Per un lunedì senza carne: dalla Guinea Bissau, le Frittelle Fijos

Ridurre il consumo di carne è un imperativo al quale noi occidentali non possiamo più sottrarci. Ma mangiare meno carne non deve avere una punizione per le papille gustative, anzi, potrebbe essere una bella sfida per cimentarsi in cucina. Per partecipare a questo gioco, provate a non mangiare carne almeno per un giorno a settimana e sostituirla con ricette regionali o avventurarvi con ricette di altre culture come quella che vi proponiamo oggi. Vi daremo la ricetta il venerdì, così che possiate avere il tempo di recuperare tutti gli ingredienti per il vostro lunedì senza carne.

Questa settimana, nell’ambito della campagna Meat the Change, vi proponiamo la storia e la ricetta di Ibraima Djalo, tratte dal ricettario Ricette del Dialogo realizzato nell’ambito dell’omonimo progetto.

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Frittelle Fijos

Le fijos sono frittelle di zucca, con uno strato miele o cocco in superficie. Preparate dalle donne e poi vendute nei campi di kaju (anacardi), nelle scuole o durante gli eventi sportivi, sono considerate un cibo di strada. Dalla loro vendita, accompagnata dal tè, le piccole comunità locali, in particolare le ragazze, traggono un sostegno per sé e le proprie famiglie, sotto forma di guadagno e autosostentamento.

Ibraima ha un legame molto intimo con questa ricetta. Sua mamma amava cucinarle in casa per tutta la famiglia. “Erano semplici e dolci” ricorda Ibraima con la voce velata dalla nostalgia. “Per questo mi piace farle, per rievocare il ricordo di lei”. È con questo pensiero che Ibraima si mette in cucina. La cura con la quale egli si dedica alla preparazione delle Fijos è unica: una calma che pare quasi sacra

 

PER 4 PERSONE

INGREDIENTI

  • 500 g di zucca
  • 150 g di farina di mais
  • 50 g di farina 00
  • 50 g di burro
  • 2 uova
  • 1 cucchiaino di lievito
  • Miele q.b.
  • Farina di cocco secco q.b.
  • 500 ml di olio di mais per friggere
  • Mezzo cocco fresco grattugiato
  • Zucchero a velo q.b.

 

TEMPO DI ESECUZIONE 1 ora

Per cominciare prendete la zucca, sbucciatela e tagliatela a dadini. In una pentola mettete a scaldare dell’acqua e, una volta giunta a ebollizione, unite la zucca. Lasciate cuocere per circa 10 minuti, fino a che non diventerà tenera. Poi passatela nel mixer insieme a dell’acqua di cottura, per renderla leggermente cremosa. Quindi aggiungete il burro, le uova e frullate ancora, in modo da amalgamare tutti gli ingredienti.

 

Spostate il composto in una ciotola e versatevi 150 g di farina di mais, 50 g di farina 00 e un cucchiaino di lievito. Mescolate il tutto e lasciatelo riposare per 30 minuti. Se avete fretta potete mettere il preparato nel forno, preriscaldato e poi spento: la lievitazione avverrà in modo più rapido.

La base per le nostre frittelle è pronta! In una padella capiente, possibilmente a bordi alti, mettete l’olio a riscaldare. Quando è bollente potete iniziare a versare l’impasto dandogli la forma che preferite. Raggiunta una colorazione dorata e una consistenza croccante, scolate le frittelle e depositatele su un piatto ricoperto di carta assorbente. Potrete ora concludere la ricetta aggiungendo il miele e il cocco fresco: riponetele in un contenitore, cospargetele di miele e di cocco fresco precedentemente grattugiato, copritele per qualche minuto, in modo che possano assorbire bene il miele e servitele ancora tiepide.

In alternativa potete cospargere le frittelle calde con un mix di zucchero a velo e farina di cocco secco. A questo punto le vostre frittelle sono pronte per essere gustate!

