Lo strano caso del maiale agū

A Okinawa, che è chiamata anche “Ryūkyū”, ed è situata all’estremità meridionale dell’arcipelago giapponese, il signor Takada Masaru alleva maiali di razza agū, una specie quasi completamente estinta.

La sua fattoria si trova nel villaggio Nakijin della penisola Honbu. L’agū, che un tempo era lasciato pascolare nel meraviglioso scenario dinnanzi all’isola Kōri, circondato da un mare blu e cristallino, è considerato un tipo di maiale molto raro, il più pregiato fra le razze suine allevate a Okinawa. Takada alleva anche mucche giapponesi dal manto nero, vacche originarie dell’isola di Kuchino, una varietà di pecore delle isole (shimayagi), e coltiva il riso e altri prodotti locali. Chi lo conosce dice ridendo che «Takada costruisce una sorta di monumento nazionale alla natura, alleva maiali per hobby e non per soddisfare l’industria e il mercato».

agu_pig_2-681x1024DAL LABORATORIO AI CAMPI

Takada si trasferì da Tokyo in questa zona 30 anni fa. Fino a quel momento aveva lavorato come ricercatore all’Istituto di scienze dell’evoluzione. Ma da molto tempo voleva lasciare il laboratorio per lavorare sul campo, nei luoghi di produzione, e l’occasione si presentò quando conobbe il professor Yamamoto Itsuo dell’Università di Okinawa e decise di trasferirsi nel villaggio Nakijin, dove trovò un terreno arido, ma coperto di vegetazione subtropicale e iniziò a collaborare con la comunità locale, costituita in prevalenza da giovani. Ciascuno aveva un ruolo preciso nella conduzione della fattoria, poiché con l’aggravarsi delle condizioni dell’economia giapponese la coltivazione delle piante ornamentali – una delle attività cui Takada si era dedicato – iniziò a non essere più redditizia, Takada iniziò ad allevare mucche giapponesi.

In quel periodo, in uno zoo itinerante per bambini, vide per la prima volta una razza suina di dimensioni molto piccole e comprese che quel maiale minuscolo aveva le stesse caratteristiche genetiche dell’ormai rarissimo agū. Altri esemplari li ricevette in dono da un assistente di agraria e suo amico che era in procinto di trasferirsi altrove e fu così che Takada iniziò ad allevare gli agū e fondò un’associazione per la tutela della razza.

IL FULCRO DELLA CULTURA ALIMENTARE

Dopo l’incontro con Slow Food, Takada ha anche modificato la pratica di allevamento. Fino al 2012, infatti, i maiali agū erano nutriti con un mangime in cui era presente del mais geneticamente modificato proveniente dal Canada. Compresa l’importanza dell’alimentazione animale, Takada ha contattato degli esperti che lo hanno aiutato a realizzare un tipo di mangime ad hoc per i suoi agū privo di Ogm, e ora lo fa produrre appositamente da un’azienda cerealicola locale.

Se in passato i maiali agū delle Ryūkyū erano quasi totalmente scomparsi, anche per gli effetti disastrosi della guerra a Okinawa, adesso sta per nascere una nuova generazione di produttori di questa razza autoctona, a cui ne seguirà un’altra ancora, e ancora un’altra. Tutto questo grazie all’ostinazione di Takada che, nonostante la minor resa economica di questa piccola razza autoctona – il suo peso, di circa 100 chili, è inferiore a quello delle specie occidentali –, insiste nel volerla allevare.

agu_pig-1024x681-1«In passato gli animali autoctoni erano allevati nel rispetto delle tradizioni del territorio di appartenenza» dice, «mentre oggi sono stati rimpiazzati con varietà non locali che hanno un maggior valore economico. Di conseguenza, si è cominciato a ignorare le razze autoctone. Ma la selezione delle specie in base al potenziale guadagno conduce all’esaurimento delle risorse naturali». Il maiale agū, invece, non rappresenta soltanto il fulcro della cultura alimentare di Okinawa, ma ha un valore importante nella società tradizionale. La pelle e le ossa dell’agū, per esempio, venivano utilizzati nelle cerimonie rituali per scacciare o scongiurare epidemie come lo shimakusarashi ed erano anche usati per la corda sacra rituale (shimenawa) che serviva a proteggere le città e i villaggi da simili pericoli.

A Okinawa, il maiale è considerato l’origine di ogni cosa: dell’alimentazione, della società, del pensiero. E il maiale di Okinawa è proprio l’agū. Per questo Takada ha festeggiato con gioia il fatto che il suo maiale, in cui ha investito tutta la sua vita e il suo cuore, sia entrato a far parte del progetto dell’Arca del Gusto promosso da Slow Food.

di Tasaki Satoshi

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