Api: continuiamo a tenere alta l’attenzione!

 

«Se le api fossero grandi come mucche, saremmo spaventati dai milioni di carcasse nei campi. Invece sono piccole e chi denuncia il problema fa fatica a dimostrarne la portata».

Perdonateci se abbiamo iniziato con questa brutta immagine, qualche volta però le immagini forti sono necessarie perché su troppe cose facciamo finta di niente e la sparizone delle api è una. Ne abbiamo parlato tante volte e ancora purtroppo non sono state intraprese azioni davvero efficaci per ripopolare le colonie. Ma oggi vogliamo riportarvi due buone notizie. Una che viene dall’Unione Europea, e più esattamente dalla Commissione. L’altra invece arriva dall’Australia dove Stuart Anderson e duo figlio Cedar si sono ingegnati per trovare il modo di invitare quante più persone possibile ad allevare api e salvarle dall’estinzione. Partiamo da qui.

Stuart e Cedar sono, leggiamo su La Stampa, i «protagonisti di una delle più stupefacenti raccolte di fondi online della storia. Cercavano 70 mila dollari (57 mila euro) per avviare la produzione di un’invenzione alla quale lavoravano da tre anni, un alveare che dispensa il miele da un rubinetto, e avevano deciso di rivolgersi al «crowdfunding». I 70 mila dollari sono arrivati in sette minuti, ma le offerte non si sono fermate: dopo 24 ore avevano toccato i 2,2 milioni e dopo otto settimane i 12,2 milioni, 174 volte quello di cui avevano bisogno.»

Fantastico, no? L’alveare che dispensa miele dal rubinetto si chiama Flow Hive («Alveare a flusso») e nasce dalla volontà di trovare il modo per estrarre il miele dagli alveari senza indossare protezioni, allontanare le api, raschiare via la cera, prendere il nettare, filtrarlo e rimettere tutto a posto… Tutte cose che hanno trovato risposta in un dispositivo molto semplice: «una scatola di legno nella quale ci sono migliaia di celle esagonali di plastica, che possono essere aperte con una leva. Le api riempiono di miele le cellule e le tappano con la cera. La leva rimuove la cera e fa colare il miele in condotti che finiscono in un rubinetto. Chi vuole il miele apre il rubinetto e riempie un barattolo».

Siamo contenti di riportare che l’invenzione ha avuto un grandissimo successo: ora l’Australia conta migliaia di allevatori di api in più.

Dobbiamo specificare che questo tipo di alveare funziona in Australia ma non sarebbe l’ideale per la nostra apicultura che – a causa di malattie delle api assenti nel nuovo continente – richiede maggiori cure e più attenzioni verso le api.

Che cosa possiamo fare allora dalle nostre parti per aiutare le nostre amiche apine?

Intanto qualche fiore sui nostri balconi o davanzali sarebbe un valido aiuto e poi sicuramente continuare a mantenere alta l’attenzione. Che serve davvero. Torniamo alla notizia in arrivo dall’Ue. La Commissione europea ha lanciato una consultazione rivolta a tutti: apicoltori, singoli cittadini, imprese, associazioni ambientali, autorità, tutti insomma, siamo chiamati a dire la nostra, a segnalare situazioni critiche e a proporre soluzioni per costruire un piano d’azione e salvare le api. Se finora non abbiamo avuto riscontro serio da parte delle istituzioni (siamo ancora in attesa di un bando definitivo dei neonicotinoidi, pesticidi killer delle api), usiamo questa occasione per salvare le api dall’estinzione. Qui trovate maggiori dettagli sulla consultazione e il link al questionario.

 

A cura di Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it

 

 

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