Quando il clima influenza la domanda: prezzi alle stelle per broccoli e cime di rapa

Questa rubrica si trova ogni sabato su La Stampa nella pagina dedicata alle previsioni del tempo e non è proprio un caso. Il clima insolitamente freddo degli scorsi giorni – almeno per quanto riguarda l’Italia da Roma in su – ha scombussolato non poco i mercati alimentari.

Non c’è soltanto l’effetto che queste temperature hanno sulle produzioni, per esempio meloni e cocomeri non maturano ben dolci e succosi senza caldo, ma influenza anche moltissimo la domanda. Sembra strano, ma le persone perlopiù chiuse in casa al freddo non hanno voglia in questo momento di belle insalate con i pomodori freschi, di frutta, di prodotti prettamente tardo primaverili. E questo incide moltissimo, più di quanto non si possa immaginare. Pensate che ieri mattina (ndr si fa riferimento alla mattina di venerdì 12 giugno) ai mercati generali di Torino un chilo di broccoletti costava come quattro chili di meloni.

Le catalogne, i finocchi, le cime di rapa e tutti quei prodotti oggi considerati tardivi ma ancora in produzione secondo il ciclo terminale della loro stagione hanno visto impennarsi la loro domanda.

Non sono più raccolti così tanto in quantità e i prezzi sono schizzati alle stelle in un attimo. La gente preferisce ancora le mele dello scorso anno e le arance – queste si trovano soltanto d’importazione – alle prime pesche noci, le albicocche, addirittura alle ciliegie (a proposito, il loro periodo non durerà ancora per molto) e fragole.

C’è molta richiesta di legumi, sia freschi (trovate ottime fave e i primi fagioli borlotti) sia secchi, segno che un bel minestrone o un piatto caldo e nutriente sono ancora molto appetiti.

Slow Food consiglia: i fagiolini

I prezzi vanno di conseguenza e, se volete risparmiare, sintonizzatevi su una stagione (più ipotetica che reale) in cui dovrebbe far caldo. Certo, come detto prima, i frutti non saranno proprio al top. Ci sono però i fagiolini che stanno diventando convenienti. È iniziata la raccolta meccanizzata nella Pianura Padana (riconoscerete il metodo trovandone mediamente molti spezzati alle estremità) che fa scendere i costi di produzione e anche il prezzo finale. Oggi si trovano fagiolini anche a due euro e mezzo al chilo e a differenza del solito, per cui i raccolti meccanicamente sono meno teneri e gustosi rispetto a quelli raccolti a mano, possiamo dire che siano accettabili. Il freddo di questi giorni li ha mantenuti teneri e tutto sommato non sono un brutto affare. Anche se perdono tutta la poesia e le bontà di quelli raccolti dal contadino la mattina prima di recarsi al mercato.

Carlo Bogliotti
Da La Stampa del 13 giugno 2020

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