Lo spreco alimentare: quanto ci dobbiamo allarmare?

Sono 1.6 miliardi le tonnellate di cibo che vengono sprecate ogni anno (dati Fao). Un terzo della produzione alimentare globale.

Un dato purtroppo approssimativo perché oggi è ancora impossibile calcolare in modo affidabile lo spreco alimentare dei prodotti ittici[1].
L’istituto di consulenza statunitense Boston Consulting Group (Bcg) ha previsto che di questo passo per il 2030 ci sarà un aumento degli sprechi alimentari del 40%. Arriveremo quindi a sprecare 2,1 miliardi di tonnellate di cibo all’anno che ci costeranno 1,5 trilioni di dollari[2].

spreco alimentare

A questa cifra esorbitante va aggiunto un ulteriore trilione di dollari imputabili ai costi sociali, sanitari e ambientali dovuti allo spreco. Tra questi si conteggiano gli effetti avversi dovuti all’esposizione a pesticidi (inutilmente utilizzati considerato che poi il cibo viene sprecato), l’erosione dei terreni che necessita di interventi per rimediare alla perdita di reddito causata dalla minore fertilità del suolo, nonché i sussidi spesi per produrre alimenti che verranno sprecati e i sempre più frequenti conflitti dovuti alla crescente pressione sulle risorse naturali in Paesi dove queste scarseggiano[3].

Contemporaneamente, la richiesta di cibo continua a crescere e per il 2050 si stima un aumento della domanda di circa il 70%: se non si trova una soluzione per ottenere un accesso equo al cibo, la sicurezza alimentare non potrà essere garantita[4].

Le risorse sprecate

Gli sprechi alimentari sono responsabili del 6% delle emissioni di gas serra[5], della dispersione di 253 Km3 di acqua potabile (solo in agricoltura). Mentre 1.4 milioni di ettari di terreno coltivabile viene utilizzato per produrre cibo che non verrà mai mangiato (ovvero il 28% della superficie terrestre destinata all’agricoltura), contribuendo in modo significativo alla perdita di biodiversità[6].

spreco alimentare

Che cosa significa spreco alimentare?

Non esiste ancora una definizione univoca di spreco alimentare.

La Commissione europea definisce lo spreco alimentare come «l’insieme dei prodotti scartati dalla catena agroalimentare, che – per ragioni economiche, estetiche o per la prossimità della scadenza di consumo, seppure ancora commestibili e quindi potenzialmente destinati al consumo umano – sono destinati a essere eliminati o smaltiti»[7].

La Fao propone una diversa classificazione per definire il tipo di spreco prodotto lungo la filiera alimentare: la perdita alimentare (food loss), riferita allo spreco lungo i primi anelli della catena (produzione, raccolta, stoccaggio e lavorazione) di parti edibili di origine vegetale o animale prodotti per il consumo umano. E lo spreco alimentare (food waste) che si verifica al momento della distribuzione a livello dei consumatori e dei commercianti[1].

Chi spreca?

Lo spreco alimentare è un problema globale ma si presenta nelle varie regioni del mondo con caratteristiche diverse. Si può infatti fare una prima grande distinzione tra Paesi a basso reddito e Paesi ad alto reddito: i primi sono responsabili del 44% degli sprechi, il restante 56% è causato dai Paesi industrializzati.

Osservando più nel dettaglio la percentuale degli sprechi creati dai Paesi a basso reddito, la maggior parte di questi avviene nelle prime fasi della catena alimentare (30%), causati soprattutto da mancanza di tecnologie e strumenti per una produzione e una conservazione efficiente dei prodotti alimentari; il restante 14% invece avviene a livello dei consumatori[8].

La situazione si ribalta per i Paesi ad alto reddito, dove il 56% degli sprechi si suddivide in un 35% prodotto da consumatori e commercianti e un 21% creato da tutte le altre fasi precedenti.

