Limone time! Occhio a quelli che arrivano da oltre oceano perché…

In queste settimane d’agosto saranno molti quelli inclini o nelle condizioni di sorseggiare un bel cocktail, magari in spiaggia al tramonto o in discoteca all’aperto, nei bar a ricercar frescura, con bibite ghiacciate e quant’altro che porti sollievo e magari un po’ di leggero alcolico effetto. Una cosa che molti di questi drink hanno in comune è la classica fettina di limone o la scorza a profumare con i suoi oli essenziali, oppure ci sono i classici “pestati” in cui spesso – vedi il mojito – si pestano le fette di lime. È un errore, si dovrebbe usare solo il succo perché la buccia è amara, ma molti lo fanno e in ogni caso poi indugiano nell’inserire la “fettina” a scopo decorativo.

In questo periodo dell’anno, se parliamo di limoni, abbiamo una cospicua produzione italiana: prodotti di qualità da Calabria, Sicilia (buonissimo il “verdello”), Puglia (c’è il Presidio Slow Food del limone femminiello del Gargano), Liguria e Campania con le sue eccellenze della costiera amalfitana e sorrentina. Quest’estate le quantità che arrivano sul mercato sono buone e i prezzi del prodotto nazionale fresco si aggirano tra i tre e i quattro euro al chilo, ma troverete molti limoni a due euro.

Sono perlopiù provenienti dall’Argentina, ma dovete sapere che non potranno mai essere all’altezza dei “nostrani”. Intanto perché sono varietà diverse, raccolte lontano e trasportate per lunghi viaggi, e poi perché per arrivare da noi devono essere trattati obbligatoriamente con prodotti chimici che preservano da muffe, funghi e batteri. Una precauzione sacrosanta, che però rende la scorza di questi agrumi non edibile. C’è anche scritto in etichetta come precauzione, fateci caso sulle cassette al mercato o al supermarket. Se la si mangia non è che si muoia, ma certo bene non fa.

Pensateci quando fate il vostro acquisto e soprattutto se volete una scorza profumata per migliorare certi vostri piatti: abbiamo assaggiato una crocchetta di patate, cacio e pepe, che con un grattata di buccia di limone è diventata sublime, per esempio. Se voi potete scegliere sarebbe il caso invece di rivolgere un appello a tutti i baristi e barman affinché usino per i loro cocktail e guarnizioni alle bibite dei prodotti italiani freschi: non soltanto il risultato sarà migliore, ma sarebbe vietato servire quelle scorze trattate. E il discorso vale a maggior ragione per il lime, visto che è esclusivamente importato, poiché in Italia non si coltiva.

Carlo Bogliotti
c.bogliotti@slowfood.it

Da La Stampa del 10 agosto 2019

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