Campagna olivicola 2021: viaggio nelle regioni italiane volume 2

Continua il nostro viaggio nelle regioni italiane, fra emergenza climatica e incendi, per capire come sarà l’olio di quest’anno. A cura della redazione di Slow Olive.

 

Veneto: uno scenario desolante

Le oltre 3.000 tonnellate di olio prodotto lo scorso anno rimarranno un miraggio irraggiungibile, almeno per questo 2021, caratterizzato da un andamento climatico che ha minato fin dalla primavera le possibilità di contenere il previsto anno di scarica. Le ultime previsioni danno una produzione totale che difficilmente supererà le 1.000 tonnellate e probabilmente si attesterà molto più in basso.

Le gelate primaverili hanno danneggiato le mignole e ritardato la fioritura fino a farla coincidere con un giugno molto caldo che ha danneggiato pesantemente l’allegagione. L’estate calda e siccitosa che è seguita ha compromesso sia la crescita delle olive che la loro presenza sulle piante con cascolamenti precoci salvo negli oliveti dotati di irrigazione di soccorso. Grandinate qua e là e qualche attacco di mosca nel periodo terminale dell’estate hanno fatto il resto.

Il risultato è che in alcune zone (il Garda, soprattutto) non si raccoglierà neppure e molti frantoi rimarranno fermi. Analoga situazione nelle altre zone produttive, dalla Valpolicella, ai Colli Berici ed Euganei, fino alla Pedemontana del Grappa, pur con qualche distinguo.

Fatto curioso osservato quasi ovunque: nello stesso oliveto, a fianco di piante completamente scariche, abbiamo osservato altre piante della stessa varietà, mediamente cariche ma con olive molto grosse e ricche di polpa.

Piccola consolazione finale in questo scenario desolante, la resa: le previsioni di tutti, suffragate dalle prime spremiture, parlano di buone rese, di molto superiori a quelle dello scorso anno quando furono spesso sotto il 10%, e di oli con sentori ben marcati e di buona qualità

Abruzzo e Molise

Superate le fasi critiche della mignolatura, fioritura e allegagione i presupposti per un buon raccolto erano già evidenti in giugno. Tuttavia, con gli olivi basta poco per un cambiamento dello scenario prospettico e si doveva ancora superare un ostacolo molto difficile quello della mosca. Un relativamente imprevisto alleato, le alte temperature estive, ha fatto si che il vorace insetto non si sia pressoché visto, se non sporadicamente.

Tuttavia, l’iniziale alleato, insieme a una siccità perdurante da mesi, stava per compromettere tutto. Le olive hanno cominciato a raggrinzire e a cascolare, tanto è che qualche produttore ha iniziato la raccolta già a metà settembre.

Per fortuna, nel frattempo, dapprima lentamente e poi con maggiore intensità sono arrivate le tanto attese piogge. E ora, parafrasando il titolo di un film di alcuni fa, possiamo affermare che questa è “Una ottima annata”, sia in termini quantitativi che qualitativi.

In tutte le province abruzzesi e molisane gli incrementi produttivi oscillano tra il 15 e il 20%. Gli ulivi hanno resistito stoicamente alle alte temperature e alla prolungata siccità, fatto salvo i giovani impianti non irrigui che hanno molto sofferto. Quindi olive sane e ben nutrite che, dai primi assaggi, stanno dando, al momento, oli profumati giustamente amari e piccanti, grazie anche alle fresche temperature ambientali.

Puglia

La nota positiva iniziale è un ritorno all’olivicoltura diffuso in tutta la regione, con recupero dei vecchi oliveti e messa a dimora di nuovi impianti, grazie al positivo influsso del mercato, che previlegia la ricerca di prodotti di qualità e salutistici. Pare finalmente passare il messaggio che l’olio extravergine di oliva è un prodotto nutraceutico e che la Puglia, uno dei luoghi di maggior produzione, deve fare la sua parte.

