Ogm, nuovo fronte australiano. Il Governo propone una pericolosa deregolamentazione

«La proposta di modifica alla Gene Technology Amendment (legge sull’ingegneria genetica) espone le famiglie australiane al rischio di mangiare cibi – anche di origine animale – geneticamente modificati, non testati e non etichettati». Amorelle Dempster, Consigliere internazionale di Slow Food per l’Australia e l’Oceania, ha dato il via alla battaglia per fermare le proposte di modifica alla regolamentazione sul cibo geneticamente modificato e chiama all’appello altri sostenitori affinché condividano e supportino la battaglia.  

Il 10 aprile 2019 il Governo australiano ha pubblicato due emendamenti (Gene Technology Amendment – 2019 Measures No. 1 – Regulations 2019 (Cth),Explanatory Statement to the Gene Technology Amendment – 2019 Measures No. 1 – Regulations 2019 (Cth)) al Gene Technology Regulations 2001 (Cth) al fine di modificare la legge australiana in materia di Ogm, di fatto allentando il controllo sulle nuove tecniche di modificazione genetica che, se gli emendamenti verranno accolti in parlamento, non saranno più classificati e regolamentati come organismi geneticamente modificati ai sensi del Gene Technology Act 2000.

L’attuale norma australiana prevede, infatti, che tutte le attività legate all’uso di Ogm devono essere segnalate all’Ogtr (Office of the Gene Technology Regulator, ndr) affinché siano regolamentate. Gli emendamenti proposti invece chiedono che una nuova classe di tecnologie genetiche, ancora non sperimentate, (SDN-1, Site-Directed Nuclease technology) e i prodotti vegetali e animali da queste derivati, non vengano sottoposti alla valutazione e autorizzazione all’uso. Janice Rice, senatrice del partito dei Verdi, ha presentato una mozione per respingere tali emendamenti, che saranno discussi al Senato australiano il 17 settembre.

Naturalmente, questo tentativo di deregolamentazione non è passato sotto silenzio e Slow Food in Australia si è fatta promotrice di una battaglia di sensibilizzazione, rivolta ai cittadini e ai parlamentari, per impedire le modifiche alla legge sull’ingegneria genetica.

A guidare questa battaglia c’è Amorelle Dempste, Consigliere internazionale di Slow Food per l’Australia e l’Oceania, che ha chiamato a raccolta gli attivisti Slow Food in tutto il Paese affinché il Parlamento respinga gli emendamenti in discussione il 17 settembre. Tra le varie azione messe in campo da Dempste, c’è la lettera inviata al ministro ombra della Salute Chris Bowen, un appello affinché incoraggi i suoi colleghi di partito a respingere l’emendamento: «Se permetterete all’emendamento di passare, le nostre famiglie saranno esposte al rischio di mangiare cibi – inclusi prodotti di origine animale – geneticamente modificati non testati e non etichettati. Importanti evidenze scientifiche dimostrano che le nuove tecniche di biogenetica (Nbt) espongono a rischi che richiedono valutazioni e gestioni esperte».

 

In tutto il mondo Slow Food si oppone con forza alla manipolazione genetica tra specie diverse (Organismi geneticamente modificati) o alle nuove tecnologie che modificano il Dna tra le stesse specie (Nbt, nuove biotecnologie).

Ogm e le Nbt incarnano un modello di agricoltura sempre più intensiva, basata sulla monocultura e su specie che non hanno alcun legame, storico, culturale o gastronomico, con le persone e il luogo in cui vengono coltivati. Queste sementi sono una minaccia per le varietà locali, resilienti e tramandati da generazioni, e per la stessa sopravvivenza delle stesse comunità rurali.

In Australia, e in tutto il mondo, Slow Food lavora a fianco dei produttori locali che lavorano per preservare la sovranità e sicurezza alimentare, offrendo materie prime sane e varie, coltivate seguendo modelli agroecologici e sostenibili, nel rispetto della biodiversità locale. Nel caso in cui gli emendamenti proposti venissero approvati, questo tipo di colture – insieme alle esportazioni dall’Australia – sono a rischio di contaminazione e persino di rifiuto da parte di tutti quei mercati che applicano tolleranza zero verso i prodotti non certificati oppure ottenuti con tecnologie di manipolazione genetica. I principali mercati di esportazione e i consumatori potrebbero infatti rifiutare i prodotti e creare un grave svantaggio economico per gli agricoltori australiani.

Le Nuove biotecnologie rendono l’identificazione e la modifica di punti precisi del genoma più economica e veloce che mai. Queste tecniche hanno in comune la possibilità di essere più precise rispetto all’ingegneria genetica tradizionale, permettendo in pratica di raggiungere in pochi anni i risultati di decenni di miglioramento genetico tradizionale operato attraverso una lunga attività di selezione in laboratorio e in pieno campo. Ma non è ancora possibile essere sicuri che gli effetti della manipolazione del Dna, in qualsiasi modo essa si verifichi, saranno stabili nel tempo. Non si possono escludere effetti indesiderati e imprevedibili, con possibili implicazioni per gli alimenti, i mangimi e l’ambiente.

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Inoltre, il rischio di perdita di biodiversità che deriva dall’applicazione di queste tecniche è lo stesso che con gli Organismi geneticamente modificati, come anche i problemi socioeconomici rimangono tali.

«Se vogliamo dare un cibo buono, pulito e giusto alle le nostre comunità, dobbiamo assicurarci che non sia stato modificato in alcun modo per scopi commerciali», conclude Dempster. «Ci sono agricoltori locali che coltivano ottime varietà storiche, e vogliamo che continuino a farlo. Con questo emendamento sono a rischio le sementi tradizionali e la loro coltivazione».

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