È immediato notare il forte ruolo del consumatore nei Paesi industrializzati, dove il problema maggiore non è dovuto a insufficienti tecnologie anti-spreco ma, per la maggior parte, alle abitudini dei singoli cittadini[8].

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Spreco e crisi climatica

L’impronta carbonica degli sprechi generati dai consumatori rappresenta globalmente il 37% delle emissioni totali dello spreco alimentare, mentre se osserviamo esclusivamente il volume di cibo sprecato da questa categoria risulta essere solamente il 22% del totale. Perché questa differenza? Un prodotto sprecato nell’ultima fase della filiera agroalimentare porta con sé tutte le risorse economiche e ambientali utilizzate per crescerlo, lavorarlo e trasportarlo fino al consumatore.

Il cibo buttato a livello dei consumatori comporta una perdita di tutta l’energia (fossile) e delle emissioni di gas serra utilizzate nelle fasi precedenti e fa sì che, a parità di prodotto sprecato, è nelle ultime fasi della catena alimentare che avvengono i danni maggiori[8].

Le cause dello spreco

Anche nei Paesi industrializzati si registrano perdite di entità non trascurabile dalla fase di produzione a quella di distribuzione. Le cause associate ai consumatori, che portano a una inefficiente filiera agroalimentare, partono ben prima delle errate abitudini dei cittadini nel trattare gli avanzi domestici, bensì cominciano dai criteri di scelta che si utilizzano al momento della spesa.spreco alimentare

Un ingente volume di cibo viene scartato per l’elevato standard di qualità che si pretende dai prodotti dei supermercati: grandi quantità di frutta o verdura non vengono selezionati per la vendita solo perché non rispettano certi canoni estetici o, se giunti nei luoghi di consumo, non vengono comprati in quanto considerati di scarsa qualità. Basti pensare che gli sprechi generati tra la fase di produzione e la fase di distribuzione nel 2019 rappresentavano 1/5 dello spreco complessivo italiano[9].

Tuttavia, come già evidenziato in precedenza, la maggior parte dello spreco avviene quando il cibo arriva nelle mani dell’ultimo attore della filiera: il consumatore.

Cosa ci porta a gettare via il nostro cibo?

Ecco le cause principali:

  • interpretazione errata delle diciture “da consumarsi preferibilmente entro” (riconducibile a valutazioni inerenti la qualità dell’alimento) e “da consumarsi entro” (riconducibile alla sicurezza dell’alimento) riportate nelle etichette. I consumatori preferiscono scegliere i prodotti alimentari con maggior vita residua, aumentando la quantità di merce invenduta e, di conseguenza, lo spreco di cibo che altrimenti sarebbe stato commestibile;
  • spreco alimentarenon corretta gestione degli acquisti, che a volte induce ad acquistare eccessivi quantitativi di alimenti;
  • inadeguata gestione del cibo (es. “il cibo non ha un buon odore o gusto”, “il cibo è ricoperto di muffa”, “il cibo è scaduto”, “il cibo è stato lasciato in frigorifero per troppo tempo”, “c’è stato un errore nella pianificazione/acquisto dei pasti), seguite da una non adeguata gestione delle porzioni delle preparazioni;
  • conoscenza limitata dei metodi per consumare in modo più efficiente e ridurre gli sprechi (ad esempio, come utilizzare in modo alternativo gli avanzi dei pasti o come creare piatti con gli ingredienti disponibili);
  • scarsa consapevolezza degli impatti economici e ambientali degli sprechi che ognuno produce.

