1. Costi per l’ambiente

Con il 14,5% delle emissioni totali di gas serra, il settore zootecnico è una delle principali fonti di gas climalteranti, più del settore dei trasporti, che contribuisce per il 13%.

E sono le grandi aziende industriali quelle che hanno il maggior impatto negativo sull’ambiente.

Pensate agli enormi e concentrati volumi di letame inquinano terreni e falde. Inoltre i ruminanti emettono metano (CH4) che è 30 volte più potente della CO2

 

Un terzo delle terre coltivate nel mondo è utilizzato per coltivare un miliardo di tonnellate di mangimi, soprattutto soia e mais.

La soia, un legume ricco di energia, è diventato un elemento fondamentale nella dieta di bovini, suini e pollame.

Dal 1995, la superficie globale coltivata a monocolture di soia è aumentata di un terzo, ed è ora di 90 milioni di ettari, tre volte la superficie dell’Italia.

Queste colture intensiva necessitano di pesticidi e fertilizzanti chimici che distruggono la biodiversità del suolo, riducendo la fertilità nel tempo. Oltre a generare un numero considerevole di emissioni: quello dovuto all’abuso di fertilizzanti rappresentano il 13% delle emissioni agricole (725 Mt CO2 eq.).

Il maggior produttore di soia al mondo è il Brasile, seguito da Stati Uniti e Argentina. L’82% di tutta la soia coltivata nel mondo è geneticamente modificata.

Queste colture si trovano a migliaia di chilometri di distanza dalle aziende zootecniche per cui all’inquinamento dell’allevamento si aggiunge quello dovuto al trasporto. 

Le monocolture di soia e mais per la produzione di mangimi stanno crescendo nel Sud del mondo, in particolare in Argentina e Brasile. Questi Paesi producono soia e mais a basso costo per alimentare le aziende agricole intensive del Nord del mondo.

Il problema maggiore è l’allevamento di bestiame: in Brasile, dove si trova la seconda concentrazione di bovini più grande del mondo, oltre il 60% delle terre deforestate è destinato al pascolo. Così, un quinto della foresta amazzonica originaria è stato eliminato per lasciare spazio alle fabbriche di carne.

Oltre il 30% delle terre coltivate sono utilizzate per produrre mangimi per il bestiame. In Europa va pure peggio: addirittura il 60% dei cereali coltivati nell’Unione europea sono utilizzati per l’alimentazione degli animali.

Inoltre, un’alimentazione a base di cereali non è efficiente: per ogni 100 calorie somministrate agli animali sotto forma di colture commestibili per l’uomo, riceviamo, in media, solo 17-30 calorie di carne.

La necessità di produrre enormi quantità di mangime ha portato a un’intensificazione della produzione agricola che determina la perdita di fertilità del suolo.

In Unione europea, il 45% dei suoli è degradato in termini di materia organica.

I macchinari pesanti utilizzati nelle monocolture compattano il suolo. Inoltre, intensificazione significa più irrigazione, e quindi salinizzazione e conseguente perdita di fertilità. A cui si pone rimedio con l’abuso di azoto reattivo: ma è un gatto che si mangia la coda, l’azoto reattivo inquina suolo, acqua e aria.

Lo spreco d’acqua

Il 23% dell’acqua dolce disponibile sul pianeta è utilizzato per l’allevamento del bestiame.

Se si tiene conto, delle quantità necessarie ad abbeverare gli animali e quelle necessarie a irrigare il mangime, negli allevamenti intensivi, per produrre un chilogrammo di carne bovina sono necessari circa 15.500 litri d’acqua e 4.325 litri per ogni chilogrammo di pollo allevato.

La perdita di biodiversità

L’industria ha inoltre incoraggiato l’uso di razze e ibridi che crescono rapidamente e si adattano alla vita nelle stalle, contribuendo così alla scomparsa di molte razze animali tradizionali.

Negli Stati Uniti, il 60% del bestiame allevato nelle grandi aziende industriali proviene da tre sole razze: Simmental, Hereford e Angus.

Il settore zootecnico è il principale responsabile della perdita complessiva di biodiversità sul nostro pianeta.

Un quarto delle razze animali sopravvissute rischia di estinguersi nei prossimi anni.

2. Costi per la nostra salute

In Occidente, il consumo di grassi e le proteine animali è eccessivo, al punto da causare malattie. È provato che un consumo elevato di grassi sia associato a malattie cardiache, diabete, alti livelli di colesterolo nel sangue e alcune forme di cancro.

