La Calabria si racconta in Terra di Mari, il progetto che unisce tradizioni, natura e gastronomia

Il territorio di Reggio Calabria è la terra dei sensi. Soddisfa il profumo degli agrumeti e incanta la vista dei panorami. Il suono dei boschi poi riconcilia con il mondo, così come la possibilità di toccare con mano una storia millenaria che rappresenta nutrimento per la mente. 

Per raccontare questo angolo di Calabria è impossibile prescindere dai prodotti che sono espressione del territorio: i formaggi, freschi e stagionati, che devono sapori e aromi alla ricchezza dei pascoli, il bergamotto, ingrediente essenziale della profumeria di tutto il mondo, le varietà autoctone di cereali e legumi, il pescato tradizionale e ovviamente i Presìdi Slow Food come alcune varietà di oli inseriti nel Presidio nazionale dell’olio extravergine italiano, il Capicollo Azze Anca e il Caciocavallo di Ciminà.

Troviamo questo e molto altro in Terra di Mari, la serie di episodi prodotti da Med Media nell’ambito della realizzazione del progetto di marketing turistico promosso dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria in occasione dell’evento Terra Madre- Salone del Gusto edizione 2020, che ha l’obiettivo di valorizzare il territorio intorno al capoluogo, lambito dal mar Ionio e dal mar Tirreno, e ancor di più i suoi prodotti tipici, come punto di partenza di una narrazione molto più ampia, fatta di storia, tradizioni e antichi mestieri. 

Gli episodi uniscono il racconto della biodiversità presente in sei aree del territorio ai Come si fa?, i format ideati da Terra Madre Salone del Gusto che permettono di approfondire e riprodurre, anche da casa, le ricette e le preparazioni raccontate da ospiti d’eccezione.

A guidarci lungo il viaggio infatti i custodi del patrimonio naturalistico e gastronomico: le guide escursionistiche, gli artigiani, i cuochi, ma soprattutto i contadini e i produttori che, insieme a Slow Food contribuiscono a salvaguardare tecniche e varietà autoctone dall’estinzione.

Oggi conosciamo le prime tre aree: lo Ionio reggino e grecanico, l’Aspromonte e la Città dello Stretto.

L’Area Grecanica: tra musulupe e buffeddhi

Prima tappa del nostro itinerario è la terra dei pascoli, dove il suono tipico è quello delle mandrie.

Qui non esistono strade, ma solo un fitto reticolo di sentieri che collega le vette al mare e traccia mete ideali per i viaggiatori appassionati di turismo lento. 

Protagonisti i formaggi a latte crudo: la ricotta salata, che viene stagionata grazie alla presenza di muffe autoctone, e la vera particolarità di questa zona, il musulupu, un formaggio di capra, di origine greco-albanese. Tipico delle festività pasquali, una volta scottato nel siero, il musulupu viene messo in appositi stampi di legno di gelso nero o selvatico, le musulupare, incisi internamente con simboli liturgici e figure femminili, simbolo di fertilità.

Scopriamo poi insieme a Donatella Favasuli, cuoca della Comunità Slow Food dei cibi della memoria storica dell’Area Garganica, la ricetta dei buffeddhi, dolci tipici del periodo natalizio che prevedono due preparazioni: quella dell’impasto esterno, una volta realizzato con la farina di maiorca, e quella del ripieno a base di patata dolce, bucce di mandarino, chiodi di garofano e cannella, vino cotto, zucchero e miele. 

Aspromonte: pappaluni e jermanu

Ci spostiamo poi nell’area montuosa dell’Aspromonte dove le particolari condizioni pedoclimatiche del “Canada del Sud Italia” permettono la sopravvivenza di specie rare ma vigorose. Grazie a coloro che hanno imparato ad ascoltare e a conoscere i misteri di una montagna difficile, come Antonio Barca e suo figlio Salvatore, oggi troviamo ancora due varietà autoctone uniche nel loro genere, entrambi a bordo dell’Arca del gusto: i fagioli pappaluni e il grano jermanu. I pappaluni, presenti sia nella versione bianca che in quella colorata, sono il frutto della caparbia azione di recupero dei semi dagli anziani contadini, mentre lo jermanu, da cui deriva il pane jermano o pane di Canolo, è un grano di segale di alta montagna ricco di fibre e vitamine, utilizzato sia nella panificazione che nella pasta fresca. 

Seguono la ricetta di Teresa Italiano, cuoca del rifugio Il Biancospino con la sua pasta e pappaluni e la preparazione, insieme all’azienda agricola Officina della Terra della famiglia Caruso, del classico fusillo calabrese, realizzato grazie al ferretto che si ricava da un pianta tipica del territorio. 

Reggio Calabria: sorbetto e stracette

Nell’ultimo episodio ci immergiamo nella cornice di un perfetto esempio di Cittaslow.

Una Reggio Calabria inedita che si apre al racconto partendo dal suo splendido lungomare, spaziando tra resti della Magna Grecia, giardini di palme e distese di agrumeti .

Qui trovano il loro habitat due prodotti unici, che devono le loro caratteristiche organolettiche al microclima del territorio. Stiamo parlando del bergamotto, l’oro verde di Reggio Calabria diffuso nella fascia costiera che va da Monasterace a Scilla e larancia belladonna, all’interno della Vallata del Gallico, precisamente a Villa San Giuseppe, la cosiddetta conca delle arance. Da questi si ricavano prodotti insiti nella tradizione gastronomica calabrese: il sorbetto e le stracette.

Grazie ai Come si fa? ne scopriamo le ricette e i trucchi: quella del sorbetto, dove vengono usati sia la buccia che il succo del bergamotto, e quella delle stracette, dolci da inzuppo morbidi e allo stesso tempo friabili fatti di mandorle e canditi di arancia o bergamotto. 

Da non dimenticare poi la meno conosciuta arancia firrindolu, altro prodotto dell’Arca del Gusto. 

Qui trovate l’intera playlist, per immergervi in un territorio che non si visita, si vive. 

 

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