Mario Tozzi: «La crisi climatica è l’emergenza più acuta che abbiamo»

Abbiamo iniziato il 2021 carichi di speranza e molte aspettative. Abbiamo aspettato di vedere cambiare il calendario per lasciarci alle spalle un anno che sarà ricordato al minimo come terribile. Ma lo sarà davvero se non riusciamo a trarre gli insegnamenti necessari a interpretare i messaggi di sofferenza che la nostra terra madre continua a inviarci.

Che ci piaccia o no, il più importante messaggio (quello a cui di fatto rimaniamo immuni) è che dobbiamo cambiare i nostri stili di vita, e pretendere che l’ambiente conquisti il primato dell’agenda politica. Ne abbiamo parlato con Mario Tozzi, geologo, ricercatore presso il Cnr e divulgatore scientifico. Al suo attivo trasmissioni di grande successo come «Gaia – Il pianeta che vive» o «Sapiens, un solo pianeta», collabora con molte testate giornalistiche ed è autore di numerosi libri. Lo si può ascoltare su Radio Uno con Green Zone (la domenica alle 10) ed è in libreria con Un’ora e mezzo per salvare il mondo (Rai Libri, 2020) e Earthphonia (Slow Mario TozziFood Editore, Bra 2020).

 

Quest’ultimo è un libro e un disco ideato da Max Casacci che raccoglie i suoni della natura nel quale Mario Tozzi dà la parola all’aria, ai vulcani, agli oceani, alle montagne, alle radici e alle api: «In questo libro io sono al servizio della musica del pianeta. Max Casacci è il protagonista con le sue ricostruzioni armoniche naturali e io faccio parlare in prima persona gli ecosistemi a cui Max ha dato voce. È un’opera olistica che cerca portarci all’origine di una natura che comprende tutto: il regno vegetale, animale minerario, come fosse un tutt’uno. Non è un testo di denuncia, ma il racconto degli ecosistemi ben restituisce quanto l’intervento dell’uomo possa essere dannoso». Un modo nuovo di sensibilizzare giovani e non più giovani generazioni sui problemi dell’ambiente.

A tal proposito quali sono le azioni che vorrebbe si attuassero nel 2021?

«Bisogna lavorare per l’abbattimento dell’emissione di sostanze clima alteranti. Il clima è l’emergenza più urgente che abbiamo. E non vedo interventi, mentre è più che necessario il massimo sforzo. Per quanto riguarda, invece, il consumo del suolo basta non toccare quello che c’è: foreste, montagne, laghi, fiumi vanno lasciati in pace. Se facessimo queste due cose sarebbe un grandissimo risultato per il pianeta».

Quindi non si può più perdere tempo come evidenzia nel libro Un’ora e mezza per salvare il mondo:

«È rimasto poco tempo: il clima sta cambiando in maniera anomala e veloce e questo dipende solo dagli uomini. Anche se il genere umano fermasse oggi stesso tutte le sue attività, comprese le fabbriche, gli allevamenti intensivi e il settore dei trasporti, dovremmo aspettare mezzo secolo prima di vedere la temperatura stabilizzarsi. Siamo già in ritardo!».

Mario TozziMa è solo una questione tecnologica?

«Mettere la questione ambientale al centro dell’interesse pubblico e politico è importante, ma bisogna dare una risposta culturale e non tecnologica, altrimenti resta fine a sé stessa».

Qual è la situazione in Italia?

«Siamo all’inizio del percorso. Gli italiani sono buoni cristiani, ma solo a parole: non solo non vanno tanto a messa, che dal punto di vista ecologico, conta poco, ma nemmeno mettono in pratica quelli che sono gli insegnamenti basilari di fratellanza e amore per tutto ciò che ci circonda. I comportamenti individuali sono indispensabili e importanti.

Ogni italiano emette circa sette tonnellate di anidride carbonica all’anno: eliminando la carne da allevamenti intensivi se ne risparmia una, con l’auto ferma, una seconda. Evitando un viaggio intercontinentale in aereo se ne risparmiano quasi due.

Ciascuno di noi può abbattere le sue emissioni clima alteranti senza cambiamenti radicali. Un comportamento virtuoso a livello individuale ci permette di avere più forza nelle istanze collettive».

