Ecco come la Pac non favorisce i diritti dei lavoratori. E come invece potrebbe

La Pac dovrebbe usare la condizionalità nell’erogazione dei sussidi al fine di promuovere l’agroecologia e il miglioramento della situazione sociale in ambito rurale, per garantire i diritti dei lavoratori, il rispetto dell’ambiente, il benessere degli animali.

In Europa, ogni anno sono almeno dieci milioni le persone che lavorano nel settore agricolo. Per la maggior parte, si tratta di lavoratori stagionali e a chiamata, molti dei quali sono spesso vittime di uno sfruttamento diffuso. Una situazione ingiusta e disumana che rimane per lo più invisibile. Per questo le organizzazioni della società civile di tutta Europa si sono unite nella richiesta di diritti e giustizia sociale per i lavoratori agricoli, convinte, come Slow Food sostiene da anni, che l’agroecologia sia l’approccio chiave per costruire un’agricoltura europea più equa.

Pac e agroecologia. Slow Food si è unita a oltre 250 organizzazioni e singoli cittadini europei nel firmare una lettera sulle politiche in materia di agricoltura e diritti sociali, inviata all’attenzione dei principali decisori europei e nazionali, con lo scopo di richiedere l’inclusione dei princìpi di “condizionalità sociale” nella Convenzione finale sulla Politica agricola comune (Pac).

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Secondo i princìpi di condizionalità sociale i sussidi agricoli – in questo caso i pagamenti distribuiti nell’ambito della Pac – dovrebbero essere subordinati al rispetto dei diritti sociali dei lavoratori, come per esempio una retribuzione equa, condizioni di lavoro sicure, diritto a un congedo di malattia retribuito. La protezione dei diritti dei lavoratori agricoli è componente essenziale dell’agroecologia, spesso erroneamente associata esclusivamente alla dimensione produttiva in campo. Essa invece include una forte connotazione sociale. Per favorire la transizione verso un sistema alimentare europeo davvero sostenibile, la condizionalità sociale e l’agroecologia devono essere integrate nelle politiche alimentari, in primis la Politica agricola comune, attualmente in discussione tra le istituzioni europee.

Il caso della condizionalità sociale

Come dicevamo, sono milioni le persone impiegate nell’agricoltura europea, la maggior parte come lavoratori stagionali. Eppure, nonostante la scorsa primavera, allo scoppio dell’emergenza Covid, siano stati definiti «essenziali» dalle istituzioni dell’UE e dai governi nazionali, la loro esperienza lavorativa è ancora, troppo spesso, segnata da condizioni di lavoro disumane, salari vergognosamente bassi, giornate di lavoro troppo lunghe, mansioni non dichiarate e alloggi sotto la soglia della dignità. I lavoratori agricoli non sono mai stati presi in considerazione nelle precedenti edizioni della Pac, nonostante il fatto che il suo bilancio rappresenta circa un terzo del totale di quello Ue (stiamo parlando di oltre 60 miliardi di euro).

Se per ricevere i contributi Pac diventa sempre più vincolante il rispetto di norme fondamentali in materia di ambiente e benessere animale – norme che avrebbero ancora bisogno di miglioramenti sostanziali e di un certo consolidamento –, il rispetto dei diritti dell’uomo e del lavoro non compare a oggi in alcun requisito per l’assegnazione dei pagamenti diretti. Nessuna sorpresa dunque nel constatare come la Pac non sia mai riuscita a incidere sulle condizioni dei lavoratori agricoli.

L’azione parlamentare

Nell’ottobre 2020 il Parlamento europeo ha espresso la sua posizione sulla Politica agricola comune. Se dal punto di vista della tutela ambientale la delusione è ancora cocente, nella stessa occasione il Parlamento ha votato a favore della richiesta di sottoporre i pagamenti diretti (il primo pilastro della Pac) al rispetto delle condizioni di lavoro definite dai pertinenti contratti collettivi, dalle norme di diritto dei singoli Stati e dell’Unione europea, nonché dall’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil). Ciò significa quindi che gli imprenditori agricoli possono ricevere sovvenzioni comunitarie solo se rispettano le condizioni stabilite a livello nazionale e internazionale. Se le norme di base non vengono rispettate, il datore di lavoro non riceve alcuna sovvenzione. Un traguardo purtroppo a rischio: non pochi Stati membri si sono espressi per la cancellazione di questo elemento dalle condizioni per i pagamenti diretti della Pac, con la motivazione che complicherebbe ulteriormente il carico burocratico.

L’agroecologia e la dimensione sociale dell’agricoltura

In un parere adottato di recente all’unanimità dal Comitato europeo delle Regioni sull’agroecologia, si evidenzia il legame tra quest’ultima e la componente sociale del lavoro agricolo. Nel documento risulta ben chiara la richiesta di includere, come prerogativa per le sovvenzioni della Pac, il rispetto dei diritti dei lavoratori agricoli, ovvero la condizionalità sociale. In effetti, in linea con la visione di Slow Food, il Comitato raccomanda alcune misure molto importanti.

Afferma il Comitato: «la qualità della vita degli allevatori e il benessere animale devono andare di pari passo e meritano entrambe un approccio alternativo all’allevamento intensivo».  Chiede inoltre di sostenere la «ricerca partecipativa con gli agricoltori-ricercatori», mentre riconosce la necessità di modificare in meglio le abitudini alimentari della popolazione. Il Comitato raccomanda inoltre di «passare da una mentalità agricola estrattiva a una circolare» escludendo in modo deciso le sementi geneticamente modificate (Ogm).

Tradurre l’agroecologia nelle politiche dell’Ue

L’agroecologia è definita come la scienza dell’applicazione di concetti e principi ecologici alla progettazione e gestione di sistemi agricoli e alimentari sostenibili. Secondo Slow Food, e un numero crescente di altre organizzazioni e istituzioni, l’agroecologia è l’unico percorso possibile per raggiungere un sistema di produzione alimentare che rispetti l’ambiente e gli animali, inclusi gli esseri umani.

La sfida consiste ora nel far entrare l’agroecologia nelle politiche alimentari e agricole dell’Unione europea, non solo attraverso l’adozione di alcune sporadiche pratiche, ma adottando un approccio sistemico

Pac e agroecologia

Come l’agroecologia può migliorare la Pac

Il documento politico sull’agroecologia pubblicato a gennaio dai membri della Food Policy Coalition – tra i quali Slow Food – sostiene che i ‘10 princìpi agroecologici’ della Fao costituiscono un quadro efficace per sviluppare gli strumenti e gli obiettivi appropriati al fine di integrare l’agroecologia nella Pac. E, indovinate un po’! Alla base di questi elementi e principi c’è proprio la dimensione sociale delle pratiche agricole. Ad esempio, in “Valori umani e sociali” la Fao include dignità, equità, inclusione e giustizia, essenziali per un’agricoltura sostenibile.

Un sistema agricolo e alimentare sostenibile non può dunque essere costruito senza tener conto della dimensione sociale. Per questo motivo, Slow Food continuerà a fare pressione affinché il rispetto dei diritti diventi una condizione sine qua non per le sovvenzioni della Pac

Ad aprile del 2020, Slow Food ha firmato la dichiarazione congiunta che allerta sulle drammatiche condizioni di lavoro dei lavoratori agroalimentari durante la pandemia di Covid19.

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