Petrini: «Non possiamo più calpestare il suolo senza cognizione»

Oggi si celebra a livello mondiale la giornata del suolo, ricorrenza legata all’urgente necessità di sensibilizzare le persone sulla cruciale tematica della salvaguardia del suolo, bene comune non adeguatamente tutelato e sempre più depredato dall’azione dell’uomo.

In Italia quest’anno la giornata arriva a ridosso della drammatica frana di Ischia che ha trascinato con sé la vita di molte persone e che ha messo in luce, ancora una volta, cosa succede quando una zona idrogeologicamente vulnerabile diventa estremamente edificata e antropizzata.

Eppure nel nostro Paese di suolo se ne continua solo a parlare quando succede una catastrofe, si piangono le perdite e i politici cercano di ovviare alla loro noncuranza puntando il dito alla ricerca di un colpevole. In questo caso penso che l’intera classe politica dell’ultimo decennio dovrebbe cospargersi il capo di cenere. Proposte di legge per frenare il consumo del suolo si susseguono infatti dal 2012, ma puntualmente si arenano in uno dei due rami del Parlamento.

Se il suolo è vitale per il Pil

Questo avviene perché, se ci pensiamo, il consumo di suolo viene percepito come una rendita che fa girare una parte importante dell’economia, e visto che ci hanno insegnato che se il Pil cresce allora significa che stiamo bene, nessun governo vuole assumersi la responsabilità di promuovere una legge che tuteli uno degli elementi più vitali che abbiamo.

Anzi questi fatti sono una manna per chi ragiona solo in termini di Pil: l’economia cresce nel momento che si costruisce e cresce in questi giorni che si lavora per sgomberare le macerie. Forse questi fatti ci dovrebbero far pensare all’assurdità del Pil. Dietro a questo ragionamento si cela la mentalità produttivistica figlia dei due secoli di industrializzazione che ha consentito all’uomo di prosperare (e sperperare) su questo pianeta raggiungendo livelli di benessere mai visti prima, a scapito però della Terra e delle sue preziose risorse.

Petrini salvaguardare il suolo

Riferendoci al suolo questa mentalità ha dato vita a una situazione paradossale che sta ormai diventando troppo ingombrante per fare finta di niente. Che cosa voglio dire con questo? Da un lato faccio riferimento al suolo non sfruttato nella sua essenza di elemento vitale, perché viene reputato più utile cementificarlo, e dall’altro invece al suolo ipersfruttato da pratiche agricole intensive che lo stanno letteralmente esaurendo.

Una cementificazione sfrenata

Mi spiego meglio: stando ai dati emersi nell’ultimo rapporto nazionale dell’Ispra del 2022 (Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale) emerge che, di tutta l’ultima decade, il 2021 è stato l’anno in cui si è cementificato più suolo. Si parla di una media di 19 ettari al giorno, con una velocità che supera i 2 metri quadrati al secondo. L’illogicità del tutto sta nel fatto che mentre la popolazione italiana decresce – si parla di vera e propria crisi demografica – il consumo del suolo aumenta e si continua a edificare tanto nelle aree urbane e suburbane come in quelle rurali.

Sta dunque avvenendo esattamente il contrario di ciò che ci si aspetterebbe razionalmente, nonché in ottica della tanto invocata sostenibilità e transizione ecologica. Il consumo di suolo – a beneficio di un’edilizia non sempre necessaria (a quando un puntuale censimento dei capannoni abbandonati?) – causa il fenomeno dell’impermeabilizzazione del terreno che non riesce più ad assorbire l’acqua. Le piogge, non riuscendo a penetrare nel suolo, da un lato allagano le città e dall’altro non vanno ad alimentare le falde, riducendo così l’ammontare di acqua a nostra disposizione (e con i trascorsi di siccità dell’ultimo anno e mezzo dovremmo fare tutto fuorché impedire l’accumulo di riserve d’acqua). In zone già vulnerabili per la particolare conformazione del territorio, la combinazione di cementificazione imperante e precipitazioni violente (che sono peraltro destinate ad aumentare per via della crisi climatica) può portare al dissesto idrogeologico con conseguenze anche fatali come è avvenuto di recente ad Ischia e non molto prima nelle Marche.

Un’agricoltura che genera deserto

A fare da contraltare al manto di cemento che a ogni latitudine soffoca il suolo, c’è l’agricoltura intensiva che ha soggiogato questa risorsa naturale vitale a dinamiche produttivistiche predatorie. Nell’Unione europea il 70% dei suoli stanno andando incontro a una progressiva degradazione – che diventerà desertificazione se non agiamo per arrestarla – e che è tanto maggiore quanto più è alta l’incidenza di attività agricole e zootecniche di carattere intensivo; responsabili dell’alterazione dei naturali equilibri ecosistemici nonché dell’impoverimento del suolo. Stando ai dati forniti dalla Fao, a causa del degrado dei terreni agricoli si stima una loro diminuzione della produttività superiore al 10% al 2050 nonché una perdita di micronutrienti essenziali per la salute umana (zinco, ferro, iodio) che le piante possono ottenere esclusivamente dal suolo. Se a questo aggiungiamo la crisi climatica incalzante, il fatto che la popolazione mondiale arriverà a 10 miliardi e che la crescita nella domanda di alimenti sarà pari al 60%, allora vediamo che, tutelare e gestire in maniera sostenibile il suolo, sia indispensabile per la sicurezza alimentare globale.

Petrini salvaguardare il suolo
Patate di montagna dei Nebrodi, Presidio Slow Food

L’agroecologia ci salverà

Adottare pratiche agricole rigenerative che tutelano e ripristinano la fertilità dei suoli quali ad esempio l’agroecologia diventa quindi un imperativo da cui non possiamo più prescindere. I suoli sani sono casa per la più grande biodiversità al mondo (si parla di circa due terzi di tutti gli esseri viventi) che è indispensabile per il corretto funzionamento dei nostri ecosistemi. Inoltre i terreni ricchi di materia organica (microbi, funghi, batteri) sono importanti alleati nella mitigazione del cambiamento climatico proprio per la capacità degli organismi in essi presenti di sequestrare carbonio dall’atmosfera per poi immagazzinarlo sotto la superficie terrestre.

È giunto il momento di prendere consapevolezza che non è più possibile pensare che siccome il suolo sta sotto di noi siamo autorizzati a calpestarlo senza alcuna cognizione.

Da un lato quindi come direbbe il mio amico Renzo Piano iniziamo a rammendare l’esistente anziché continuare a edificare e cementificare, e dall’altro coltiviamo e custodiamo con cura i terreni consentendogli di continuare a fornirci alimenti buoni e sani. Impariamo a camminare la terra con rispetto, senza un suolo vivo non c’è infatti futuro.

Carlo Petrini
da La stampa del 5 dicembre 2022


Quanto ne sai di suolo?

E per tutti quelli che vogliono cimentarsi con quiz e indovinelli, è disponibile il sito Il circolo del suolo per approfondire, con l’aiuto di brevi giochi interattivi, la costituzione del suolo, i servizi ecosistemici che questo bene comune fornisce, la biodiversità del sottosuolo, il ruolo del lombrico, il collegamento tra il suolo e il cibo attraverso la filiera avicola, la scelta delle uova.