Petrini, ambiente, ecco «Le gravi colpe di una politica che non ascolta»

Ormai sono anni che si susseguono disastri legati al cambiamento climatico. Bombe d’acqua, frane e inondazioni non sono più fenomeni rari nella nostra penisola. Continuiamo a scrivere articoli denunciando questa situazione, gli scienziati, con dati sempre più preoccupanti, da anni ci dicono che bisogna cambiare.

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Si fanno riunioni a livello internazionale di capi di stato e si constata che la realtà non è più sostenibile per poi arrivare a prendere decisioni sempre blande che puntualmente vengono disattese. Ormai abbiamo capito che la politica è sorda a questi richiami e cieca a queste situazioni. Però una cosa voglio chiedere ai politici: di avere a meno il pudore di non indignarsi. Perché la loro indignazione fa male alle vittime e all’Italia che viene violentata.

La crisi climatica assente dai programmi di governo

Siamo alla vigilia di importanti elezioni giocate su inutili slogan che vengono smentiti dopo poche ore, o programmi inattuabili, vergognosi specchietti per le allodole.

Non ci sono nel programma dei partiti, se non in rarissime eccezioni, capitoli dedicati alla crisi climatica, al dissesto idrogeologico, alla tutela del suolo, al governo delle acque interne, a politiche del cibo (perché l’agroindustria è uno dei colpevoli maggiori di emissioni di Co2). Niente.

Sembra che i nostri politici vivano in un altro secolo o su un altro pianeta. Non un progetto, ma sempre una rincorsa all’emergenza che richiede più soldi oltre a portare vittime innocenti. Il clima non può essere più considerato solo come un’emergenza. Allora in questi pochi giorni che ci separano dalle elezioni dobbiamo avere il coraggio di chiedere con forza ai politici atti concreti in questa direzione.

È necessario però prendere atto che tocca a tutti noi rimboccarci le maniche e agire in modo collettivo per cercare di inquinare di meno, sprecare meno risorse limitate (come l’acqua), trovare risposte alternative all’uso di fonti fossili e inquinanti nella produzione di energia (che non sono né il nucleare, né il carbone).

Che cosa possiamo fare tutti insieme

Per ritornare al cibo, un settore di cui mi occupo, tante cose possiamo fare, ma vorrei sottolinearne una in particolare: mettiamo fine alla piaga dello spreco. Perché oltre ad essere un affronto etico e morale per chi non ha cibo, è causa di disastri incredibili. La popolazione mondiale supera i 7 miliardi e si produce cibo per 12. Se teniamo conto che oltre 900 milioni soffre ancora di fame questo vuol dire che buttiamo via oltre il 30% del cibo prodotto. Lo spreco porta con sé sfruttamento di terre, uso di acqua, utilizzo di chimica, trasporti, produzione di spazzatura,..: tutto inutile. Situazione che fa bene solo a pochi padroni dell’agrobusiness e male a tutti noie all’ambiente.