Petrini sulla Cop28: «dal Papa il messaggio concreto che serve»

Ancora una volta un messaggio dirompente e significativo. La lettera a firma di Papa Francesco, letta alla Cop28 di Dubai, ha saputo trasmettere con eloquenza e lucidità lo stato attuale delle cose.

Vi è la tendenza a prendere le parole del Pontefice come consigli elargiti da un’autorità religiosa, e quindi delle opinioni che poco si conciliano con il pragmatismo politico.

La cosa incredibile è che Bergoglio, sta parlando di concretezza.

Il suo messaggio è profondamente politico, e ci esorta a un “un cambio di passo che non sia una parziale modifica della rotta, ma un modo nuovo di procedere insieme”; ma questo non sta passando all’interno della governance internazionale. Da una parte il consumismo compulsivo che depaupera le risorse dell’ambiente, dall’altra la mole impressionante dell’industria degli armamenti che non accenna ad arrestarsi.

Ciò che Francesco ci ha nuovamente ricordato è che il cambiamento climatico è “un problema sociale globale che è intimamente legato alla dignità della vita umana” (Esort. ap. Laudate Deum, 3).

Alla luce di questo, è ben poca cosa il passo in avanti che in questi giorni è stato fatto con l’operatività del Fondo Perdite e Danni (Loss and Damage in inglese, ovvero la compensazione economica rivolta ai Paesi meno sviluppati e più vulnerabili agli effetti della crisi climatica). Un accordo che al suo interno ammette che «una mitigazione insufficiente contribuisce a aumentare le perdite e i danni e che l’adattamento non previene tutte le perdite e i danni», e che per questo sottolinea i suoi stessi limiti legati a un’attività di prevenzione ancora impercettibile. Questo evidenzia che la realtà è ben lontana dalla strada auspicata.

Petrini sulla Cop28 papa messaggio
Foto di Markus Spiske, da Unsplash

Energie (e fondi) sprecate

Mentre a Dubai il Presidente francese Macron dichiarava che «investire nel carbone è una vera assurdità» (senza fare cenno ad altri combustibili fossili), OSCE e IEA pubblicavano un’analisi in cui emerge che il sostegno globale (misurato sulle prime 82 economie) verso i combustibili fossili è passato dai 769,5 miliardi di dollari del 2021 ai 1.481,3 nel 2022. Al posto di cercare vie alternative, l’investimento è quasi raddoppiato per mitigare costi dell’energia estremamente elevati. Un ingente aumento dei prezzi che, a sua volta, è dipeso in buona parte dal conflitto russo-ucraino. Prova del realismo bergogliano, che lega la crisi climatica alle profonde crisi sociali del nostro tempo.

Ieri Papa Francesco ha voluto premere nuovamente sul tema della pace: «quante energie sta disperdendo l’umanità nelle tante guerre in corso, come in Israele e in Palestina, in Ucraina e in molte regioni del mondo: conflitti che non risolveranno i problemi, ma li aumenteranno! Quante risorse sprecate negli armamenti, che distruggono vite e rovinano la casa comune!».

Il Santo Padre invita dunque a una comparazione. Proprio in merito al Fondo Perdite e Danni, negli scorsi giorni diversi Paesi (per così dire più sviluppati) hanno dichiarato di partecipare con importanti somme di denaro. Nessun paragone però con le spese che ogni anno queste Nazioni destinano alla militarizzazione. Con la promessa di 100 milioni, Italia e Germania sono apparse le più generose. Nell’ultimo anno (2022) però hanno rispettivamente destinato alle spese militari 33 e oltre 55 miliardi di dollari. Per inciso, il nostro Paese ha destinato oltre 1 miliardo solo per l’invio di armi in Ucraina. Dati che danno già un’idea sui reali interessi politici. La posizione degli Stati Uniti però grida vendetta. L’obolo, diversamente non può essere chiamato, che la più grande potenza economica ha deciso di destinare a questo fondo ammonta a 17,5 milioni di dollari. La proporzione con gli 877 miliardi di dollari (circa il 40% della spesa militare mondiale) che si leggono a bilancio 2022 sotto la voce “spese militari” è evidentemente inesistente. Assordante il silenzio cinese.

La sollecitazione di pace non può essere dunque ricondotta a una dinamica esclusivamente spirituale o religiosa. Cosa succederebbe se la politica di Papa Francesco fosse adottata?

Probabilmente con un vero multilateralismo ci sarebbe spazio anche per istituire dei fondi che aiutino a prevenire (e non solo a “curare”) i disastri climatici, o che aiutino a sviluppare politiche di transizione energetica laddove l’abbandono dei combustibili fossili risulta ancora troppo costoso.

Nonostante tutto, dalle parole del Santo Padre traspare ancora un briciolo di fiducia per questo tipo di appuntamenti. Ma a oggi dobbiamo constatare che non stanno funzionando, al punto tale che si sta sempre più mettendo in discussione l’autorevolezza dell’Onu. Il punto è che se si continua a uscire da questi incontri con “espedienti” rivolti al futuro della crisi climatica (altro esempio, l’accordo tra Unfccc e Microsoft per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per lo studio dei dati della crisi climatica), senza prendere in considerazione le soluzioni già oggi praticabili e rinunciando a un vero cambio di rotta da percorrere insieme, allora il rischio reale è di compromettere irrimediabilmente l’avvenire di tutti.

Carlo Petrini, 
da La Repubblica di domenica 3 dicembre