Il mercato dell’olio vive positivamente l’aumento generalizzato dei prezzi al consumo che già ha garantito una buona remunerazione da maggio a settembre del prezzo di vendita delle scorte di olio della scorsa stagione.

La campagna olivicola 2021 è caratterizzata da un diffuso ottimismo in tutta la regione Puglia grazie al fatto che in campo le colture sono generalmente in buono stato, a giudicare dalla pressoché assenza della mosca olearia e alla dimensione ragguardevole delle drupe: ciò che la cascola ha tolto è stato recuperato sulla pezzatura.

Tuttavia, al di là di questo quadro iniziale positivo, le criticità presenti nell’intera regione sono diverse anche se si riscontrano a macchia di leopardo.

Si parte dalla pesante siccità che ha caratterizzato gli entroterra barese e salentino, dove si è dovuto ricorrere, ove possibile, a irrigazioni di emergenza e delle piogge insistenti di settembre che, nel tarantino, nel foggiano e nel Salento hanno portato alla comparsa della mosca olearia.

Marche

La primavera è stata contraddistinta da un’adeguata fioritura e una buona allegagione lasciando presagire una favorevole evoluzione durante i mesi successivi. Le temperature estive elevate e l’umidità generalmente bassa hanno, successivamente, consentito il contenimento di parassiti e patogeni, mentre in settembre le piogge e le temperature più fresche hanno interrotto la siccità in alcune zone problematiche, permettendo una buona ripresa vegetativa e una adeguata predisposizione delle piante all’ultimo periodo prima della raccolta.

Questo andamento climatico dovrebbe garantire, naturalmente a patto di condizioni favorevoli in queste ultime settimane, una campagna olivicola discretamente positiva nelle Marche, quasi sicuramente con una contrazione in termini quantitativi che, per fortuna, non dovrebbe raggiungere le cifre di altre regioni mantenendosi entro il 30%.

Emilia Romagna

Dopo un 2020 straordinario che ha visto la produzione raddoppiare dopo anni di scarsi raccolti, il 2021, analogamente a quanto accade nel resto del Nord Italia e, almeno in parte, in altre zone della Penisola, prospetta un ritorno alle quantità di olive degli anni passati. Questo nonostante l’aumento della superficie coltivata a olivo, aumentata anche nel corso del 2021 di circa il 10% e che ha ormai raggiunto i 4.500 ettari. Il panorama produttivo regionale fa presagire un calo superiore al 30%, con punte, in alcune zone, anche del 50%, solo parzialmente compensato da un aumento significativo delle rese che dovrebbero situarsi attorno al 15%.

Nel piacentino una gelata primaverile ha compromesso il raccolto, mentre in quasi tutte le zone romagnole la siccità e il caldo hanno fatto la loro parte, diminuendo in modo drastico la produzione anche se l’andamento climatico ha sostanzialmente consentito di contenere la presenza di parassiti. Si aggiunga, a tutto ciò, la scarsità di manodopera disponibile nella fase di raccolta che sta influendo non poco sull’allungamento dei tempi. La consolazione, quasi generale, è che la qualità dell’olio si posizionerà fra il buono e l’ottimo, con rese interessanti rispetto a quelle dello scorso anno.

Leggi il quadro generale della produzione: Il raccolto 2021 tra crisi climatica e incendi

Leggi la situazione in Lombardia, Calabria, Liguria, Trentino, Lazio

Per saperne di più visita Slow Olive la sezione del nostro sito dedicata all’olio.

A cura di Mauro Pasquali con la collaborazione di Bruno Scaglione, Antonio Attorre, Franco Saccà, Carmelo Maiorca, Saverio Pandolfi, Sonia Donati, Marco Antonucci, Angelo Lo Conte, Francesca Rocchi, Stefano Asaro, Pino Giordano, Marcello Longo, Pietro Paolo Arca, Lamberto Albonetti, Stelio Smotlak