Lo sviluppo sostenibile dovrebbe essere un principio fondamentale della Costituzione

Letizia Leni è una nostra giovane socia che fa parte della Condotta Slow Food di Brescia. Sensibile alle tematiche ambientali e alimentari, ha dedicato la sua tesina della maturità allo sviluppo sostenibile legato sopratutto alla produzione alimentare. Ci ha chiesto di diffondere il suo appello che volentieri riportiamo. 

Sebbene usata e abustata, non tutti forse hanno chiaro il significato della parola sostenibilità, a maggior ragione se legata al cibo. Secondo la definizione della Fao, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura sono sostenibili i modelli alimentari che hanno un basso impatto ambientale e contribuiscono alla sicurezza alimentare e a uno stile di vita sano per le generazioni attuali e future. Da questa definizione possiamo dedurre che la sostenibilità si compone di quattro principali pilastri, l’ambientale, l’economico, il sociale e l’etico. Un sistema alimentare che non riesce a sopperire alle necessità di tutti in maniera equa non può essere considerato sostenibile, ragion per cui la risposta non può essere l’agricoltura industriale. Perché, ed è sotto gli occhi di tutti, la corsa forsennata a produrre più cibo causa disordini ambientali e sociali spaventosi, il cibo è diventato commodity, il settore primario sta per essere inglobato dal secondario, le materie prime sono ormai merce e in nome dell’economia, e senza badarci troppo stiamo distrubendo il nostro pianeta. La nostra casa comune.

Una tematica così importante e al tempo stesso complessa ha bisogno di essere regolamentata da norme e decreti, quindi avere un vincolo giuridico. Al momento, in Italia, non esiste nessuna legge che sancisca in modo chiaro e diretto i comportamenti da adottare in materia di sostenibilità alimentare.

Per questo motivo, attraverso una petizione sto raccogliendo firme per proporre una modifica all’art. 9 della Costituzione Italiana, “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Inoltre si adopera per perseguire uno sviluppo sostenibile” otto parole che credo possano fare la differenza. Se condividete il pensiero vi chiedo di firmare e diffondere la petizione che trovate qui: http://chng.it/KtjHsWkYk5 .

Per ottenere un cambiamento non possiamo sperare in una soluzione immediata, però abbiamo una responsabilità non rimandabile, trasformare un modello di sviluppo significa cambiare in profondità la cultura di un Paese, non pensare sempre in termini di profitto e resa immediata; significa avviare il cambiamento a partire da noi stessi. Ognuno di noi, nel suo piccolo può decidere se rimanere passivo o assumere un ruolo attivo rispetto alla questione ambientale. Se fossimo tutti consumatori consapevoli, onnivori etici, attenti al valore del lavoro di chi produce, probabilmente molte delle storture del sistema alimentare non esisterebbero. Anche un solo piccolo gesto può dare inizio al cambiamento.

Per questo ognuno di noi può giocare un ruolo la capacità di creare profitto delle aziende dipende principalmente dal comportamento dei consumatori. Il gesto di fare la spesa non è un’azione priva di significato, che riguarda solo chi compra, i suoi gusti, i suoi desideri e il suo budget. Ma può assumere una forte valenza sociale, economica e politica.

Prendere consapevolezza di questo potere permette di elaborare una strategia di condizionamento delle politiche di approvvigionamento, trasformazione e distribuzione delle aziende agroalimentari. In quanto consumatori possiamo valutare le scelte fatte dalle imprese, decidere di comprare latte alta qualità proveniente da allevamenti sostenibili e attenti al benesere animale, prediligere gli ortaggi di stagione, scegliere per quanto possibile prodotti di prossimità e che non abbiamo viaggiato tanto.  È chiaro infatti che, acquistando un prodotto, permettiamo la sua esistenza, il suo impatto e quello di tutta la sua catena produttiva. Oggigiorno sono molte le iniziative che ci permettono di comprare un cibo più buono, pulito e giusto: i gas, cioè i gruppi di acquisto solidale, i Presìdi Slow Food, i mercati locali, i mercati contadini, le visite alle cascine… e molte altre.

Penso veramente che sia compito di tutti occuparsi del territorio e cercare di ridurre il proprio impatto nei confronti dell’ecosistema, in quanto bene comune e anche per rispetto degli esseri umani che ci vivono accanto e che verranno. Ringrazio Slow Food per avermi dato la possibilità di raggiungervi con questo articolo, ringrazio Carlo Petrini per aver inventato questo movimento e ringrazio quanti di voi firmeranno la petizione e si impegneranno per essere più sostenibili.

Letizia Leni

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