Il futuro della piccola pesca si costruisce nelle comunità

A Noli, tre Presìdi Slow Food raccontano e confrontano le loro esperienze. Contro le normative sorde alle realtà locali la via di uscita è l’impegno tenace di una comunità.

Noli è una delle marinerie più antiche d’Italia. Già nel ‘600 le autorità di questo borgo gestivano con consapevolezza e oculatezza le risorse marine. Fino a pochi decenni fa esisteva una decina di fabbriche di conserve di pesce e i cicierelli (Gymnammodytes cicerelus). Pescati nel golfo di Noli si inscatolavano e si spedivano sui mercati nazionali e internazionali. Oggi conserva ancora un’unicità tra i comuni della costa ligure: la Cooperativa Pescatori De Ferraris tira ancora le sue piccole barche in secca sulla spiaggia, ogni mattina al rientro vende direttamente sulla passeggiata il suo pesce al mercato ittico gestito dalla Cooperativa, ma dei 30 pescatori di pochi decenni fa ne sono rimasti meno di 10. Soprattutto pochissimi sono giovani che hanno voglia di investire sul mare la propria vita.

Slow Food ha istituito qui uno dei suoi primi Presìdi nel 2000 per sostenere questa lunga tradizione, per ricordare a tutti il valore di questa risorsa e per conservare i saperi legati alla piccola pesca costiera. Si, perché negli anni il burzìn (rete a sciabica), la rete molto selettiva fatta dai pescatori locali per pescare il cicierello, è consentita solo a maglie troppo grandi, che rendono di fatto impossibile la pesca.

Presìdi slow food della piccola pesca

Un problema che hanno anche i pescatori del Cilento la cui rete – racconta Vittorio Rambaldo -, la menaica usata per pescare le alici, è stata assimilata a livello europeo alla ferrettara, una rete a strascico usata in alto mare il cui impatto ambientale è molto grave. Ora non è più possibile avere nuove licenze e i pochi pescatori rimasti tra Pisciotta, Acciaroli, Castellabate, sanno di essere probabilmente gli ultimi a pescare come facevano i greci, millenni fa.

Nessuno li ha ascoltati in questi anni, né la Regione, né il Ministero, né tantomeno a Bruxelles, dove la pesca che conta è quella del mare del nord.

L’incontro a Noli: condivisione e cogestione

Ieri, domenica 4 settembre, i pescatori di tre Presìdi si sono ritrovati in una tavola rotonda presso il comune di Noli, moderata da Nadia Repetto di Slow Food, biologa marina, grande conoscitrice della realtà locale e del Presidio di Noli che ha contribuito a fondare. In collegamento c’era anche Marco D’Adamo, referente dei Presìdi del mare pugliesi che ha portato l’esperienza positiva dei pescatori del litorale di Ugento. Qui, a pochi chilometri da Santa Maria di Leuca, la parola “cogestione” ha trovato un significato: un lavoro condiviso, eccellente, tra i pescatori, la Riserva Marina, il comune, l’università del Salento, ha portato a risultati concreti per tutti. E soprattutto qui l’Unione europea ha un altro volto: grazie a fondi Fep il piccolo gruppo di pescatori, che hanno collaborato alla realizzazione degli studi preliminari alla redazione del piano di gestione, oggi hanno visto ricostruito il molo, attrezzato di quanto serve per la vendita diretta e l’attività di ittiturismo, con spazi per il ricovero delle reti. I pescatori sono stati protagonisti fin dall’inizio, coinvolti da tecnici e amministratori illuminati. Un Presidio li ha sostenuti e oggi la loro esperienza può servire ad altri.

La conclusione della discussione, che ha visto impegnati Marcos Loichtl, che ha parlato a nome dei pescatori di Noli, ma anche Daniela Borriello, responsabile pesca di Coldiretti Liguria e Davide Virzi Direttore dell’Area Marina di Bergeggi (Sv), ha trovato tutti concordi nel sostenere la necessità di lavorare insieme, con il supporto di studiosi, fondando le richieste di deroghe per le reti e i piani di gestione su dati precisi, sulla condivisione dei progetti. In particolare a Noli, che non ha un piano di gestione per la pesca della sciabica. Ma come ha detto anche Virzi, occorre anticipare, fare presto, perché la tendenza è ad aumentare le superfici delle aree marine protette, e questo è un bene, ma anche a aumentare le restrizioni su attrezzature e aree di pesca. Se non si lavora di concerto, preparando piani di gestione in grado di tutelare la piccola pesca, il futuro potrebbe essere ancora più grigio.

Presìdi slow food della piccola pesca

Il sostegno politico è comunque indispensabile, per rivendicare a Roma e a Bruxelles il valore delle tante diversità che rendono le marinerie del nostro Paese uniche, ma purtroppo anche più fragili quando al tavolo si discute con chi difende gli interessi delle grandi flotte oceaniche e dei mari del Nord. Cruciale è anche costruire reti, relazioni, tra le tante comunità della pesca, e questo è il lavoro di Slow Food che ieri, insieme al comune di Noli, ha annodato un’altra piccola maglia della sua grande rete.

La sala del consiglio comunale era piena di gente. Il racconto di una comunità distante mille chilometri, che è riuscita a spiegare ai tecnici europei che i fondi sarebbero stati ben spesi, forse incoraggerà questa comunità a reagire, e a non abbandonare i suoi ultimi nove pescatori.