Obiettivo spreco zero, partiamo dalla nostra tavola

In Italia sprechiamo ogni anno 5 milioni di tonnellate di cibo perfettamente edibile. E il fatto peggiore e che ci coinvolge tutti è che noi consumatori abbiamo la responsabilità maggiore. Buttiamo nella spazzatura il 43% del totale del cibo sprecato, un’enormità. Se le istituzioni hanno la loro responsabilità, non possiamo dimenticarci le nostre. Di seguito la bellissima introduzione a A Tavola senza sprechi, un bel ricettario che ci può dare le dritte giuste per imparare a non sprecare nemmeno una briciola di pane e soprenderci e sorprendere di gusto.

«Non si lascia niente nel piatto, pensa ai bambini africani che muoiono di fame!». Declinato secondo diverse varianti dal medesimo significato, questo tormentone ha accompagnato (e tormentato), almeno fino a qualche decennio fa, l’infanzia di generazioni di povere creature appartenenti più o meno a ogni classe sociale. Un retaggio del passato, di quando l’Africa era appena un ricordo coloniale del nonno o forse un libro di foto di gente dai costumi bizzarri, penzolanti seni al vento, bimbi dalle ossa fragili e dalla pancia gonfia di nulla, anni luce dalla quotidiana tragedia umanitaria che ritroviamo sui barconi che giungono nelle nostre coste. Un tempo, quello, in cui la guerra mondiale era lontana ma non abbastanza, e probabilmente per questo ci si ricordava ancora di quando non era poi così scontato trovare il cibo in tavola. Un sentimento che vivaddio sembra non appartenerci più e per il quale è bene non provare nessun rimpianto: a inculcare sensi di colpa, peraltro come in questo caso palesemente fasulli (nessun bambino africano si è mai giovato del fatto che un suo coetaneo europeo o americano si sia sorbito una minestra di mafaldiana memoria), pensano già spesso certe società, religioni, credo politici.

È tuttavia innegabile che si sia passati, nel corso degli ultimi anni, da un eccesso all’altro: agli adulti, che siano o no genitori, sembra interessare sempre meno lo spreco del cibo. A fronte di una maggiore cultura alimentare, che spinge magari ad acquisti più consapevoli o oculati, ci si continua a scontrare con un’idea (no, non chiamiamola cultura, proprio no) di sovrabbondanza e finto risparmio, veicolata soprattutto dalla grande distribuzione; un’idea che punta a invogliare più all’acquisto compulsivo che alla risoluzione di una necessità vera e propria, secondo il vecchio ma sempre attuale leitmotiv «produci, consuma, crepa» condannato nella splendida Morire, una canzone che i Cccp incisero nel 1986 ma che sembra scritta appena adesso.

Il risultato di questo accumulo insensato è spesso costituito da dispense e frigoriferi stipati come durante l’isteria nucleare, quando sembrava che da un momento all’altro Usa e Urss dovessero giocare all’atomica e fosse fondamentale mettere il cibo da parte per i momenti difficili.

Grazie al cielo, e nonostante le cronache degli ultimi mesi, certi scenari di guerra sembrano scongiurati: quello che resta (è proprio il caso di dirlo) di cotanto scialacquio di risorse alimentari finisce molto spesso, pressoché intonso, nel sacco dell’umido, anche con buona pace di un eventuale acquisto consapevole e oculato. Eppure il buono, pulito e giusto che sta alla base della filosofia Slow Food passa anche dal limitare gli sprechi, non solo (e già sarebbe grave) in quanto schiaffi (im)morali in un momento di crisi economica di livello internazionale, ma in quanto piccoli, medi, grandi esempi di insostenibilità ambientale. A Tavola senza sprechi è un ricettario davvero particolare e nasce dall’esigenza della riscoperta della (non spaventi la parola) sacralità del cibo. Vi aiuterà a districarvi in una materia (l’utilizzo degli scarti e/o degli avanzi) che è in parte vecchia come il mondo, in parte componente di una cucina vivace, palpitante, a volte persino innovativa che spazia dall’antipasto al dolce, dallo snack all’ammazzacaffè. A tavola senza sprechi vi condurrà in un viaggio tra Nord e Sud Italia, ricette rare e altre talmente diffuse e comuni da non essere più considerate, di primo acchito, pietanze di recupero.

Provate a uscire dalla solita logica delle polpette (chi scrive le adora, attenzione!), del pane “resuscitato” in forno o in ammollo, delle paste o delle carni ripassate in padella che pure tra queste pagine, ovviamente, non mancheranno nelle più diverse, spesso tradizionalissime, declinazioni. Pensate anche al riutilizzo delle bucce di patate, che non sono certo un’invenzione della moderna cucina creativa come parrebbe dando un’occhiata ai menù dei ristoranti d’alto livello che le hanno solo di recente riscoperte. Pensate alle foglie più esterne di certi ortaggi, spesso le prime a finire, ingiustamente, nella spazzatura (che vita gastronomica sarebbe senza aver mai provato la pasta con i tenerumi?). Pensate al quinto quarto, ovvero l’insieme delle carni meno nobili, principalmente bovine ma non solo, per il quale forse occorrerebbe un ricettario dedicato. Infine, vi invitiamo a osare con gli scarti del pesce, non soltanto come ingredienti fondamentali del fumetto e delle zuppe. Come?

Assicuratevi questo libro e lo scoprirete! 

 

Rodrigo Bosani,
Pregnana Milanese (Milano)

Ingredienti

per 4 persone
2 etti di farina
di frumento
10 g di lievito
2 etti di foglie di carote
un etto e mezzo
di pecorino fresco
sale, pepe

Mescolate la farina con 150 millilitri di acqua tiepida, in cui avrete sciolto il lievito. Impastate e formate dodici palline che farete lievitare in un luogo caldo e asciutto per almeno tre ore. Lessate e strizzate le foglie di carota, tritatele grossolanamente e mescolatele con il pecorino tagliato a dadini piccolissimi; salate e pepate a piacere.
Sulla spianatoia tirate la pasta a uno spessore di circa tre millimetri, quindi formate dei dischi di una decina di centimetri di diametro e riempiteli con il composto. Ripiegate ogni disco a mezzaluna, premendo lungo i bordi in modo da sigillarlo.
Infornate a 180°C per una mezz’ora.

Tempo di esecuzione un’ora più la lievitazione

 

 

Fino a mercoledì 7 febbraio a mezzanotte, per chi acquista due ricettari della collana In cucina con Slow Food riceverà in regalo l’agenda 365 giorni con Slow Food. Per ricevere in regalo l’agenda 365 giorni con Slow Food – paperback, basta inserire nel carrello due ricettari della collana In cucina con Slow Food: al momento dell’acquisto risulteranno gratis anche le spese di spedizione.

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