Osterie e ristoranti d’Italia: molto più di un semplice ristoro.

Misure restrittive anticovid per la ristorazione: si cerchino soluzioni che non mettano a repentaglio l’esistenza di un settore fondamentale per Italia

Qualche mese fa, nei giorni immediatamente successivi alla riapertura, un fatto è emerso con grande forza. Le osterie, i ristoranti, i pub, le pizzerie, i bar hanno mostrato di essere, per tantissimi, molto più che attività di semplice ristoro.

Misure restrizioni ristorazione covid
© Davide Gallizio/Slow Food Editore

È risultato evidente quanto vengano vissuti, invece, come spazi di condivisione, luoghi dove ci si nutre con il corpo e con lo spirito, e dove il ristoro va ben al di là del solo cibo. Abbiamo osservato, in quei giorni – che oggi ci sembrano ancora più lontani – con quanta gioia e quanto desiderio i clienti tornassero a frequentare i loro tavoli, abituali o di una sera sola.

Le osterie e le trattorie, i ristoranti e le pizzerie che aderiscono al progetto dell’Alleanza dei cuochi di Slow Food (per noi rappresentativi di tutti i luoghi di ristorazione di qualità) sono tra le attività produttive più importanti per il nostro Paese. Non sono, come invece troppo spesso in queste ultime settimane li si è visti rappresentare, luoghi di assembramento, di semplice svago o (perdonate il termine) movida. Al contrario, per continuare il proprio lavoro, tutelando la salute dei propri clienti e dipendenti, ci sembra che l’attenzione e il rispetto delle nuove norme siano stati massimi e abbiano richiesto sforzi e rinunce spesso pesanti.

Le nostre osterie e ristoranti sono straordinari luoghi di cultura, vetrine dei territori nei quali sono inseriti; rappresentano una delle più significative attrazioni per il turismo, custodi di saperi tradizionali e fautori di creatività e bellezza; sono promotori di filiere agricole e artigianali che in loro trovano sostegno economico e visibilità.

Se oggi il rischio pandemico porta a una chiusura generalizzata, mettendo sullo stesso piano i locali della cosiddetta movida e le osterie di montagna, dobbiamo forse accettare che non c’era modo di percorrere altre strade, ma dobbiamo altresì comprendere quanto diverso sia l’impatto conseguente alla chiusura di un locale che di un territorio e di una comunità (anche quella dei produttori alle sue spalle) è il motore.

Misure restrizioni ristorazione covid
© Davide Gallizio/Slow Food Editore

Spegnere le insegne di questi locali significa mettere a repentaglio questo movimento. Significa arrecare un danno incalcolabile ai luoghi che li ospitano, si tratti di piccoli paesi o quartieri di grandi città, di una valle sperduta o di un rinomato centro turistico. Significa rischiare di perdere per il futuro, quando si potrà ricominciare a viaggiare e a spostarsi, uno dei principali motivi che spinge tanti a venire nel nostro Paese e uno dei settori che più stava crescendo negli ultimi anni.

Significa, infine, mettere a rischio – e forse di questo se ne parla troppo poco – l’esistenza di produttori agricoli, piccole flotte di pescatori, produttori artigianali di salumi, formaggi, birre, vini e distillati.

Per questo oggi siamo preoccupati. Per questo oggi chiediamo che chi ha il ruolo di decidere e governare pensi a soluzioni alternative che pur tutelando la salute di tutti non metta a repentaglio l’esistenza stessa di questo settore. E per questo, il nostro invito a tutti voi  – che come noi amate uscire, brindare ai tavoli dei vostri locali preferiti, viaggiare per scoprire storie e sapori nuovi – è di sostenere quelli a voi più vicini informandovi su come si stanno attrezzando per affrontare questo periodo e facendovi portare a casa un pezzo di quella felicità che in tempi più sereni siamo andati a cercare a quelle tavole e che, ne siamo certi, torneremo a trovare quanto prima.

Eugenio Signoroni e Marco Bolasco (curatori di Osterie d’Italia)
e.signoroni@slowfood.it