Microcefalia, e se la causa fosse un larvicida?

Dalle certezze iniziali espresse dal ministro della salute brasiliano Marcelo Castro, negli ultimi mesi si è fatto un grande retro-front che solleva più dubbi che certezze. Stiamo parlando dei casi di microcefalia che stanno aumentando in particolare nel nordest dello stato.zika_brasile

La dichiarazione del ministro non lasciava adito a dubbi: al 100% la microcefalia era provocata dal virus Zika, ma qualcosa non tornava nei conti. Ad esempio, il 3 febbraio scorso il New York Times mostrava come su 404 bambini esaminati e risultati colpiti da questa malformazione del cranio soltanto 17 erano risultati positivi al virus.

L’origine dei dubbi nasce da due report, il primo elaborato da un gruppo di medici argentini, Physicians in the Crop Sprayed Villages, e il secondo dalla Brazilian Collective Health Association (Abrasco), che puntavano il dito contro un larvicida il Piriprossifen, commercializzato per 18 mesi dalla multinazionale giapponese Sumitomo Chemicals, che collabora con Monsanto in paesi come l’Argentina e il Brasile. Questo larvicida era stato approvato dall’Organizzazione mondiale della sanità nel 2004 e dalla Environmental Protection Agency nel 2001.

Il Piriprossifen è un inibitore della crescita delle larve di zanzara Aedes aegypti, progettato per inibire il normale sviluppo dallo stadio larvale a quello di pupa a quello di adulto. Dal 2014 in Brasile se ne stava facendo ampio uso, applicandolo direttamente alle riserve d’acqua potabile. Da quel momento i casi di microcefalia sono aumentati. È difficile non ipotizzare che vi sia una correlazione diretta fra l’uso del larvicida e l’aumento dei casi di microcefalia.

Eppure la polemica è esplosa ugualmente, coi soliti toni che troppo spesso si sentono in casi analoghi, quelli in cui si parla di salute pubblica, di prodotti chimici e di multinazionali. I medici argentini e brasiliani, e con loro i giornalisti che hanno dato spazio alle loro teorie, sono stati accusati dell’ennesima teoria complottista, e in molti hanno invocato la sicurezza del Piriprossifen.

Tuttavia, dubitare è lecito. Così come è lecito, al di là dell’individuazione del colpevole che non è ancora accertata, prendere in seria considerazione l’analisi dei due gruppi di medici. Soprattutto, vorremmo mettere a fuoco un elemento più di ogni altro: forse, in un caso come quello della Aedes aegypti poteva valere la pena ragionare su strade alternative, prima di fare un ricorso massiccio alla chimica che potrebbe avere – come sembra essere successo in questo caso – conseguenze pesanti anche sulla salute umana oltreché sulle speci target dell’intervento. Forse, prima di riempire le riserve idriche di un nuovo prodotto, si potrebbe pensare a una soluzione diversa, un risanamento di un ambiente già fragile e compromesso che, come emerge dai rapporti, ha problemi di igiene, di smaltimento di rifiuti, di scarsità di acqua potabile sicura… La situazione descritta da medici argentini e brasiliani non è certo rincuorante, è una situazione che ci parla di povertà e disuguaglianze sociali, e non è un caso che nella maggior parte dei casi i bambini affetti da questa malformazione appartengano alle fasce basse della popolazione.

Forse si sperava che l’utilizzo del Pirprofissen avrebbe risolto la situazione, invece, come purtroppo sembra accadere troppe volte, le soluzioni chimiche non costituiscono una strategia sicura perché colpiscono un complesso di elementi e non solo l’insetto target.

Un paragrafo della relazione brasiliana ha un titolo significativo: «Mais venenos, mais resistência, mais venenos», più veleni, più resistenza, più veleni. In molti ambiti stiamo constatando come questa logica sia profondamente inefficace: basti pensare agli allevamenti industriali dove sono sempre più frequenti i casi di resistenza antibiotica oppure alle monocolture intensive, che richiedono dosi sempre maggiori di erbicidi e pesticidi. Sono tutte soluzioni dalle quali chi ci guadagna sono le grandi compagnie. Non l’ambiente, non la salute umana o animale.

Risolvere il problema in maniera più radicale, invece, costituirebbe un risanamento vero, e produrrebbe vantaggi anche per le comunità. La Bbc, ad esempio, riferisce di un rimedio naturale che in El Salvador sembra aver risolto il problema. Per fronteggiare la propagazione del virus della Dengue in questo paese hanno fatto una cosa molto semplice, collocando dei pesci nelle vasche di acqua. Risultato? I pesci hanno mangiato le larve di insetti e il virus è scomparso, insieme agli insetti che ne determinavano la diffusione. Ecco una soluzione che ci piace. Più attenta all’ambiente. Più giusta per le persone. Più distante dalla chimica.

Silvia Ceriani
s.ceriani@slowfood.it

 

Fonti

Report di Physicians in the Crop Villages – www.reduas.com.ar

Report della Brazilian Collective Health Association – www.abrasco.org.br/site/2016/

GMWatch, Argentine and Brazilian doctors name larvicide as potential cause of microcephaly – www.gmwatch.org/news/

GMWatch, Half-thruths, hysteria, and vested interests – www.gmwatch.org/news/latest-news

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