Olio italiano di qualità: piccola guida per riconoscerlo e difendersi dalle truffe

Affrontare l’argomento sulla qualità media dell’olio extravergine di oliva venduto (e, ovviamente, consumato) in Italia non può prescindere dall’esigenza di partire da alcuni numeri.

Il consumo

Olio italiano, ecco come riconoscerlo. Il primo numero da cui è necessario partire è il consumo medio annuale di olio di oliva in Italia. Si tratta di un valore compreso fra le 500.000 e le 600.000 tonnellate annue. Memorizziamo questo numero perché è importante.

La produzione

Il secondo valore è la produzione media italiana che, negli ultimi anni, si è attestata attorno alle 300.000 tonnellate. Quindi largamente insufficiente già al fabbisogno italiano, costringendo all’importazione (ecco il terzo numero) di circa 550.000 tonnellate ogni anno di olio di oliva. Il totale di olio disponibile è, quindi, di circa 850.000 tonnellate.

Se a questo valore sottraiamo il consumo medio di 500.000 tonnellate, restano, teoricamente disponibili circa 350.000 tonnellate che equivale, tonnellata più, tonnellata meno, all’export italiano annuale di olio di oliva.

Eppure i conti non tornano

Bene, direte voi, i conti tornano! E, invece, i conti non tornano per nulla e, per spiegarne il motivo, occorre considerare un altro aspetto del mercato dell’olio di oliva che sono i prezzi di riferimento. Quelli che seguono sono stati rilevati nel mese di marzo 2021.

Il prezzo medio di un litro di olio extravergine italiano è compreso in una forchetta tra € 4,55 e € 6,00 al kg franco azienda (ovvero presso il frantoio produttore o il grossista distributore). Se parliamo di olio Dop i prezzi si situano fra € 5 e € 12 sempre al chilo franco azienda. Giusto per confronto il prezzo medio, sempre calcolato allo stesso modo, di olio extravergine spagnolo è € 3,01. Per l’olio greco parliamo di € 2,84 e per l’olio tunisino € 2,85.

Olio italiano all’estero

Quindi 850.000 tonnellate di olio di cui solo 300.000 prodotte in Italia. Le 350.000 tonnellate di olio esportato sono destinate ai mercati dei Paesi più ricchi, convinti, giustamente, della bontà del prodotto italiano e disposti, per questo, a spendere una cifra importante. Giusto per dare qualche altro numero: il costo medio di una bottiglia di olio di oliva italiano all’estero, Stati Uniti, Germania, Inghilterra o Giappone è decisamente superiore a quello che possiamo trovare in Italia. La differenza pari a due, tre, quattro e più volte non è giustificata solo dai costi di esportazione ma comprende, anche i maggiori costi del vero olio italiano che, come abbiamo visto, va da 1,5 a 4 volte quello dell’olio di importazione.

Peccato perché, tornando al ragionamento iniziale, i conti, a questo punto, proprio non tornano: se il consumatore medio italiano quando acquista olio è convinto di acquistare un prodotto italiano dovrebbe fare due conti. Ora, se un chilo di olio italiano costa come minimo, come abbiamo visto, € 4,55 e una bottiglia da litro contiene olio per € 4,17 (un litro di olio pesa kg. 0,916) a cui occorre poi aggiungere la bottiglia, il tappo, l’etichetta, il trasporto con un minimo guadagno finale per tutta la filiera di distribuzione (imbottigliatore, grossista, dettagliante), alla fine, centesimo più, centesimo meno, si fa fatica a pensare che un litro di olio possa costare al consumatore meno di € 6,5.

Il prezzo della Gdo

La domanda a questo punto sorge spontanea: come è possibile che un litro di olio presso la grande distribuzione possa costare € 3 o anche meno?

Scartiamo i casi del cosiddetto “prodotto civetta” ovvero di quel prodotto venduto sottocosto per attrarre i clienti, ma qui stiamo parlando di un sottocosto addirittura sotto il costo della materia prima originale. A meno che…

A meno che al posto di olio italiano non utilizziamo un olio di altra origine. Basta provare a rifare i conti sostituendo al valore iniziale di € 4,17 il valore 2,6 riferito a un medio olio di importazione e applicare la stessa maggiorazione di circa il 50% per avere un prezzo a scaffale di € 3,9.

