Prosecco, Petrini: «Ora basta con i trattamenti chimici e la monocoltura esasperata»

Riportiamo un estratto dell’intervista di Elena Dusi Carlo Petrini intervenuto sulla nomina delle colline del Prosecco patrimonio Unesco.

« […]Speriamo che ora aiuti a ridurre l’esasperata monocoltura. È ora di dire basta ai trattamenti chimici».

Cosa si augura da domani per il Prosecco?

«Una riduzione drastica dei trattamenti chimici, un nuovo orientamento verso il biologico».

Il Consorzio del Prosecco ha annunciato di voler abbandonare l’uso del diserbante glifosato.

«Un passo nella giusta direzione. Speriamo ce ne siano altri. Auspico che il riconoscimento dell’Unesco invogli i produttori a dare più valori al loro Prosecco».

Pensa che il Prosecco così com’è non rispetti l’equilibrio con l’ambiente?

«In trent’anni la sua produzione ha subito una crescita che non ha pari nel mondo».

Quali esattamente i problemi?

«Una monocoltura così intensiva non può garantire l’equilibrio con l’ambiente. Si è persa biodiversità. Gli abitanti sono esasperati per l’eccesso di trattamenti chimici. Certo, il risultato economico ha migliorato di molto la vita dei contadini. Ma non si può guardare all’agricoltura con una logica estrattiva, predatoria. La terra è qualcosa di vivo, che ha bisogno di respirare e rigenerarsi, non una risorsa cui attingere all’infinito. Dobbiamo imparare a non esagerare».

Che cosa rischiamo?

«Che oggi tira il Prosecco e allora diciamo “Dai, piantiamolo dappertutto”. Poi magari arriva una crisi di mercato e ci troviamo spiazzati completamente».

Quali esempi virtuosi citerebbe, invece, in Italia?

«A Cuneo mi ha colpito il ritorno del castagno, dopo la grave malattia degli anni scorsi. Si stanno rigenerando interi boschi, con il recupero di genotipi tradizionali. In Alto Adige si sta facendo un ottimo lavoro nel campo della produzione agricola di montagna. I pascoli sono stati rigenerati. Trattati bene, fertilizzati come si deve, stanno facendo rivivere un’agricoltura equilibrata, radicata nelle tradizioni del territorio, rispettosa del principio secondo cui alla terra non puoi chiedere troppo»

L’intervista completa è su repubblica.it

 

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