Per Vittorio, che voleva cambiare il mondo con la sua cucina

Vittorio era un uomo generoso e gentile. Era un oste appassionato e coinvolgente. Era un cuoco sensibile come pochi e militante.

Per lui il ristorante è sempre stato un luogo dove trovarsi, dove scambiare idee, discutere con dolcezza e veemenza insieme, dove creare piatti portando avanti la sua rivoluzione, quella per un mondo più giusto. Un luogo di incontro e aperto, senza barriere, dove potessero cucinare insieme i pensionati del paese, i lavapiatti e i tanti, giovani e inesperti, che bussavano alla sua porta per chiedere come si potesse diventare cuochi e che lui ha sempre accolto dandogli una sua giacca e lasciandoli fare sotto il suo occhio attento, vigile e amorevole.

 

Vittorio Fusari è stato amico e compagno di strada fondamentale per Slow Food. Insieme all’associazione, come cuoco e come ambasciatore del buono, pulito e giusto, ha lavorato per avviare progetti a tutela della biodiversità (come Presìdi e Alleanza dei Cuochi), ha partecipato a eventi, grandi e piccoli, ed è stato attivo nella vita associativa. Benemerito della gastronomia, così lo aveva nominato Carlo Petrini. Ph. Alessandro Vargiu

 

Vittorio non voleva solo cucinare bene, voleva cambiare il mondo con la cucina. Era il suo modo di fare politica, di impegnarsi.

Era ostinato e puro. Non c’era verso di fare entrare nelle sue cucine un pesce di lago che non provenisse dal suo lago e quando ti spiegava il perché non era mai solo una questione di gusto: «Vedi Eugenio» mi disse tanti anni fa, molto prima che la cucina avesse il ruolo sociale che gli viene riconosciuto oggi «se io uso il pesce del lago di Iseo aiuto i pescatori e così facendo loro si impegneranno perché le acque possano essere più pulite e la mia piccola scelta lascerà un segno più grande, sarà per tutti». Ecco la comunità. Essere una comunità consapevole era la sua grande prospettiva, forse il senso ultimo del suo lavoro. Portare la sua cucina rivoluzionaria a quante più persone possibile. Con la scusa del cibo, radunava le persone, che poi finivano necessariamente per diventare amici, attorno a un ideale.

 

Vittorio a Slow Fish 2019. Da sempre presente negli eventi Slow Food, era l’anima di molti Laboratori del Gusto e incontri, perché il suo lavoro andava ben al di là delle cucine. “Tramandare la sapienza millenaria della gastronomia italiana è la mia vita”, diceva. “Perché il buon mangiare avvicina le persone, aiuta a trovare punti di vista comuni, aiuta ad essere felici”. Ph. Paolo Properzi

 

Che fossero le polpette o una fetta di salame per i calicisti del Volto o i piatti che pensava per i tanti, tantissimi, eventi che ha realizzato nella sua vita, le sue preparazioni dovevano essere democratiche e avere un significato più profondo. Pensavi di andare a mangiare la sua sfogliatina e ti trovavi a discutere di quanto il mondo fosse pieno di ingiustizie e di cosa si poteva fare per sistemarlo almeno un po’. «Siamo quello che spendiamo, non quello che mangiamo. Con le nostre scelte di ogni giorno possiamo decidere a chi dare i nostri soldi, su quale futuro investire».

E poi c’era il vino. La Franciacorta innanzitutto, un luogo che amava in modo viscerale. Era inutile provare a ragionare sull’ipotesi che esistesse un territorio più adatto per produrre bollicine. C’era solo la Franciacorta. E Vittorio ha fatto di tutto perché questo piccolo angolo di terra tra il suo lago e Brescia fosse conosciuto e apprezzato da quante più donne e uomini possibile. Grazie al vino, tanti anni fa, nacque quella magia che è stata il Volto e abbiamo avuto la fortuna di incontrare sulla nostra strada un uomo così straordinario.

 

Nel 2009 fu uno dei fondatori del progetto dell’Alleanza Slow Food dei Cuochi, uno dei primi a capire l’importanza di sostenere direttamente i produttori locali custodi di biodiversità per consentire loro di continuare a presidiare territori spesso difficili e a produrre qualità.

La sua collaborazione fu da subito intensa e non è mai venuta meno in questi dieci anni. Era con noi poco più di un mese fa a Bologna, all’incontro nazionale dell’Alleanza, ed era stato con noi anche lo scorso settembre, a Bra per Cheese, dove raccontò in una conferenza e in un bellissimo laboratorio la sua esperienza di norcino, ribadendo anche in questa occasione il suo essere cuoco-artigiano, convinto sostenitore del valore della manualità, della necessità di conservare il saper fare e le tradizioni locali. La norcineria era una sua passione e stava lavorando – con la sua compagna Patrizia e con gli amici della locale Condotta Slow Food – all’avvio di un Presidio sulla ret, un salume semplice e antico della sua Franciacorta, che lui produceva direttamente.

Su impulso di Vittorio, Slow Food Editore ha pubblicato nel 2018 il libro La felicità ha il sapore della salute. Scritto a quattro mani con il prof. Luigi Fontana per la parte divulgativa e scientifica, Vittorio ha creato una cinquantina di ricette per nutrire non solo il corpo ma anche lo spirito, esaltando il gusto del buon cibo, il piacere di dedicarsi alla cucina, la sostenibilità delle nostre scelte quotidiane.

 

 

Tornando all’Alleanza, anche grazie al suo contributo si è trasformata da un piccolo gruppo di cuochi italiani in una rete che oggi conta oltre 1100 cuochi in 25 paesi, stimolando l’interesse e l’entusiasmo per la scoperta dei prodotti locali a ogni latitudine. Era un grande comunicatore ed è stato nostro ambasciatore in molte occasioni, come quando fu fondata l’Alleanza dei cuochi in Marocco. Vittorio ci accompagnò, si entusiasmò dei piatti delle cuoche marocchine e fu capace di trasmettere il senso più alto del progetto anche in un contesto così diverso e “lontano”. Per questo tutta la rete dei cuochi dell’Alleanza Slow Food perde oggi uno dei suoi nodi principali. Ma è tutto Slow Food a soffrire per la sua scomparsa, e il vuoto che lascia lo sentiremo ancora di più quando, in occasione dei nostri piccoli e grandi eventi, ci verrà spontaneo pensare a lui, cercarlo, come tante volte in passato è successo, trovandolo sempre disponibile.

 

Uno scatto di Vittorio in occasione del terzo incontro dell’Alleanza Slow Food dei Cuochi in Italia. Svoltosi a Bologna lo scorso novembre, è stata l’occasione per discutere la ricetta del cuoco del futuro secondo Slow Food. E Vittorio, come sempre, è stato tra i protagonisti. Ph Marco Del Comune e Oliver Migliore

Di Vittorio mancheranno la voce dolce e gli occhi profondi, le parole e le mani che quasi con una carezza prendevano gli alimenti e li cucinavano. Continueranno però a vivere le sue battaglie e i suoi ideali, la sua voglia di stare intorno a una tavola per fare festa e cambiare la direzione delle nostre vite.

Tutta la comunità Slow Food si stringe in un forte abbraccio a Patrizia, moglie di Vittorio e fiduciaria della Condotta Slow Food Oglio Franciacorta Lago d’Iseo, e al loro giovane figlio.

Eugenio Signoroni, curatore di Osterie d’Italia

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