Notizie dalla rete: Torino – Lima andata e ritorno, la bella storia di Roxana Rondan

Il volto di Roxana Rondan racconta tutta la sua storia. Lo sguardo è tagliente lungo la linea del tempo, ma l’occhio luccica e la voce trema quando si sofferma su ricordi nitidi ancor oggi. Gestisce il ristorante di cucina peruviana, o meglio «integrata, la mia è una cucina che guarda molto al territorio e ai produttori locali» La Rustica Latina, nel quartiere San Paolo di Torino. Lei in cucina, in sala a accudire c’è il marito Pedro. All’attività di chef accompagna l’insegnamento di arte bianca e cucina base all’istituto penale per minorenni Ferrante Aporti e i corsi di integrazione culturale attraverso il cibo con Agape, l’associazione di gastronomia peruviana che presiede, o in collaborazione con Piazza dei Mestieri.

Quarta di sei fratelli, nel 1989 Roxana attraversa l’Atlantico con la madre, per venire in Italia in cerca di fortuna. Prima tappa Roma, e dopo solo un mese si ritrova sola: la madre non resiste la mancanza della famiglia e torna a Lima. A Roma lavora come baby sitter e vive ospite di una famiglia di amici peruviani. Qualcuno le parla di Milano, una metropoli che avrebbe potuto darle l’opportunità che cercava. Chiude la valigia, affronta il viaggio in treno e si ferma in Piazza Duomo ad aspettare che qualcuno passi: «Erano altri tempi, negli anni ‘90 incontrare un compaesano era raro. Quando capitava ci passavi tutta la giornata e gli raccontavi la tua vita. E così è accaduto che quel buon uomo mi ha accompagnata dalle suore che mi hanno ospitata e aiutata a trovare lavoro. Sono stati due anni di grande crescita, personale e professionale. Ho avuto la fortuna di lavorare in casa di famiglie di milanesi per bene che hanno completato la mia educazione». A Milano comincia a frequentare corsi di cucina italiana e con i primi soldi affitta uno stand al festival latinoamericano, offrendo specialità peruviane alla griglia. Anche qui un incontro fortuito le cambia la vita e Roxana imbocca la strada giusta: «Alcuni signori della Festa dell’Unità di Torino mi hanno proposto uno stand e così mi sono trasferita sotto la Mole. Era il 1992 e Torino non era la città multietnica che viviamo oggi, ma mi sono subito sentita a casa. Ero maggiorenne, facevo diversi lavoretti, ma sentivo la necessità di costruirmi una carriera. Così ho affiancato il lavoro ai libri, frequentando l’istituto alberghiero e poi il corso di laurea in Tecnologie alimentari. Grazie ai miei professori ho collaborato con maestri come Gualtiero Marchesi e ho fatto parte delle brigate di cucina in alberghi di lusso a Rapallo e Venezia. Non è stato facile: per una giovane donna, e per giunta straniera, la strada della cucina è in salita».

Il vagabondaggio di Roxana si ferma con il matrimonio e l’arrivo della figlia Anastasia, ma non per questo finiscono le avventure. L’ultimo colpaccio però è l’apertura del suo ristorante, che avvia insieme al marito. La Rustica Latina all’inizio era una gastronomia di prodotti latinoamericani: «Pensavo di rivolgermi solo ai miei compaesani, numerosi in questo quartiere, e invece negli ultimi anni sempre più italiani scelgono la mia cucina, perché qui si mangia sano e a un prezzo ragionevole». Non contenta Roxana prosegue l’insegnamento all’istituto minorile Ferrante Aporti ed è un’altra svolta: «I miei ragazzi vengono da situazioni difficili. A loro dico sempre che con la forza di volontà tutti ce la possono fare: quando ho cominciato non avevo niente se non la mia valigia con un solo cambio». E di strada ne ha fatta, Roxana. Un cammino che l’ha portata fino a Slow Food di cui fa parte sin dal 2014 come membro di Slow Food Torino. E dall’edizione 2016 partecipa con il suo stand a Terra Madre Salone del Gusto. Ma soprattutto Roxana non si tira mai indietro quando c’è bisogno di dare una mano. Come per esempio sostenere il Sisay la piccola, ma fondamentale, Terra Madre organizzata dalla rete giovane di Slow Food per consentire ai giovani contadini peruviani di incontrarsi a Lima ogni due anni. Una importante occasione, in pieno stile Slow Food, per scambiarsi idee, problemi e soprattutto soluzioni.

E un’opportunità per accendere i riflettori su chi fa una gran fatica a far sentire la propria voce. Un paradosso se consideriamo che sono proprio questi ragazzi che praticano agricoltura naturale e vivono di un sistema alimentare buono, pulito e giusto a offrire le soluzioni alle grandi crisi in cui ci ritroviamo, prima fra tutte quella climatica: «Sisay non riguarda solo il presente, ma anche il futuro del patrimonio alimentare. L’edizione 2019 si concentra sulla filiera e la necessità di raggiungere la sostenibilità in ogni anello della catena. I partecipanti al Sisay sono orgogliosi di essere contadini e felici di lavorare in agricoltura. Ma alla difficoltà di un mestiere duro a ogni latitudine, subiscono anche l’oblio e la scarsa considerazione della società nei loro confronti. Grazie al Sisay possono mostrare tutto il loro potenziale» racconta Valentina Gritti Slow Food Youth Network

Tocca quindi a noi sostenerli: molti di questi ragazzi vivono in aree remote e non hanno il denaro necessario per poter raggiungere Lima e partecipare al Sisay. Come ha fatto con grande generosità Roxana che ha organizzato una cena (tra l’altro ben fornita di Presidi Slow Food), il cui intero ricavato – costi compresi – è stato devoluto ai ragazzi del Sisay. Roxana ha raccolto una cifra simbolica ma fondamentale, per questo rinnoviamo l’invito a fare una piccola donazione, basta anche poco. Se lo farete in tanti, farete la differenza!

Qua trovate più info e qui potete andare a donare www.gofundme.com/f/supportingSISAYinPeru

Tratto da Carlo Petrini, Storie di Piemonte, «La Repubblica», 7 giugno 2015 Il contenuto è stato verificato e attualizzato

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