Prevenire le pandemie vuol dire tutelare la biodiversità. L’appello dei ministri europei per l’ambiente

L’Ue non rimanga incagliata in «soluzioni a breve termine che rischiano di bloccare l’Europa in un’economia dei combustibili fossili per i prossimi decenni»

Dobbiamo «prepararci per ricostruire la nostra economia» e nel farlo «dobbiamo ricordarci che la crisi climatica ed ecologica perdura e che lo slancio nel combattere questa battaglia deve rimanere una priorità dell’agenda politica». Questo è un passaggio dell’appello firmato da 11 ministri dell’ambiente europei tra cui il ministro italiano Sergio Costa, in cui si chiede di fare del Green New Deal e delle strategie connesse la base della ricostruzione che ci aspetta.

L’urgenza da cui muove l’appello è quella di evitare che alla crisi economica che stiamo vivendo, si risponda cedendo alla tentazione di mettere in campo «soluzioni a breve termine che rischiano di bloccare l’Ue in un’economia dei combustibili fossili per i prossimi decenni». Se l’Europa s’impegna nella riduzione delle emissioni e fa reali passi avanti verso le tempistiche stabilite nell’Accordo di Parigi, sarà leader del Green New Deal e stimolo per gli altri grandi attori economici globali nel contrasto alla crisi climatica.

Pomodoro canestrino di Lucca © Roberto Giomi

Se c’è una lezione che dobbiamo imparare da questa pandemia è quanto sia importante la battaglia per il contrasto al cambiamento climatico, per la tutela della biodiversità, per la salute dell’ambiente in cui viviamo.

Ce lo ricordano le principali organizzazioni intergovernative che indicano nella drammatica distruzione della biodiversità la premessa non solo di questa pandemia, ma di possibili nuove emergenze virali. David Quammen lo spiegava già nel 2012 nel suo libro Spillover. Infezioni animali e la prossima pandemia umana (Adelphi, Milano 2014): «Distruggiamo gli ecosistemi e liberiamo i virus dai loro ospiti naturali. Quando ciò accade, questi virus hanno bisogno di un nuovo ospite. Spesso, quell’ospite siamo noi».

I ministri firmatari dell’appello vogliono lanciare un forte segnale politico al mondo e ai cittadini, «mostrando che l’Europa sarà leader e darà l’esempio anche in tempi difficili come quello attuale e aprirà la strada verso la neutralità climatica», una strada che, come ricordano nell’appello non può prescindere dalla tutela e dalla conservazione della biodiversità che chiediamo con forza venga messa al centro delle agende politiche. Consapevolezza che ha mosso anche un altro appello, quello che Slow Food insieme ad altre 39 organizzazioni della società civile, ha rivolto alla Commissione Europea per chiedere di non rinviare oltre il lancio delle strategie Farm to Fork e Biodiversità, sottolineando con forza il modo in cui la pandemia ci ha messo di fronte ancora una volta all’insostenibilità di un sistema alimentare basato su poche e grandi filiere globali e come al tempo stesso abbia mostrato la resilienza dei sistemi locali del cibo, delle comunità locali di piccoli produttori. Anche da qui passa la strada verso un futuro più sostenibile.

Giorgia Canali
g.canali@slowfood.it

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