Il Paese che non sa più spegnere il fuoco

Il Piemonte è in ginocchio. Il fronte degli incendi non accenna a esaurirsi e va dalla provincia di Cuneo fino al Biellese, passando per la Valsusa. Praticamente tutto l’arco alpino piemontese sta bruciando. Si parla di migliaia di ettari di boschi, e ormai di diversi paesi e frazioni che rischiano di essere completamente divorati dalle fiamme.

Una situazione senza precedenti, specialmente in questo periodo dell’anno e specialmente in questa zona dell’Italia. Un’Italia che non sa più spegnere il fuoco.

Un dramma che fa sì che già centinaia di persone abbiano dovuto abbandonare le proprie case. È difficile immaginare la gravità del momento senza guardare le terribili immagini scattate dai testimoni diretti. Una situazione le cui cause sono da cercare in direzioni diverse.

Il fumo degli incendi è ben visibile anche nelle immagini satellitari su gran parte del Piemonte

Da mesi e mesi in Piemonte non piove, e a una delle siccità più gravi degli ultimi decenni si è aggiunto l’ottobre più caldo degli ultimi duecento anni che, insieme al forte vento di queste settimane, ha praticamente reso l’arco alpino una polveriera. Inoltre, secondo gli esperti, la maggior parte dei roghi che hanno dato l’avvio all’enorme incendio sono di origine dolosa e vanno dunque ascritti a criminali sui quali è complicato mettere le mani e fare prevenzione.

Se è vero dunque che stiamo vivendo una situazione assolutamente straordinaria, va tuttavia detto che lo Stato dovrebbe essere attrezzato a far fronte meglio e più efficacemente a questo genere di calamità. Notizia di questi giorni è che alcuni Canadair italiani siano in manutenzione e dunque inservibili per intervenire in Piemonte, tanto che il ministro Minniti ha dovuto fare appello all’Unione Europea che proprio ieri ha mandato due aerei croati a dar manforte ai mezzi già impegnati.

Gli sforzi straordinari che gli uomini e le donne di Vigili del Fuoco e Protezione Civile, persone che da una settimana lavorano anche 20 ore al giorno, stanno facendo per domare le fiamme meritano un plauso e un encomio, eppure non si stanno rivelando sufficienti. Forse l’accorpamento della Guardia Forestale ai Carabinieri in questi momenti non aiuta, perché un corpo specializzato nella gestione boschiva avrebbe probabilmente potuto garantire maggiore reattività.

La speranza è allora che arrivino le piogge e cessino i venti, e finalmente ci sarà il tempo per leccarsi le ferite. Certamente occorrerà riflettere molto, e cercare di allargare un po’ la portata dell’analisi. Perché sempre più spesso il cambiamento climatico sta chiedendo conti che non avevamo previsto di pagare, fenomeni atmosferici estremi mettono a repentaglio la tenuta dei nostri paesi e delle nostre comunità, dovunque esse siano. Lo abbiamo visto con la bomba d’acqua a Livorno poco più di un mese fa e lo vediamo oggi in Valsusa.

Le istituzioni devono prenderne atto e predisporre misure adeguate di prevenzione e di risposta all’emergenza, e parallelamente noi cittadini dovremmo entrare nell’ottica che il cambiamento climatico colpisce tutti e che allora vale la pena fare qualche attenzione in più ai nostri comportamenti. È triste a dirsi, ma il cambiamento climatico cambierà ( e sta già cambiando) le nostre vite.

 

Carlo Petrini

da La Repubblica del 30 ottobre 2017

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