Come dite? Il prezzo è ancora superiore a quello che tante volte troviamo? Proviamo a darci una risposta e non sempre la troveremo nel minor costo all’origine del prodotto, nella pratica commerciale del prodotto civetta. In diversi casi occorre parlare di vera e propria truffa, grazie alla quale olio non extravergine viene spacciato per tale. I più attenti ricorderanno, nel recente – e meno recente – passato situazioni di questo tipo, con sequestri di ingenti quantitativi di prodotto che tutto era fuorché olio extravergine di oliva.

Olio italiano

Come difendersi da tutto questo?

La prima accortezza che dovremmo avere è non fidarci solo della lettura dell’etichetta anteriore della bottiglia, anche se evidenzia un nome italiano. Dovremmo ogni volta leggere anche la contro etichetta, avendo l’accortezza di portarci un buon paio di occhiali se abbiamo qualche difetto visivo. Scopriremmo, a questo punto, una dicitura, alle volte troppo piccola, che ci guiderà nella scelta: olio extravergine di oliva italiano significa che le olive e il processo produttivo sono italiani.

Se leggete olio extravergine di oliva ottenuto da olive comunitarie significa che la materia prima proviene da un altro paese della Ue. Se leggete miscela di oli comunitari ed extracomunitari vuol dire che le olive o gli oli sono in parte di provenienza, almeno in parte, extraeuropea. Ricordate che gli oli non italiani, seppur prodotti nel rispetto delle norme a tutela del consumatore, quasi sempre sono un prodotto che non ha le caratteristiche organolettiche e nutrizionali dell’olio italiano e, alle volte, viene realizzato non rispettando alcuni accorgimenti che possano preservare la qualità delle olive: raccolte da terra, non lavate all’origine, un po’ appassite, etc..).

Conosci il produttore

Un’altra accortezza è di cercare di conoscere direttamente, sempre che sia possibile, il produttore o, quantomeno fidarci di chi ci vende l’olio, evitando l’acquisto quando la qualità della conservazione non è delle migliori: non dimentichiamo che l’olio ha tre nemici: luce, temperatura e aria. Ecco tre passaggi che potrebbero aiutarci:

  • Evitare acquisti di bottiglie rimaste chissà per quanto tempo su uno scaffale è già un primo passo.
  • Altrettanto da non prendere in considerazione gli oli che hanno bottiglie chiare o, peggio trasparenti: è probabile che l’olio abbia già iniziato qualche processo ossidativo.
  • Infine, privilegiamo l’acquisto di bottiglie che possiamo esaurire in 15/20 giorni, un mese al massimo. Ne guadagnerà la qualità del prodotto che utilizziamo.
  • Olio italiano di qualità: le Dop e Igp

Olio italiano: le Dop e le Igp

Un’altra avvertenza, se proprio non conosciamo nessun produttore e ci risulta difficile spostarci per l’acquisto diretto, è di orientarci verso un prodotto Dop o Igp: avremo una maggior tutela sull’origine delle olive, sicuramente italiane e sulla qualità del prodotto contenuto nella bottiglia. L’olio Dop o Igp viene valutato da un panel ufficiale di assaggiatori, a differenza del generico olio extravergine di oliva, ritenuto tale a giudizio del produttore e sotto la sua responsabilità. Questo, ovviamente, non vuol dire che solo gli oli Dop e Igp siano buoni: si tratta di un criterio da seguire quando non si riesce ad acquistare da uno delle centinaia di eccellenti produttori recensiti, ad esempio, nella Guida agli Extravergini di Slow Food.

La soluzione al problema su “dove acquistare l’olio” lo dà, quindi, proprio la Guida agli Extravergini di Slow Food: produttori eccellenti di tutt’Italia (ormai quasi tutte le regioni italiane producono olio) che vendono direttamente, anche in piccole quantità, il loro prodotto.

L’acquisto direttamente dai produttori permette anche di stabilire un rapporto diretto con loro, conoscerli e, quasi sempre, godere anche di un ambiente e un paesaggio splendidi: un’ottima occasione per una gita fuori porta quando finalmente potremo!

Mauro Pasquali
m.pasquali@slowfoodveneto.it

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