Meat the Change: attenzione alla tua spesa, non caricare troppo il carrello!

Quando facciamo la spesa, ci sono molti aspetti che influenzano le nostre scelte: i più comuni sono il prezzo, la pubblicità, i nostri gusti personali, gli effetti sulla nostra salute. Altri aspetti – come gli effetti dei nostri acquisti sull’ambiente, sull’economia locale, sul paesaggio – sono meno immediati, ma altrettanto importanti.

In particolare, quando ci accingiamo ad acquistare carne, cosa significa fare attenzione?

Con la campagna Meat the Change, realizzata mediante il contributo del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Slow Food cerca di aiutare i consumatori a fare scelte consapevoli sul consumo di carne e a calcolare quanto queste impattino sull’ambiente.

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Ovviamente, uno dei principali consigli è quello di basare la propria dieta su alimenti vegetali che possono sostituire la carne (legumi in primis). Ogni settimana, nell’ambito di Meat the Change e in collaborazione con la campagna internazionale Meatless Monday, Slow Food propone ricette interessanti a base di legumi per evitare, almeno un giorno a settimana la carne. Se il 50% degli italiani adottasse il Meatless Monday, potremmo ridurre dell’8% le emissioni di gas serra legate alla dieta!

Ma non mangiare carne, non è la soluzione.

In generale, la carne può essere consumata fino a 2-3 volte alla settimana, per un totale di 500 grammi circa. Quando la acquistiamo, però, dobbiamo fare attenzione alla qualità, evitando quella proveniente da allevamenti intensivi e privilegiando, invece, produttori di piccola scala che con il loro lavoro non solo rispettano il benessere degli animali, ma tutelano gli ecosistemi in cui lavorano.

Qualche consiglio slow per la spesa:

Lascia perdere le grandi quantità a piccoli prezzi, nascondono altri costi

Inoltre, è bene non acquistare grandi quantità, magari approfittando di offerte speciali o prezzi bassi. Meglio acquistare più spesso, ma carne fresca. I prezzi bassi sono spesso indice di sfruttamento, animale e/o ambientale, mentre è meglio preferire carni fresche provenienti da consorzi, associazioni o aziende con disciplinari rigorosisu alimentazione e benessere animale. Molto spesso, presso questi rivenditori, è possibile ottenere informazioni chiare sulla tracciabilità del prodotto e sulla filiera che lo ha allevato e macellato.

I gruppi di acquisto solidale: una buona soluzione

Un buon compromesso sono i gruppi di acquisto solidale (GAS): il meccanismo si basa sul principio di risparmiare sulla spesa acquistando grandi quantità da dividere e scegliendo aziende più piccole, attente ad aspetti ambientali e sociali. La differenza con i gruppi di acquisto tradizionali sta proprio nella filosofia della spesa etica: sono infatti spesso garantite, oltre al sostegno a produttori di piccola scala, anche la vendita di tutte le parti dell’animale, non solo quelle più pregiate (come filetto o scamone), e di diverse razze animali, spesso locali. Anche qui, però, bisogna fare attenzione a selezionare i produttori da cui servirsi, affinché seguano disciplinari rigorosi di produzione che garantiscano la sostenibilità. Infine, rispetto al supermercato, la spesa di un Gas permette di ridurre il numero di imballaggi e quindi di materiale da smaltire.

Non esagerare con insaccati e salumi, a meno che non siano naturali

Meglio non esagerare anche con gli insaccati e i salumi: sono gustosissimi ma molto calorici, pieni di sale e spesso ricchi di nitriti e nitrati, sostanze addizionate agli alimenti, soprattutto industriali, per preservarli da contaminazioni microbiche ma anche per migliorarne l’aspetto e la consistenza. Queste sostanze, durante le lavorazioni, possono subire delle modificazioni chimiche che li trasformano in nitrosammine, molecole potenzialmente cancerogene. Un consumo eccessivo e prolungato di nitriti è associato ad aumento del rischio dei tumori dello stomaco e dell’esofago.

Ovviamente, lungi da noi dire che un buon salame non deve arrivare in tavola ogni tanto: basta saper scegliere consapevolmente. Ci sono infatti salumi realizzati con carni di razze autoctone, allevate allo stato brado o semibrado, libere di assecondare i propri comportamenti naturali e alimentate bene. È facile che da un allevamento attento al benessere animale derivino salumi naturali, prodotti utilizzando solo conservanti naturali come sale, pepe, peperoncino, spezie, fumo. Nel disciplinare dei Presìdi Slow Food, ad esempio, i nitriti vanno evitati, mentre l’utilizzo dei nitrati dovrebbe essere limitato. I consumatori possono capire quali livelli di nitrati siano stati impiegati leggendo l’etichetta e privilegiando quei prodotti che vi ricorrono meno, o che non ne utilizzano affatto.

Siamo noi l’ago della bilancia, diamo il giusto peso alle nostre scelte alimentari!

E tu, stai facendo la tua parte? Lo sai quanto sei Slow?

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