Diamo alle api e agli impollinatori una possibilità di sopravvivere: proteggiamo la foresta!

C’è qualcosa (anzi qualcuno) a cui non pensiamo abbastanza, quando parliamo di deforestazione: le api e gli altri impollinatori. Perché mentre le monocoloture si mangiano le foreste, le api e gli altri impollinatori non solo perdono il loro l’habitat, ma devono anche fronteggiare un ambiente ostile infarcito di pesticidi e altri prodotti di sintesi che minano la loro sopravvivenza. Il tutto senza il sostegno della biodiversità vegetale che fornisce loro nutrienti e composti curativi.

Per secoli, le api e l’uomo hanno vissuto in sintonia con la foresta con un reciproco scambio: le api foraggiano la foresta e in cambio ricevono fiori pieni di nettare, alberi cavi e altri anfratti dove poter costruire le loro case. Così, con il loro lavoro di impollinazione, forniscono cibo all’uomo e agli altri animali

Il miele della foresta

In Etiopia, per esempio, la foresta intorno al vulcano Wenchi è un ambiente ideale per una specie autoctona di api che sciamano durante la stagione delle piogge, tra giugno e settembre, nutrendosi in una coltre di colori in piena fioritura. I fiori principali identificati sono l’Egynia abyssinica (Kosso) e l’Erica arborea (Hasta) che, insieme ad altri fiori selvatici, offrono alle api il giusto nutrimento prima della migrazione. Un ecosistema che ha permesso alla comunità locale di trovare nutrimento e fonte di reddito grazie al miele raccolto.

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Vegetazione nel vulcano Wenchi © Paola Viesi

Una storia simile la vive la comunità Wichi in Argentina che ancora oggi conserva un forte legame con l’ape senza pungiglione e con la foresta in cui entrambe vivono. Il miele selvatico è vitale per il popolo Wichi: una produzione che si tramanda da generazioni, legata alla loro cultura, alla loro conoscenza, al rapporto con la terra.

La foresta scompare

Purtroppo la foresta scompare: negli ultimi 60 anni, più della metà delle foreste tropicali di tutto il mondo sono state distrutte, per lasciare spazio monocolture intensive irrorate da sostanze chimiche tossiche. All’inaugurazione di Terra Madre Larissa Bombardi, docente di geografia all’Università di San Paolo, ha spiegato: «Il Brasile utilizza il 20% dei pesticidi del mondo, il che lo rende il più grande consumatore di queste sostanze tossiche […] Ho tracciato l’avanzare della coltivazione di soia dal nord al sud del Brasile. Una produzione che ha raggiunto il così detto Arco della deforestazione e che mostra come i due elementi – la deforestazione e l’uso di pesticidi – siano collegati. La coltivazione di soia in Brasile oggi supera la superficie della Germania e più del 90% di questa soia è transgenica. Il Brasile esporta la maggior parte della sua soia nell’Unione Europea e in Cina».

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A soffrirne, racconta Bombardi, è il Cerrado, la savana brasiliana: acque e suolo sono gravemente contaminati mentre la biodiversità si riduce e si perde per sempre. Secondo un recente studio, circa due milioni di tonnellate – di cui 500.000 provenienti dall’Amazzonia – di soia coltivata con pesticidi su terreni disboscati illegalmente sono state utilizzate per nutrire il bestiame dell’Ue tra il 2008 e il 2018.

Sul banco degli imputati ancora una volta la produzione industriale di carne

Dei 4,1 milioni di bovini arrivati in Ue, almeno 500.000 provenivano da proprietà disboscate illegalmente. Ma quando si è considerato il terreno utilizzato come eccedenza per il pascolo e le scorte di cibo, gli scienziati hanno stimato che fino al 60% del bestiame scambiato potrebbe essere collegato alla deforestazione illegale.

Tuttavia, la deforestazione e il degrado delle foreste non sono un problema che riguarda solo il Sud America, l’Africa o il Sud Est asiatico, dove vanno la maggior parte dei pesticidi prodotti dall’Ue. Anche l’Europa soffre della riduzione degli ambienti forestali. Secondo uno studio pubblicato da Nature, il tasso di deforestazione in Europa è aumentato del 69% tra il 2015 e il 2018 rispetto al periodo 2011 – 2015, con grandi perdite di foreste nella Penisola iberica e nei Paesi nordici e baltici. Ben 22 dei 26 paesi dell’Ue hanno aumentato il loro tasso di deforestazione negli ultimi venti anni, e i Paesi con grandi foreste a vecchia crescita, tra cui Svezia, Finlandia, Romania e Polonia, mostrano alcuni degli aumenti più drammatici.

Prendiamoci cura della nostra casa comune

Sembra di ribadire l’ovvio, ma se vogliamo salvare il nostro pianeta e le specie che lo abitano dobbiamo proteggere api e foreste.

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Affinché il nostro pianeta guarisca, dobbiamo ripristinare gli habitat naturali, riprogettare il nostro modello agricolo e l’uso di pesticidi deve essere eliminato gradualmente. Solo allora gli impollinatori potranno recuperare e svolgere il loro benefico lavoro negli ecosistemi che condividiamo con loro.

Intanto chiediamo all’Europa una legge che tuteli le api e la nostra migliore agricoltura, firmate la Ice Salviamo le api e gli agricoltori

A cura di Alice Poiron
a.poiron@slowfood.it

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