ITALIA

  • Valorizzare le diversità attraverso il cibo

90 migranti provenienti da più di 30 paesi si sono riuniti in Piemonte nella seconda metà del 2018 per iniziare un percorso formativo in lingua italiana che trasformi i loro patrimoni culinari in competenze qualificate.

Con “Le ricette del dialogo. Cibo e storie per l’intercultura e l’integrazione” Slow Food intende connettere le comunità migranti di prima e seconda generazione con il territorio italiano attraverso il cibo, fornendo loro strumenti concreti per diventare autonomi e creare economia nel settore alimentare.

Essere in grado di avviare e gestire un’attività economica in ambito gastronomico, imparare a valorizzare la propria storia, conoscere la biodiversità e la stagionalità dei prodotti ortofrutticoli locali sono elementi essenziali per l’integrazione delle realtà migranti.

Tra le attività che i migranti potranno avviare, una volta concluso il percorso di formazione, c’è anche l’idea di aprire le proprie case e organizzare momenti conviviali per far conoscere le proprie tradizioni gastronomiche

Un ricettario raccoglierà le storie di 10 comunità migranti e presenterà i loro piatti più significativi.

  • Sostenere e promuovere il ruolo dei migranti nello sviluppo rurale dei loro paesi d’origine

L’impegno di Slow Food mira al coinvolgimento delle realtà migranti in Italia, ma anche al loro diretto impegno nei paesi di origine in un’ottica di cooperazione internazionale.

Secondo le statistiche della Banca d’Italia, nel 2015 l’ammontare delle rimesse dei migranti residenti in Italia era di 5,9 miliardi di euro, mentre nello stesso anno il contributo dello stato italiano alla cooperazione internazionale, al netto delle spese per i rifugiati, ammontava a 3 miliardi. Queste stime mostrano come le comunità migranti rappresentino una risorsa cruciale per promuovere processi di cooperazione internazionale e sviluppo sostenibile nei paesi d’origine.

Con il progetto Dia.Ma.Se, Slow Food ha coinvolto la rete di Slow Migrants in progetti di co-sviluppo, avviando un processo di cambiamento nel quale i migranti assumono un ruolo sempre più attivo. Dal 2017 Slow Food mira infatti a stimolare l’imprenditoria rurale e l’occupazione giovanile in attività agricole di piccola scala nelle aree rurali di Senegal e Marocco, indirizzando gli investimenti delle associazioni delle diaspore presenti in Italia. 

SIRIA E LIBANO

Soup For Syria

Soupe au pistou, zuppa di carote, gondi: ecco alcune delle tante zuppe raccolte nel ricettario Soup for Syria, una raccolta di ricette provenienti dalle cucine di alcuni celebri chef internazionali, tra cui Alice Waters, Antony Bourdain e Yotam Ottolenghi, per raccogliere fondi a favore dei profughi siriani.

L’idea è venuta a Michel Moushabeck e Barbara Abdeni Massaad, la quale oltre ad essere scrittrice e fotografa, è fondatrice di Slow Food Beirut ed è delegata della rete internazionale di Terra Madre.

Sono un milione e mezzo i profughi siriani che cercano rifugio dalla guerra in Libano, mezzo milione proprio a due passi dall’abitazione di Barbara, a Beirut. Colpita dalla loro condizione, Barbara ha chiesto ad alcuni celebri chef di contribuire alla stesura di un libro dove la zuppa rappresenta molto più che una ricetta, bensì un momento di conforto e di convivialità ritrovata.

I ricavati dalla vendita del libro saranno devoluti all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) per l’acquisto di derrate alimentari da destinare ai rifugiati siriani in Libano. 

MAURITANIA

Orto familiare di Mbera I

Quella dell’orto familiare di Mbera I non è una storia come tutte le altre. È una storia speciale, che si svolge in Mauritania, a sudest del paese, a 60 chilometri dalla frontiera col Mali. Lì sorge il campo profughi di Mbera, che accoglie sempre più maliani in fuga dal proprio paese.

Il campo non offre molto: i rappresentanti di Medici senza frontiere parlano infatti di condizioni critiche, soprattutto dal punto di vista nutrizionale.

Accanto alla sua tenda, Almahdi Alansari ha iniziato a coltivare un piccolo orto, coinvolgendo una cinquantina tra donne e uomini nella coltivazione tradizionale di sementi tradizionali del nord del Mali. Sostenitore di Slow Food, in Mali Almahdi lavorava con le produttrici di pasta katta e ne coordinava il Presidio.

Almahdi ha portato la sua esperienza con sé in Mauritania, dando vita a un piccolo seme di speranza, che ha permesso di migliorare le condizioni nutrizionali all’interno del campo e di coltivare rapporti umani tra i suoi abitanti.

 

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