L’onda della speranza

Quando la giovane fiduciaria di Fukushima ha chiuso il suo intervento alla cena plenaria di Terra Madre Giappone (Unzen, 2-4 dicembre), tutti i presenti erano visibilmente commossi. Yoko Sudo, di famiglia contadina, sta vivendo l’incubo della radioattività fuori controllo. Ma lei non è giunta sino a Unzen, nei pressi di Nagasaki, la cittadina dove è stata organizzata Terra Madre, per chiedere aiuto. Il suo messaggio è stato chiarissimo: “Continueremo a batterci, ha detto, per un cibo buono pulito e giusto e per una nuova visione di agricoltura, anche se questo per noi dell’area disastrata significherà sacrifici e sforzi enormi”. Non poteva esserci suggello migliore e più efficace a un evento come Terra Madre che ha messo in evidenza le caratteristiche, la vitalità del movimento Slow Food in Giappone e anche alcune sue criticità.

Un evento splendidamente organizzato, in una grande sala dove si svolgevano gli incontri, dove i produttori della rete confluiti da ogni parte del Giappone esibivano i loro prodotti, e dove una serie di efficaci pannelli in legno raccontavano tutti i prodotti dell’Arca nipponica. Pannelli progettati da Kosei Shirotani, un designer di fama (seguace dell’italiano Enzo Mari) che a Unzen gestisce una scuola di ceramica per studenti, crea utensili innovativi per il cibo, progetta nuove forme di comunicazione e che ha deciso di appoggiare gratuitamente lo sviluppo di Slow Food nella area di Nagasaki. Tutto è stato reso possibile grazie all’appoggio convinto del comune di Unzen, che ha sostenuto il maggior onere finanziario e organizzativo, rappresentato operativamente dall’instancabile Hidetomo Shibata, dal fiduciario di Nagasaki, Masatoshi Iwasaki, un pioniere della coltivazione biologica in Giappone, personaggio conosciutissimo che spedisce settimanalmente i suoi prodotti sino a Tokyo, e dal formidabile gruppo di donne del Presidio dell’insalata kobutakana di Unzen condotta dal mitico personaggio Setsue Baba.

Terra Madre coincideva con l’assemblea generale dei fiduciari Slow Food e con l’insediamento ufficiale della nuova dirigenza, in particolare del giovane nuovo presidente, Tsuyoshi Goto. Era presente tutta la rete Slow Food Giappone e i partecipanti prendevano d’assalto i prodotti dell’Arca e ponevano mille domande ai produttori. C’erano Yoko Kurokawa, storica socia che ha candidato il primo giapponese al Premio Slow Food nel 2002, Akihiko Sugawara, fiduciario della città di Kesennuma distrutta dallo tsunami, Yujin Yusa, fiduciario di Fukushima minacciata dalla radioattività, Katrine Klinken, fiduciaria di Slow Food Copenaghen, Luigi Romani, direttore dell’Istituto Italiano della Cultura di Osaka. E tutti erano confluiti a Nagasaki non per vendere, o per lo meno non solo per vendere, ma per esserci, per dare un segnale alle istituzioni e ai media, per far capire ai consumatori che i disastri ambientali non nascono per sfortuna o per caso, ma sono diretta conseguenza di un cattivo modo di concepire gestione dei suoli, agricoltura, sfruttamento delle risorse, utilizzo di energia e di acqua. Rappresentavano una testimonianza viva, reale, che un’altra via è possibile.

Ci auguriamo che proprio i nuovi dirigenti sappiano dare alle idee e ai progetti di Slow Food quell’apertura, quella eco pubblica che meritano: perché anche i consumatori, la gente comune effettivamente ne comprenda fino in fondo l’importanza.

 

Piero Sardo

Presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus

Subito dopo il terremoto dell’11 marzo 2011, Slow Food ha attivato una raccolta fondi attraverso i suoi siti internet e la sua rete internazionale. Visita il sito www.slowfood.it/donate e clicca sul progetto “Emergenza Giappone”.

 

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