No ai prodotti “controstagione”, sì ai prodotti locali: la tendenza che ci piace!

Prodotti “controstagione”? No, grazie.

Anche quest’anno vi confermiamo la tendenza che sta sempre più prendendo piede tra i consumatori di frutta e verdura, i quali continuano puntualmente a non comprare in inverno i cosiddetti prodotti di “controstagione”, che arrivano dall’emisfero Sud dove crescono rigogliosi perché è estate e una volta tanto di moda.

Meglio quelli di stagione come cavolfiori, broccoli e arance

Evidentemente il mantra sulle raccomandazioni di preferire sempre prodotti locali e di stagione, che Slow Food porta avanti da più di vent’anni – e per il quale si trova oggi in larga e buona compagnia con tanti altri soggetti che ne condividono questa filosofia – se verificato, dà soddisfazioni e sta anche avendo effetti rilevanti per i mercati globali. A fine gennaio non si vendono più ciliegie, asparagi, fagiolini e altri prodotti (come la frutta esotica) come un tempo, è diventato quasi un settore residuale, mentre ci segnalano che i prodotti “altovendenti” in queste settimane sono cavolfiori – e noi vi segnaliamo il Cavolfiore di Moncalieri del Presidio Slow Food -, broccoletti, cavoli, coltivati su tutto il territorio nazionale e venduti a prezzi convenientissimi. Ce ne rallegriamo, e insistiamo nel consiglio.

No ai prodotti "controstagione"

C’è anche da dire che è un’ottima settimana per comprare le arance rosse di Sicilia. Tarocco, moro e sanguinello in questi giorni si trovano quasi in contemporanea nel loro solito avvicendarsi tra varietà più o meno tardive. Ci sono anche nuove varietà ibride rosse siciliane, molto rosse perché lo sono soprattutto esternamente. Attraenti e curiose forse sì, ma più buone di una tarocco sicuramente no. In ogni caso tutti questi agrumi si trovano anche a un euro al chilo vista l’abbondanza.

Fragole europee: svendute prima che deperiscano

C’è poi un prodotto, poiché parliamo di controstagione, che balla sul limite di questa categoria, senza scomodare viaggi continentali, ma non proprio di prossimità. Ci sono infatti le fragole europee, e costano un’inezia in un momento dove dovrebbero avere prezzi molto più alti. Questo perché la produzione spagnola, massiccia e ingente, non ha più sfogo in Europa con tutti i ristoranti e le pasticcerie chiuse. La fragola in questo periodo era soprattutto comprata da queste aziende e oggi non accade per via dei vari lockdown, per cui le fragole spagnole si possono trovare ovunque, anche a un euro al cestino, svendute prima che deperiscano. Va ribadito che queste produzioni hanno anche un po’ di concorrenza con la fertile e generosa Sicilia, dove nella zona di Marsala si raccolgono già ora buone fragole in serre non riscaldate. Queste costeranno un po’ di più, ma neanche tanto, per gli stessi motivi di cui sopra.

 

Carlo Bogliotti, c.bogliotti@slowfood.it
Da La Stampa del 30 gennaio 2021

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