Infine, i fattori che determinano la variabilità nel quantitativo di spreco generato a livello domestico sono:

  • il reddito familiare (gli sprechi alimentari sono minori nelle famiglie a basso reddito);
  • la stagionalità (in estate si spreca di più rispetto all’inverno)[11]

La situazione in Italia

In Italia, il fenomeno degli sprechi alimentari è stato trascurato fino a poco tempo fa ed è per questo che la letteratura su questo argomento non è molto vasta. L’indagine del 2011 di Segrè e Falasconi è stata la prima a fornire una quantificazione dello spreco lungo tutta la filiera: 20 milioni di tonnellate all’anno dal campo al punto vendita. I dati raccolti hanno evidenziato come in un anno più di 73 milioni di m3 d’acqua, circa 400 m2 equivalenti (Ecological Footprint) di risorse naturali e più di 8 milioni di kg di CO2 equivalente (Carbon Footprint), siano serviti per produrre frutta e ortaggi gettati via nei punti vendita[10].

L’Italia rientra tra i Paesi ad alto reddito, perciò le cause principali che portano allo spreco alimentare si trovano nelle ultime fasi della filiera agroalimentare: un cittadino italiano in media spreca 149 kg di cibo all’anno (la media europea si aggira sui 180 kg annui).

Riportando quanto scritto da Bcfn (Barilla Center for Food and Nutrition) nel loro report «una stima dello spreco è stata ottenuta confrontando la quantità di cibo che ogni italiano ha a disposizione per tipologia di prodotto, secondo quanto riportato dalla Fao (food balance sheets), con il consumo di cibo pro-capite al giorno, secondo quanto sostenuto dall’Inran (Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione). La percentuale di cibo in surplus è ottenuta dalla differenza tra quanto cibo è potenzialmente disponibile e quanto viene effettivamente consumato. Una parte rilevante di questa percentuale è sicuramente classificabile come “spreco”.

Secondo la Sinu (Società italiana di nutrizione umana), la disponibilità calorica giornaliera per ogni italiano è di circa 3700 kcal, l’equivalente di oltre una volta e mezzo il fabbisogno energetico quotidiano, per cui si genera un surplus di 1700 kcal che tendenzialmente provoca sovralimentazione o viene sprecato»[11].

Le azioni per il futuro

Spreco Zero è la campagna di sensibilizzazione sul tema dello spreco alimentare promossa da Last Minute Market in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente, i progetti Reduce e 60 Sei Zero, che dal 2010 fornisce informazioni sulla situazione italiana riguardo gli sprechi alimentari.

spreco alimentare

Nel 2019 lo spreco alimentare rappresentava lo 0,88% del Pil: 4/5 del cibo veniva buttato nelle nostre case. Lo spreco alimentare due anni fa ci è costato circa 12 miliardi di euro ma, nonostante questo, solo il 20% degli italiani riteneva che lo spreco domestico fosse il problema prioritario[9].

Nel 2020, però, la situazione è più positiva di quanto ci si potesse aspettare. Nel rapporto sugli sprechi italiani per l’anno 2020, Waste Watcher ha rilevato un andamento che non si era più visto nell’ultimo decennio: gli sprechi alimentari in Italia sono diminuiti. Il costo complessivo degli sprechi nel 2020 ammonta a circa 10 miliardi di euro, il 20% in meno rispetto al 2019.

Cambia in positivo anche l’attitudine degli italiani: «7 italiani su 10 (il 66%) ritengono ci sia una connessione precisa fra spreco alimentare, salute dell’ambiente e dell’uomo»[12].

I cittadini italiani quindi non solo stanno sprecando di meno, ma hanno anche più consapevolezza del loro ruolo, fattore che potrebbe essere decisivo per il raggiungimento dell’Obiettivo 12 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

L’Obiettivo 12 infatti prevede il dimezzamento degli sprechi alimentari globali pro-capite a livello di vendita al dettaglio e dei consumatori e la riduzione delle perdite di cibo durante le catene di produzione e di fornitura, comprese le perdite del post-raccolto, entro il 2030. [13]

Un lungo cammino per un grande traguardo

La diminuzione degli sprechi è ormai un obiettivo ufficiale che l’Europa si è data da tempo. La Commissione europea nel 2015 ha adottato un Piano d’Azione per l’Economia Circolare al fine di ottenere un’economia a zero emissioni di carbonio, che utilizzi le risorse in modo efficiente e resti competitiva: uno dei traguardi che si è prefissata è una migliore gestione dei rifiuti solidi urbani. [14]

