Ogm: ecco che cosa fa Slow Food in Europa per fermarli

Da decenni Slow Food si impegna nella battaglia contro gli Ogm e fa sentire la propria voce ai decisori politici, a coloro i quali cioè spetta il compito di prendere le decisioni in materia.

Il tema è quanto mai attuale, perché stiamo attraversando una fase in cui molte lobby industriali, sventolando la bandiera della produzione di cibo sostenibile, spingono verso nuove tecniche di editing genetico.

A che punto siamo con gli Ogm? Negli ultimi vent’anni, in Europa, il dibattito sugli Ogm “transgenici” – ovvero le pratiche che prevedono di introdurre elementi genici per dare all’organismo nuove proprietà che naturalmente non avrebbe – ha subito una brusca frenata. La maggior parte dei paesi dell’Unione europea, infatti, ha deciso di vietare la produzione di Ogm sul proprio territorio.

Il pericolo, oggi, è un altro: riguarda la deregolamentazione delle nuove tecniche di manipolazione genetica, quelle note come New Breeding Techniques (Nbt), come per esempio il metodo CRISPR-Cas9. Si tratta di tecniche verso le quali Slow Food e molte altre associazioni nutrono timore.

Nel 2018, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che queste nuove tecniche devono essere regolamentate come gli Ogm, cioè devono venire sottoposte a un’accurata valutazione del rischio ed essere tracciabili. Inoltre, gli alimenti che includono prodotti sottoposti a pratiche di questo genere devono chiaramente riportarlo in etichetta.

contro gli ogm

Da quel momento, l’industria delle biotecnologie e i sindacati dei grandi produttori agricoli – a cui si sono aggiunte le voci di alcuni esponenti politici che vedono di buon occhio gli Ogm – ha cominciato a esercitare pressioni affinché la sentenza venga ribaltata. Per scongiurare che questo avvenga, associazioni, ong, agricoltori e consumatori sono impegnati a vigilare sul rispetto di quanto stabilito: occorre una stretta regolamentazione, perché questi nuovi Ogm presentano gli stessi rischi di quelli della vecchia generazione per quanto riguarda sovranità alimentare, ambiente, salute pubblica, biodiversità e libertà di scelta da parte di consumatori e agricoltori.

Che cosa è successo di recente in Italia?

Vediamo quanto accaduto in Italia. Appena prima delle vacanze di Natale, l’allora ministra delle Politiche agricole alimentari e forestali, Teresa Bellanova, ha presentato quattro decreti riguardanti il sistema sementiero: proposte, queste, che di fatto rappresentavano il tentativo – seppur mascherato – di aprire la strada a Ogm vecchi e nuovi. Grazie alla reazione immediata della società civile, capace di muoversi in maniera compatta, a metà gennaio i decreti sono poi stati respinti dalla Commissione agricoltura della Camera dei Deputati.

L’11 gennaio, pochi giorni prima che la Commissione esprimesse il proprio parere, molte associazioni (tra cui Slow Food) avevano denunciato il «tentativo del governo di aprire a nuovi e vecchi Ogm solo per favorire un ristrettissimo numero di imprese, la maggior parte grandi multinazionali, che vogliono ottenere il controllo delle filiere agroalimentari ed intendono mettere agricoltori e consumatori davanti al fatto compiuto, con prodotti brevettati, non tracciabili e privi di certezze qualitative, violando il principio di precauzione posto a garanzia della salute, dell’ambiente e della biodiversità, per di più in assenza di qualunque analisi d’impatto sul sistema agricolo nazionale».

Uno sguardo al Regno Unito

All’inizio di gennaio, il governo del Regno Unito ha lanciato una consultazione pubblica sull’editing genetico che ha lo scopo di evitare che gli organismi modificati in questo modo debbano sottostare alle stesse norme in vigore per le colture transgeniche. Secondo il ministero dell’ambiente del Regno Unito, l’editing genetico potrebbe servire a sviluppare colture più resistenti alle malattie e alle condizioni climatiche estreme, e potrebbe «sbloccare benefici sostanziali per il settore (agricolo, ndr) e l’ambiente». La consultazione è aperta ai cittadini della sola Inghilterra: gli altri Paesi che fanno parte del Regno Unito, di fatto, rischiano di non poter nemmeno provare a evitare che prodotti Ogm arrivino nei propri negozi. Anche gli scambi commerciali con l’Unione europea potrebbero complicarsi ulteriormente.

La consultazione è rivolta ad aziende, associazioni, agricoltori e chiunque desideri far sentire la propria voce (e le proprie preoccupazioni) sui nuovi Ogm. Mobilitare una percentuale significativa della popolazione, però, non è semplice: l’argomento è complesso e c’è sicuramente confusione. Per questa ragione, un gruppo di organizzazioni della società civile si è attivata per informare i cittadini della consultazione in corso e per aiutarli a prendervi parte.

