L’ora delle fragole. Le barbe di frate: sintomo di primavera

Nella prima settimana di primavera iniziamo con una notizia e finiamo con un consiglio di stagione.

La prima farà piacere ai golosi di fragole. Abbiamo già scritto di come il clima impazzito quest’anno avrebbe creato delle sorta di ingorghi di mercato in alcuni momenti e dei veri e propri vuoti in altri.

Oggi troverete le fragole a un euro al chilo. Un prezzo che non ripaga neanche dei costi di raccolta. Il perché è presto spiegato. A Huelva, in Spagna, le imponenti coltivazioni sono maturate tutte assieme e tutte presto. L’Europa, Italia compresa, è invasa da questi frutti a prezzi irrisori che “tirano giù” anche i prezzi del prodotto locale o nazionale. Da noi abbiamo una raccolta in contemporanea tra Sicilia, Basilicata, Campania e Puglia e il gioco è presto fatto: troppe fragole da vendere e di conseguenza il prezzo che sarà forse il più basso dell’intera annata. Per contro, tra due o tre settimane si verificherà il contrario: penuria di fragole e prezzi alle stelle. Ci sembrava interessante segnalarlo, anche se al Nord sarebbe forse meglio aspettare comunque il prodotto locale.

 

Il consiglio che va invece bene per tutti riguarda una verdura che almeno una volta ogni due anni tra queste poche righe ci piace segnalare. È sintomo di primavera e fa parte di quei prodotti un poco dimenticati. Registriamo molto più interesse negli ultimi tempi rispetto a quando abbiamo iniziato questa rubrica ormai nove anni fa, ma gli agretti o barbe di frate restano pur sempre un prodotto di stagione al quale di solito si tende a preferire altro.

A prezzi tra i 3 e i 5 euro al chilo a seconda se siano già ben mondati oppure no (ma un prezzo basso comunque, perché nessuno comprerà un chilo di agretti) si vendono in mazzetti e sono deliziosi da fare sbollentati con olio e limone, da ripassare in padella con aglio e acciughe, da accompagnare a uovo e/o asparagi, per condire un pasta lunga come gli spaghetti o le tagliatelle e creare un bell’effetto tra fili annodati. Detti anche lischeri, roscano o senape dei monaci hanno gusto amarognolo e intenso, saranno quasi certamente “bio” perché sono piante resistenti che non hanno bisogno di trattamenti e rappresentano una curiosa alternativa al profluvio di prodotti eccezionali che la primavera porta con sé. Non di solo piselli, asparagi, fave e altre delizie si vive in questi giorni ma le possibilità sono così tante che è meglio sfruttarle tutte.

 

Carlo Bogliotti

c.bogliotti@slowfood.it

da Sabato al Mercato di La Stampa del 30 marzo 2019

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