La regolarizzazione dei braccianti agricoli è un primo passo verso la legalità della filiera

Questa settimana accogliamo con discreto ottimismo il recente decreto governativo che intende regolarizzare centinaia di migliaia di braccianti agricoli, compresi i clandestini.

Al di là di un fattore di civiltà e umanità che riguarda purtroppo non soltanto gli immigrati ma un po’ tutti quelli che raccolgono materialmente il nostro cibo, può essere una prima misura interessante per dare un po’ di respiro anche ai produttori. Una prima misura, perché il problema è molto profondo e radicato nella filiera agricola, e al di là di questioni terribili che riguardano mafie e caporalato, arriva a toccare anche tanti nostri concittadini che in questi mesi hanno perso lavoro o reddito e si sono rivolti a questo settore per integrarlo.

La scorsa settimana, un collega che scrive su un altro giornale, ha pubblicato un’intervista a una giovane ragazza italiana che aveva chiesto di poter raccogliere le fragole in un’azienda molto rispettata per i suoi metodi di coltivazione, la sostenibilità e la filiera di vendita diretta. Tutto bellissimo, non fosse che le sono stati proposti cinque euro all’ora in nero. Dopo alcuni giorni, alla sua richiesta di essere regolarizzata le hanno semplicemente offerto qualche euro in più, sempre in nero. Lei ha cortesemente rifiutato perché aveva alternative, ma non tutti le hanno. E nemmeno tanti produttori, che vedono maturare i propri frutti nei campi e non possono aspettare lunghi tempi burocratici o altro prima di raccoglierli e metterli sul mercato.

Ci vuole responsabilità da parte di tutti, e comprendiamo le difficoltà anche di chi produce, che spesso è costretto a vendere a prezzi stracciati che non possono sostenere i costi di lavoratori “in chiaro”, ma lo sforzo deve essere collettivo e guidato fermamente dallo Stato. Semplificazione e magari anche la reintroduzione di voucher potrebbero per esempio aiutare ulteriormente. Dobbiamo spazzare via mafie e sfruttamento del lavoro dei nostri campi, altrimenti il semplice mangiare può trasformarsi una cosa orribile.

É tempo di ciliegie… raccolte in modo buono, pulito e giusto

Detto questo, una piccola notizia sui mercati. Sono arrivate le ciliegie, costano ancora tanto, come primizia, ma si raccolgono anche già in Piemonte, solo pochi giorni dopo l’inizio della campagna in Puglia. Sono dunque precoci rispetto al solito in Settentrione, e presto saranno perfette: più buone e meno care. Speriamo che chi le andrà a raccogliere possa essere trattato con tutta la dignità del caso.

Carlo Bogliotti
Da La Stampa del 16 maggio 2020

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