Piemonte: la buona legge che sostiene le piccole imprese agricole

Semplificazione e innovazioni sono le parole utili a mettere a fuoco l’importanza della legge di riordino delle norme in materia di agricoltura e sviluppo rurale che la Regione Piemonte ha approvato a inizio anno (ne abbiamo parlato con l’assessore Ferrero qui).

Carema © Valerie Ganio Vecchiolino

Questo testo comporta infatti l’abrogazione di 35 delle 45 leggi fino ad allora vigenti e numerosi articoli di altri provvedimenti. E semplificare le leggi spesso è premessa fondamentale per semplificare la vita di chi di agricoltura vive.

Ma la legge regionale n.1 del 2019 è importante anche e soprattutto per le novità che introduce, che contribuiscono in particolare a disegnare uno strumento più aderente alla realtà delle piccole e mede aziende agricole, riconoscendo il valore anche sociale di chi fa agricoltura, specie nelle aree più fragili. È una norma, si legge al punto i dell’articolo 1, che ha tra i suoi obiettivi «l’affermazione e la crescita della responsabilità sociale delle imprese, con particolare riferimento alla salvaguardia della dignità del lavoro».

Valli tortonesi © Alberto Peroli

Tra le novità più interessanti c’è l’istituzione della Banca regionale della terra, una banca dati a consultazione pubblica in cui Comuni e Unioni dei Comuni censiranno i terreni incolti o abbandonati da almeno due annate agrarie, e i terreni detti “silenti”, di cui non si rintraccia la proprietà, rendendoli “disponibili” a essere lavorati a uso produttivo da parte di imprenditori agricoli singoli o associati o Associazioni fondiarie. Si tratta di uno strumento pensato per promuovere il ricambio generazionale del settore agricolo, proteggere l’ambiente e gli equilibri idrogeologici, prevenire gli incendi e le infestazioni parassitarie, valorizzare il paesaggio e le biodiversità, contrastare il consumo di suolo.

Il riconoscimento del ruolo anche sociale di chi fa agricoltura in zone considerate svantaggiate viene supportato in termini legislativi da una serie di aperture che consentono alle aziende agricole di diventare punto di riferimento per servizi essenziali come la distribuzione di generi alimentari, prodotti postali, farmaci.

È una legge che riconosce ai contadini il ruolo di custodi e li mette nelle condizioni di essere protagonisti della tutela del territorio e della socialità anche nei contesti più difficili. È l’esempio del ruolo che può (e deve) giocare il legislatore nel sostenere questi modelli virtuosi di agricoltura.

Giorgia Canali
g.canali@slowfood.it

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