L’ARCA DEI PRODOTTI A RISCHIO ESTINZIONE

LA REPUBBLICA - EDIZIONE NAPOLI

LA POLEMICA L`arca dei prodotti a rischio estinzione UGO LEONE IL MENÙ cambia. È il nuovo chef stellato Ignazio Visco, governatore di Bankitalia ( “Ecco perché con la cultura si mangia”, la Repubblica del 16 novembre) a modificarlo ponendo la cultura tra le pietanze che un suo predecessore, lo chef senza stelle Tremonti, aveva considerato non commestibili. A PAGINA X 66 BIODIVERSITÀ Con buona pace del chilometro zero, nei market si vendono limoni prodotti in Argentina 99 L`ARCA DEI PRODOTTI A RISCHIO ESTINZIONE UGO LEONE IL menù cambia. È il nuovo chef stellato Ignazio Visco, governatore di Bankitalia ( “Ecco perché con la cultura si mangia”, la Repubblica del 16 novembre) a modificarlo ponendo la cultura tra le pietanze che un suo predecessore, lo chef senza stelle Tremonti, aveva considerato non commestibili. Ma, realisticamente, bisogna anche considerare che se, investendo e operando nella cultura nel senso più ampio del termine, può essere anche economicamente utile. Tale, cioè, da offrire da mangiare anche in questo caso nel senso più ampio del termine, bisogna anche vedere che cosa viene offerto a tavola. Anche considerando che per quanto paradossale possa sembrare oggi è l`agricoltura a essere messa sempre più spesso e correttamente sul banco degli accusati: come consumatrice e sperperatrice di risorse e addirittura come causa di malattie. Allora il modo in cui nutrirsi e, di conseguenza, il modo in cui pretendere che ciò che ci fanno portare in tavola sia il frutto di un modo corretto di fare agricoltura e zootecnia, questo modo è anche un fatto culturale. Un prodotto della cultura della alimentazione. Una cultura che si è andata perdendo e le cui origini risalgono a più di diecimila armi fa. Dunque, andiamo indietro nel tempo e ricordiamo che c`era una volta un`arca. Lo sanno anche i bambini che quando l`umanità del tempo aveva compiuto nefandezze degne di essere duramente punite, il Padreterno decise di mandare sulla Terra un diluvio “universale”, appunto, per farla definitivamente scomparire. Ma, come gli avrebbe fatto più avanti notare Abramo a proposito della distru- zione di Sodoma e Gomorra, poteva esserci comunque qualche incolpevole che non meritava di essere coinvolto. Individuato in Noè e famiglia questa persona, il Signore lo chiamò, lo elesse a primo tutore della biodiversità animale e per evitare quella che sarebbe stata la prima estinzione di massa, gli chiese di costruire un`arca nella quale far salire una coppia di tutti gli animali esistenti sulla Terra, in modo da salvarli dalla distruzione e farli ritornare liberi una volta finito il diluvio. Il diluvio finì, per accertarsene Noè mandò un/una colomba e il suo ritorno con un ramoscello d`ulivo illeggiadrito da un arcobaleno, sancì la fine del diluvio e la nuova alleanza, la prima di tante fallite. L`arca è da tempo, ormai, divenuta metafora del salvataggio. Lo ha fatto, per esempio, Slow Food con “l`arca del gusto” nata nel 1996, in occasione del primo Salone del Gusto torinese e, successivamente, nel 1999 con l`istituzione dei “presìdi”. Un modo per individuare e mettere in salvo prodotti, abitudini, stili di produzione e consumo alimentare a rischio di estinzione. Ora potrei sbagliarmi, nel senso di non essere informato come credo, ma mi sembra che quelle lodevoli iniziative non abbiano avuto né abbiano il seguito che meriterebbero e sono non pochi i prodotti non solo a rischio ma a vicina estinzione. Parlo della Campania per la quale sulle pagine di Repubblica Napoli molte importanti situazioni di eccellenza sono illustrate periodicamente dai “reportage” dalla terra di Antonio Di Gennaro. Ma in aggiunta vi sono prodotti che per difficoltà fisiche ed economiche di produzione rischiano di rinchiudersi in una “nicchia” che diventa sempre più la porta dell`estinzione: sorbe, corbezzolo, gelsi, pere mastantuono, mele annurche… con buona pace per la biodiversità. Dal momento che si chiamano mele e pere tutti quei frutti che pendono da meli e peri ignorando (perché se ne è persa memoriae conoscenza) quante differenze di tipi e di sapori esistono in natura. E con buona pace del chilometr aggio zero dal momento che, per esempio, ignorando la terra dove fioriscono i limoni di goethiana memoria, e trascurando che questa terra comincia nella penisola sorrentina e arriva sino in Sicilia passando dalla Calabria; trascurando e ignorando tutto ciò esistono supermercati napoletani nei quali si vendono limoni provenienti dall`Argentina. Ma, si dirà, che problemi sono questi? Dal momento che, come ci ricorda per l`ennesima volta dal 1979 la Fao (l`Organizzazione delle Nazioni unite per l`alimentazione e l`agricoltura) in occasione della “sua” Giornata mondiale dell`alimentazione il 16 ottobre di ogni anno, vi sono sulla Terra centinaia di milioni di persone che muoiono di fame. E ci dice anche che milioni di tonnellate di cibo ancora commestibile ogni giorno finiscono nella spazzatura mentre utilizzandole milioni di bambini sarebbero salvati dalla morte per fame. È giusto. È doloroso. Ma che c`entra? Se quello spreco immorale fosse evitato a Napoli, a Milano, a Parigi, a New York, non per questo una sola vita sarebbe salvata. Così mettere sull`arca quei prodotti a rischio di estinzione salvandone anche il ruolo nel mantenimento della biodiversità è un`operazione culturale di grande portata e può fare molto bene. A chi li produce; a chi ne rispolvera e mantiene il ricordo; a chi non conoscendoli li assapora e impara ad amarli senza scomodarsi sino in sudAmerica. QRWRODUZIONEREERVATA [.]