Slow Food UK, insieme all’organizzazione chiamata Beyond GM, ha inoltre preparato alcune lettere indirizzate ai principali supermercati e catene britanniche attraverso le quali chiede loro di rifiutarsi di vendere questi prodotti e di rimuoverli dagli scaffali. Non è vero, come qualcuno invece vuole far credere, che i consumatori desiderano mangiare cibi geneticamente modificati: la maggior parte dei cittadini britannici desidera un sistema alimentare completamente diverso, e i sondaggi lo confermano.

L’impegno a Bruxelles, nelle sedi delle istituzioni europee

La scorsa primavera l’Unione europea ha presentato la strategia Farm to Fork: per la prima volta è stato adottato un approccio globale ai sistemi alimentari. Il documento, sulla carta, ha un grande potenziale in grado di accelerare la transizione verso un sistema alimentare più sostenibile. C’è un però: tra i diversi strumenti che l’Ue propone di sfruttare per raggiungere i suoi ambiziosi obiettivi ambientali e sociali, ci sono le cosiddette “nuove tecniche genomiche” che, secondo la Commissione, hanno il potenziale di «migliorare la sostenibilità lungo la filiera alimentare».

L’impegno di Slow Food

Slow Food, all’interno di un più ampio fronte di organizzazioni e associazioni, aveva messo in guardia dall’includere tecniche di questo genere nella strategia Farm to Fork. Da quando la strategia è stata resa nota, ha ulteriormente aumentato i propri sforzi per ricordare alla Commissione europea che i nuovi Ogm (frutto delle Nbt) devono essere regolamentati come quelli vecchi e che la sentenza della Corte di giustizia europea del 2018 deve essere applicata.

A metà gennaio, Slow Food e altre organizzazioni hanno incontrato Stella Kyriakides, Commissario europeo per la salute e la politica dei consumatori, ricordandole che gli Ogm vecchi e nuovi devono essere regolamentati in modo da assicurare che agricoltori, consumatori, allevatori e commercianti possano continuare a scegliere in modo libero e informato.

Ecco i principali punti che Slow Food ha portato all’attenzione di Kyriakides:

  • La strategia Farm to Fork pone l’accento sulle misure da adottare affinché i consumatori possano fare scelte informate circa il cibo che consumano. Il documento sottolinea l’importanza dell’etichettatura alimentare per quanto riguarda l’origine del cibo e – eventualmente – il benessere animale. L’etichettatura è però altrettanto fondamentale sul versante di Ogm ed editing genetico: siamo convinti che i consumatori possano compiere scelte consapevoli solo nel caso in cui gli alimenti modificati geneticamente lo riportino chiaramente in etichetta.
  • I consumatori europei non vogliono mangiare cibi Ogm: lo dimostra il sondaggio condotto, nel 2020, dal BEUC, l’organizzazione europea dei consumatori, che dimostra che il concetto di sostenibilità alimentare continua a far rima con cibo ecologico, privo di Ogm e pesticidi. Lo stesso sondaggio rivela come, anche in fatto di carne, i cittadini europei vogliono alternative senza Ogm.
  • Una deregolamentazione dei nuovi Ogm significherebbe non essere più in grado di scegliere alimenti Ogm-free. Inoltre, comprometterebbe la fiducia dei consumatori anche verso altri sistemi di etichettatura come quella Bio, Dop, Igp, che di fatto non garantirebbero più l’assenza di Ogm.

Come abbiamo visto, l’attività di Slow Food in tema di Ogm si concretizza in diversi modi: attraverso la collaborazione con altre organizzazioni, esercitando pressioni sui governi nazionali, cooperando con i soggetti della filiera commerciale e, naturalmente, anche confrontandosi con alti funzionari dell’Unione europea.

La nostra lotta non si ferma! Slow Food continuerà a battersi per alimenti e mangimi privi di pesticidi e Ogm e per un futuro che metta al centro il valore del cibo e la dignità dei produttori.

Gli Organismi geneticamente modificati (Ogm) rappresentano una minaccia per la sopravvivenza della biodiversità e per la sovranità alimentare delle comunità rurali. Questo perché conducono verso modelli agricoli sempre più intensivi e monoculturali, in cui le specie finiscono per non avere alcun legame storico, culturale o gastronomico con un luogo e le persone che lo abitano. Inoltre non offrono alcun beneficio ambientale, nonostante ciò che spesso sostengono i loro sostenitori. Al contrario, anzi, le colture transgeniche impoveriscono la biodiversità di animali e piante sia selvatiche che domestiche. Legato agli Ogm c’è l’aumento dell’uso di erbicidi in agricoltura, di cui non è ancora stata esclusa la possibilità che abbiano effetti tossici sulla salute umana.

Per maggiori informazioni sull’azione di Slow Food sugli OGM e su come puoi contribuire a combatterli, consulta la nostra pagina web.

 

Alice Poiron, a.poiron@slowfood.it