del 19 maggio

A cura di Valter Musso
v.musso@slowfood.it

  • Hai imparato qualcosa di nuovo da questa pagina?
  • SiNo