Petrini: la relazione tra cibo, ambiente e contesti urbani non è più trascurabile

In questi giorni ho partecipato a Rio de Janeiro all’ottavo incontro globale dei firmatari del Milan Urban Food Policy Pact. Questo patto internazionale per la promozione di sistemi alimentari urbani sostenibili nato il 15 ottobre 2015, con il comune di Milano a fare da capofila, ha saputo valorizzare l’opportunità di Expo protraendola nel tempo.

In quello stesso anno e periodo, le grandi potenze mondiali riunite a Parigi per la Cop21 hanno siglato un accordo per contrastare il cambiamento climatico che sembrava destinato a passare alla storia. Dopo otto anni gli impegni presi dal gotha della politica internazionale sono stati largamente disattesi e la situazione climatica non ha fatto altro che peggiorare e causare sofferenze. Il patto siglato a Milano invece ha continuato a crescere: attraverso la condivisione di buone pratiche, la relazione tra cibo, ambiente e contesti urbani è stata esplorata in molteplici incontri. Allo stesso tempo la rete di partecipanti si è allargata a 250 città di 78 Paesi del mondo coinvolgendo una popolazione di circa 500 milioni di persone.

Dico questo a supporto di una tesi che ha avuto un’ennesima conferma durante questo incontro.

Viviamo in un’epoca complessa di crisi globali, eppure, il modo migliore per fornire soluzioni è attraverso azioni locali.

petrini cibo ambiente e città

Le città, agenti in causa dei sistemi alimentari mondiali

I sottoscrittori del Patto di Milano sono ben coscienti del fatto che oggi il cibo non può più essere un argomento fuori dell’interesse delle città come invece è stato per fin troppo tempo. In questi luoghi vive il 50% della popolazione mondiale (cifra peraltro destinata ad aumentare), viene consumato il 70% del cibo, l’80% dell’energia e si genera il 70% dello spreco e delle emissioni globali. Attraverso abitudini alimentari scorrette le città sono diventate agenti in causa della perdita di biodiversità, crisi climatica, disuguaglianze crescenti, deforestazione e condizioni di lavoro ingiuste.

Le buone pratiche del Patto di Milano

A fronte di questo stato di cose globale, le 250 città che stanno lavorando per creare sistemi alimentari più sostenibili nei loro territori lo fanno ciascuna a partire dalle esigenze più impellenti dei singoli territori; dalla produzione di cibo, alla distribuzione, alla riduzione dello spreco o alla promozione di diete sane e sostenibili. La municipalità di New York ad esempio ha creato un sistema pubblico di approvvigionamento alimentare che ogni anno destina mezzo miliardo di dollari per fornire ai propri cittadini, specialmente quelli più vulnerabili, cibi locali, sani e culturalmente diversificati.

Addis Abeba invece ha voluto investire sulla ristorazione scolastica: a beneficiarne sono 450 mila studenti che hanno accesso a un pasto sano e nutriente con risvolti positivi anche per il rendimento scolastico, e 10 mila donne che sono state assunte per questo progetto. Rosario, la terza città più popolosa dell’Argentina, sta convertendo ex terreni industriali o abbandonati, alla pratica agroecologica con 2500 tonnellate di frutta e verdura prodotte in loco e oltre 300 nuove imprese agricole avviate.

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Tutto questo promuove l’autonomia alimentare della città, la resilienza climatica e la riduzione delle emissioni date da alimenti che viaggiano centinaia di chilometri prima di arrivare sulle tavole. Queste sono solo alcune delle centinaia di buone pratiche che il patto di Milano ha permesso di mettere in rete. La condivisione di esperienze così come è avvenuto a Rio, è di stimolo per le amministrazioni a dare concretezza nei loro territori a idee nuove o a rispondere a problemi già presenti, ma per cui ancora non si era individuata una soluzione. Le grandi agenzie internazionali e le governance mondiali sono importanti nella promozione del cambiamento, ma non hanno la capillarità di intervento che possono invece avere gli amministratori locali. I sindaci sono le persone migliori nelle città per spiegare che i consumi alimentari devono cambiare; affiancando e promuovendo questa transizione con politiche mirate e adeguate.

Solo così si affronterà veramente la radice delle attuali crisi, determinate da un sistema socio economico che ci spinge a consumare compulsivamente senza prestare attenzione all’ambiente, alla nostra salute, ai disastri che si stanno realizzando nel mondo e alle iniquità crescenti. Solidarietà rispetto alle differenze e cooperazione per una causa comune sono ciò che mi porto a casa: è giunto il momento di condividere fraternamente le nostre idee e contribuire ciascuno secondo le proprie possibilità alla creazione di un sistema alimentare giusto ed equo che nutre le persone e custodisce il pianeta.

Carlo Petrini
su La Repubblica del 23 ottobre 2022


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