LO CHEF

Ibraima Djalo

I piatti tradizionali sono come le radici di un albero, tengono legati al terreno natale e permettono di crescere e vedere il mondo

La cucina della Guinea Bissau nasce dalla contaminazione fra la tradizione locale e la gastronomia portoghese. I due ingredienti di base sono il riso (più consumato sulle coste) e il miglio (più diffuso nell’entroterra), che accompagnano piatti di carne, pesce e verdure.

Ibraima racconta che la cucina del suo paese è meno conosciuta rispetto a quelle di altre regioni africane. Anche per questa ragione ha scelto di partecipare all’iniziativa Le Ricette del Dialogo: «In questo modo desidero far conoscere il mio paese, partendo dall’amore per la Guinea e per la sua cucina. Un amore che mi è stato trasmesso da mia madre. Era una cuoca e aveva un ristorante tutto suo: è lei il simbolo del mio progetto».

Ibraima esprime la sua passione per la cucina attraverso un dolce delizioso: le frittelle “fijos”, una ricetta che ha imparato da sua sorella e che continua a far parte dei suoi ricordi.

«Sono arrivato in Italia nel 2015, dopo 24 giorni di viaggio. Sono partito dalla Guinea Bissau e, passando per il Senegal, il Mali, il Burkina Faso e il Niger, sono arrivato in Libia. Da qui ho preso la via del mare e sono arrivato finalmente a Lampedusa. I primi passi non sono stati semplici, ma, grazie alla cooperativa che mi ha accolto a Bra, ho avuto la possibilità di conoscere tante persone, di imparare l’italiano e soprattutto di trovare un lavoro che, ad oggi, mi ha permesso di affittare un alloggio e vivere in piena autonomia. Ho deciso di partire per poter aiutare la mia famiglia, dato il difficile contesto in cui mi trovavo in Guinea Bissau. Inoltre, ho sempre creduto che rimanere tutta la vita nello stesso posto fosse un limite. Avevo ragione. Una volta arrivato qui, ho capito quanto fosse fondamentale allontanarsi per scoprire luoghi e persone nuove».

Sentirsi a casa, in Italia, non è stato subito semplice, per lo più se si considera che la comunità della Guinea Bissau, a differenza di tante altre, non è così numerosa in Piemonte. Ibraima, in questi 4 anni, ha conosciuto solo una decina di suoi connazionali. Il cibo, però, è stato un ottimo strumento per ritrovare un pezzo di radici anche a Bra.

«Quando torno a casa dal lavoro e sono stanco, amo mettermi a cucinare, soprattutto per gli altri. Mi sento libero, creativo e vivo».

Ibraima cucina da quando era bambino e ha imparato tutte le ricette che propone quotidianamente dalla maestria di sua madre. «Finita la scuola, correvo a casa per cucinare con mia madre. La parte che preferivo era il termine della preparazione, quando i piatti erano pronti e li si assaporava tutti insieme. Del riso, attendevo la parte finale, quella rimasta

in fondo alla pentola. Sapendolo, mia madre me la lasciava sempre da parte. Ci sono tanti altri ricordi che mi legano a lei. Per esempio, una ricetta tipica che cucinava durante il mese di Ramadan, fatta di manioca, patate dolci africane, burro di arachidi, pesce o carne secca».

Da passione a lavoro: questo è il grande desiderio di Ibraima, che ripone molta fiducia in questo progetto, affinché possa essere il trampolino di lancio per raggiungere i suoi obiettivi.

Avviato nel 2018, il progetto Ricette del Dialogo, che ha coinvolto 78 persone, residenti in Piemonte e provenienti da oltre trenta Paesi, si è sviluppato attraverso formazioni e incontri che possano aiutare i migranti ad aprire nuove attività commerciali. Il progetto è promosso in Piemonte dall’associazione LVIA con Slow Food, Renken onlus, le associazioni delle comunità africane Panafricando e Asbarl, la Cooperativa Colibrì, la Città di Torino, la Regione Piemonte ed il contributo dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.

 

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