In Italia molte iniziative sono state portate avanti anche dal punto di vista normativo, come ad esempio la legge n. 166/2016 (“legge Gadda”), che prevede una serie di misure volte a incentivare la redistribuzione delle eccedenze di cibo e farmaci per finalità di solidarietà sociale, tramite semplificazioni burocratiche, sgravi fiscali e bonus per i donatori (enti pubblici, imprese e cittadini).

Sicuramente si sono fatti molti passi avanti ma è necessario un continuo impegno per migliorare le nostre abitudini rendendo le nostre scelte sempre più sostenibili ed etiche. Miglioreremo ancora in questo 2021? Noi ci crediamo.

Per saperne di più segui la campagna di sensibilizzazione contro lo spreco alimentare realizzata da Slow Food Youth Network Italia e Rete Zero Waste che presenteranno contenuti di approfondimento e raccontereranno realtà che ogni giorno si occupano di trasformare lo spreco alimentare da criticità a risorsa. La campagna si svilupperà sui canali social di SFYN Italy (Instagram e Facebook) e della Rete Zero Waste (Instagram e Facebook).

Estratto della tesi di laurea di Cristina Laurenti

Lo spreco alimentare: valutazione sulla consapevolezza e quantificazione degli sprechi nelle famiglie italiane.
Università degli studi di Torino, Corso di Laurea in Dietistica
Relatore: prof. Andrea Pezzana
Anno: 2020

Bibliografia

[1] Fao e Sik, Global Food Looses and Food Waste- exent, causes and prevention, Roma, 2011.
[2] S. U. M. P.-L. B. A. a. M. G. Esben Hegnsholt, «Tackling the 1.6-Billion-Ton Food Loss and Waste Crisis,» BCG, agosto 2018. [Online]. [Consultato il giorno gennaio 2021].
[3] Fao, Food wastage footprint Full-cost accounting-Final Report, Rome, 2014.
[4] M. A. A. M. J. R. a. J. M. M. Martin Barry Cole1, «The science of food security,» Nature, 2018.
[5] H. Ritchie, «Environmental impacts of food production» OurWorldInData.org, 18 marzo 2018. [Online] [Consultato il giorno 13 gennaio 2021].
[6] Fao, Food wastage footprint-impacts on natural resources. summary report, 2013.
[7] M. D. Salute, «Sprechi alimentari,» Repubblica Italiana, 12 gennaio 2017. [Online]. [Consultato il giorno 31 dicembre 2020].
[8] S. K. a. S. H. L. Rovshen Ishangulyyev, Understanding Food Loss and Waste—Why Are We Losing and Wasting Food?, MDPI, 2019.
[9] W. Waste, «commento WASTE WATCHER,» 2019. [Online].
[10] A. Segrè, Il libro nero dello spreco alimentare in Italia, Milano: Edizioni Ambiente srl, 2011.
[11] B. C. f. F. &. Nutrition, «Lo spreco alimentare: cause, impatti e proposte,» 2012. [Online]. [Consultato il giorno 15 Maggio 2020].
[12] W. Watcher, «Commento Waste Watcher,» 2020. [Online].
[13] N. Unite, «Centro Regionale di Informazioni delle Nazioni Unite, Obiettivi di sviluppo sostenibile,» [Online]. [Consultato il giorno Giugno 2020].
[14] C. Europea, RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI sull’attuazione del piano d’azione per l’economia circolare, Bruxelles, 4.3.2019.
[15] J. Buzby e J. Hyman, «food policy,» in Total and per capita value of food loss in the United States, CrossRef, 2012.
[16] D. Somsen, Production yield analysis in food processing – applications in the French-fries and the, Wageningen University: The Netherlands, 2004.

 

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