Gli animali nelle stalle industriali ricevono regolarmente antibiotici per prevenire le malattie, molto comuni a causa degli spazi ridotti. Questi antibiotici finiscono nel letame, e quindi nel suolo e nelle falde acquifere. E, se ciò non bastasse, nei prodotti finali a base di carne. Con il tempo, i batteri accumulano resistenza e gli antibiotici diventano inefficaci anche per noi: se ne assumiamo in continuazione mangiando carne, sarà sempre più difficile combattere malattie comuni come un’influenza stagionale.

Le aziende agricole utilizzano il 70% degli antibiotici prodotti nel mondo. Negli Stati Uniti, l’80% del totale degli antibiotici prodotti è destinato all’industria zootecnica.

Per prevenire queste malattie è importante ridurre il consumo di carne, in particolare di carni rosse e di prodotti a lavorati industriali (salumi, insaccati molto lavorati che contengono additivi e conservanti nocivi), e aumentare il consumo di alimenti a base vegetale, come cereali grezzi, legumi e una grande varietà di verdure e frutta non amidacei che, se ben equilibrati, possono fornire al nostro organismo tutti i nutrienti necessari.

Secondo i nutrizionisti, un adulto sano ha bisogno di soli 500 grammi di carne alla settimana.

3. Costi per gli animali

Gli allevamenti industriali e intensivi riducono gli animali a semplici macchine e materie prime.

Gli animali trascorrono spesso la loro breve e dolorosa vita confinati in gabbie strette e piccoli spazi, spesso sono addirittura legati. Se ciò non bastasse, sono anche soggetti a diverse mutilazioni: si tagliano i becchi, la coda e le ali, si procede alla castrazione senza l’uso di anestesia, le corna sono disincarnate a 5-6 settimane di età in modo da non ferirsi a causa dello stress e delle tensioni di uno stile di vita innaturale. Nell’allevamento intensivo, gli animali raramente pascolano all’aperto e quando lo fanno, sono disponibili solo piccoli recinti.

Se costretti in spazi angusti e affollati, gli animali sviluppano comportamenti anomali e diventano aggressivi.

Le mucche mangiano naturalmente solo erba o fieno, trasformando la cellulosa presente nell’erba (che l’uomo non può digerire) in proteine altamente nutrienti. I cereali, invece, sono adatti al consumo umano e non a quello dei ruminanti.

Impedire ai bovini di ruminare causa loro problemi di salute.

Negli allevamenti industriali, i bovini mangiano soia, insilati di mais, sottoprodotti industriali (compresi etanolo, fruttosio e derivati dello sciroppo di mais), cereali, integratori e, naturalmente, antibiotici al posto di erba e fieno. Questa dieta innaturale produce gonfiore allo stomaco, diarrea e altri problemi.

In un contesto globale in cui le terre coltivabili sono sempre più difficili da trovare e la popolazione sta crescendo, nutrire gli animali con il grano non ha senso, in quanto mette in competizione persone e bestiame.

Il trasporto degli animali al macello comporta di solito molte ore di viaggio in condizioni che generano grandi sofferenze. Spogliati dal loro ambiente e nelle mani di lavoratori senza un’adeguata formazione, gli animali sono soggetti a ogni tipo di stress e paura. Le distanze che gli animali percorrono tra l’allevamento e il macello sono raddoppiate negli ultimi 30 anni.

4. Costi sociali

Nel 2010 i prezzi dei prodotti alimentari hanno raggiunto i livelli più alti dagli anni Novanta.

La crescita della domanda di prodotti agricoli non è dovuta solo alla crescita demografica, ma anche all’uso di queste risorse per scopi diversi dall’alimentazione umana (mangimi e biocombustibili), alla svalutazione del dollaro, all’aumento dei prezzi dei combustibili e alla speculazione finanziaria.

Nel Sud del mondo, il consumo di carne è un lusso e la fame è la principale causa di morte. Ad oggi, 900 milioni di persone non hanno accesso al cibo o sono sottonutrite, mentre 1,9 miliardi di persone sono in sovrappeso.

Moderando le nostre abitudini alimentari, possiamo costruire un mondo più giusto. Molti paesi che hanno vissuto decenni di penuria possono aumentare il loro consumo di carne, mentre quelli in cui il consumo eccessivo è diventato la norma devono considerare la possibilità di consumare meno carne.

C’è abbastanza terra, acqua e aria nel mondo per soddisfare i bisogni di tutti, ma solo se adottiamo abitudini di consumo più equilibrate e aboliamo lo spreco alimentare.

Un miglior sistema di allevamento è possibile

  • Hai imparato qualcosa di nuovo da questa pagina?
  • SiNo