Occupy Our Food Supply: riprendiamoci il nostro cibo

Il nostro cibo è minacciato. Lo avvertono tutti i proprietari di aziende agricole familiari che hanno perso la propria terra e il proprio lavoro, tutti i genitori che non riescono a trovare nel proprio quartiere ingredienti sani o a buon prezzo per i propri figli, tutte le persone preoccupate per le malattie di origine alimentare connesse all’indebolimento delle leggi sulla sicurezza alimentare favorito dalle lobby, tutti i braccianti agricoli che nella propria giornata di lavoro nei campi sono costretti a entrare in contatto con pesticidi tossici. Quando il nostro cibo è a rischio, siamo tutti a rischio.

Negli ultimi trent’anni abbiamo assistito a un massiccio consolidamento del nostro sistema alimentare nelle mani di pochi. Mai così poche aziende sono state responsabili della maggior parte della nostra filiera alimentare. Più della metà dei 40.000 articoli di un comune negozio di alimentari viene prodotta da sole dieci multinazionali. Oggi, tre società si occupano della lavorazione di oltre il 70 per cento di tutte le carni bovine degli Stati Uniti: la Tyson, la Cargill e la Jbs.Cargill Più del 90% dei semi di soia e dell’80% dei semi di mais utilizzati negli Stati Uniti sono venduti da un’unica azienda: la Monsanto. Quattro compagnie detengono fino al 90% del commercio mondiale di grano, e un dollaro su quattro destinato agli acquisti alimentari viene speso da Walmart.

Quanto è importante tutto ciò per noi consumatori? Il controllo da parte delle multinazionali sul nostro sistema alimentare ha provocato la perdita di milioni di piccoli agricoltori, la distruzione della fertilità del suolo, l’inquinamento delle nostre acque, la diffusione di malattie come il diabete di tipo 2, di disfunzioni cardiache e persino di alcune forme di cancro. La presenza degli alimenti sui nostri scaffali è sempre più subordinata alla scelta dettata da società interessate a proteggere i propri profitti, piuttosto che la nostra salute, il nostro ambiente o i nostri posti di lavoro.

Questo consolidamento aumenta anche l’influenza delle lobby economiche nella politica: solo lo scorso anno le maggiori imprese alimentari del paese hanno speso decine di milioni, oltre 37 milioni di dollari, per fare pressioni sul Congresso Usa contro le direttive proposte per limitare la vendita di cibo spazzatura ai bambini.

Su scala globale, tale consolidamento ha portato alla rovina degli agricoltori, delle foreste e del clima. Pensiamo all’olio di palma, tanto dibattuto additivo alimentare: nell’ultimo decennio è diventato l’olio vegetale più commercializzato al mondo e ora si trova nella metà di tutti i prodotti confezionati presenti sugli scaffali dei negozi alimentari degli Stati Uniti. La produzione su larga scala di questo ingrediente abbastanza economico, sostenuta da una forte domanda agro-alimentare, ha però un costo: le piantagioni di palma da olio in Indonesia e Malesia hanno portato alla distruzione delle foreste pluviali, all’emissione di elevati quantitativi di gas serra e alla dispersione delle comunità indigene.

Ieri decine di migliaia di persone, tra cui agricoltori e lavoratori dell’industria alimentare, genitori e studenti, giardinieri urbani e cuochi, hanno partecipato alla Giornata mondiale di mobilitazione Occupy Our Food Supply. Un giorno per resistere alla grande industria del cibo e delineare soluzioni sostenibili per tutti noi, rivendicare i terreni inutilizzati delle banche per creare orti comunitari, scambiare sementi, etichettare alcuni prodotti che contengono ingredienti gm; costituire gruppi d’acquisto per sostenere i piccoli negozi di alimentari locali e resistere ai megastore Walmart, combattere contro i giganti industriali Monsanto e Cargill.Cargill

L’appello è stato sostenuto da importanti pensatori, scrittori, agricoltori e attivisti, tra cui l’ambientalista indiana Vandana Shiva, il regista di Food Inc Robert Kenner, e autori quali ad esempio Michael Pollan, Raj Patel, Gary Paul Nabhan e Marion Nestle.

Come afferma Michael Ableman, agricoltore, scrittore e fondatore del Center for Urban Agriculture: «Abbiamo bisogno di occupare la nostra terra, i nostri terreni con vita e fertilità, le nostre comunità con il buon cibo. Abbiamo bisogno di lavorare per ricostruire l’economia reale, basata su semi, luce solare, individui e comunità che crescono insieme».

Fonte: The Huffington Post

  • Hai imparato qualcosa di nuovo da questa pagina?
  • SiNo