Purtroppo un ruolo negativo nella crisi climatica lo recita la produzione di cibo, cosa si deve fare?

«Bisogna calcolare da dove vengono le principali emissioni di clima alteranti e intervenire. Noi sappiamo che vengono dalle coltivazioni intensive perché prima di tutto si deforesta per metterci ad esempio palma da olio, soia o qualche altra monocoltura. Questo comporta uno squilibrio nei rapporti tra anidride carbonica e ossigeno. E poi dagli allevamenti intensivi. Un chilogrammo di carne necessita di sette litri di petrolio per essere prodotto. Sono queste due le chiavi che dobbiamo utilizzare se vogliamo intervenire sul cambiamento climatico. Poi dopo si può anche scegliere di mangiare a chilometro zero, meno strada fa il cibo e meno si contribuisce al dissesto climatico».

Senza dimenticare lo spreco o l’uso della chimica. Qual è la chiave per innescare un clic nella mente delle persone su questi temi?

«Purtroppo non c’è una chiave. C’è poca sensibilità qualsiasi sia la chiave usata: non ci riesce Greta non ci riesce il Papa. In realtà c’è un problema di comunicazione. Non si riesce a far capire l’urgenza della crisi climatica. Questo dipende dalla comunicazione perché ad esempio tendi a diffondere l’idea che tra gli scienziati tutti non la pensano alla stessa maniera sul clima allora perché dovrei tenere certi comportamenti se nemmeno gli scienziati hanno un pensiero unico? Questo però non è vero. Se si contano le pubblicazioni scientifiche si vede che il 99,5% di scienziati scrive che c’è un cambiamento climatico anomalo rispetto al passato, accelerato e che dipende dall’azione degli uomini. Solo pochissimi sostengono il contrario. Eppure nei dibattiti si cerca sempre il catastrofista e l’ottimista. Così si tende ad accreditare una divisione che non c’è tra gli scienziati».

A proposito di Papa Francesco. Incontrando le Comunità Laudato Si’ ha detto «Non c’è ecologia senza giustizia e non c’è equità in un ambiente degradato»:

«Parole interessanti. Ogni scompenso ambientale è anche uno scompenso sociale: è l’ingiustizia del mondo. Noi non vediamo i limiti di tanti materiali. La risorsa è finita ma noi non ce ne accorgiamo perché ce ne siamo accaparrati la maggior parte. Quindi diventa uno scompenso sociale perché qualcuno non ce l’ha o non ce l’avrà».

Rimaniamo sulle parole interessanti, ne cito qualcuna che ci riguarda da vicino. Ci può dire a che cosa la fanno pensare?

Biodiversità

«È la ricchezza della vita. È la biblioteca enorme di miliardi di volumi a cui avremmo accesso, ma che stiamo bruciando senza mai aver letto i libri»;

Terra

«È la madre. È la generazione, dobbiamo rispettarla di più. Dovremmo dargli del voi»;

Acqua

«È indispensabile, è quello che fa la differenza rispetto agli altri pianeti. È la nostra occasione unica di vita. È il motivo perché siamo qui»;

Profitto

«È la differenza tra i sapiens e gli altri viventi. Nessuno altro essere vivente fa profitto solo noi e questo comporta una serie di effetti a cascata oggi tutti negativi. Forse un tempo avevano anche degli aspetti positivi»;

Agricoltura

«È il primo momento in cui i sapiens si accorgono di poter saccheggiare il pianeta e il momento in cui si squilibra il mondo»;

Parco

«Gli ultimi presìdi. Qualche volta sono un po’ foglie di fico perché prendi una parte di territorio che non interessa a nessuno e lo proteggi. In verità si dovrebbe fare parco tutto escludendo quello che non è meritevole di conservazione che è molto poco. È un bene che ci siano, purtroppo però non bastano»;

Suolo

«È quello che stiamo buttando via perché non ci accorgiamo che è una risorsa: ci vogliono 200 anni per fare 15 cm di suolo e dunque coltivare invece noi sottoponiamo tutto a deforestazione ed erosione. Oggi suolo è uguale a consumo».

Valter Musso
v.musso@slowfood.it

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